L’Italia non cresce: 20 anni di stallo tra lavoro e ricchezza

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24/09/2019

Nell’ultimo ventennio l’Italia è cresciuta in media dello 0,02% annuo. Paradossalmente, i posti di lavoro sono aumentati, al contrario della ricchezza.

L’Italia non cresce: 20 anni di stallo tra lavoro e ricchezza

Negli ultimi 20 anni il tasso di occupazione in Italia è cresciuto, eppure la situazione non è delle migliori. Le condizioni di lavoro, compresi gli stipendi, non sono migliorate. Dunque, si lavora di più ma la ricchezza non aumenta.

Crescita zero

La crescita della ricchezza complessiva media italiana ammonta soltanto dello 0,2% annuo se si guarda agli ultimi 20 anni. Il tasso di occupazione è il rapporto percentuale tra il numero di persone occupate e la popolazione ed è aumentato nel corso degli anni. Ciò, però, non basta a definire stabile e sicuro il mercato del lavoro italiano.

Le condizioni di lavoro, in particolare il monte orari e gli stipendi, non camminano di pari passi con l’aumento dell’occupazione. Anzi, sembrano peggiorare irrimediabilmente. L’Italia, infatti, è l’unico Paese europeo insieme alla Grecia che deve ancora recuperare i danni subiti dalla Grande recessione del 2008.

Secondo l’analisi della Cgia di Mestre, negli ultimi 20 anni il Pil italiano è cresciuto mediamente dello 0,2% ogni anno. La causa deriverebbe proprio dalla crisi economica iniziata nel 2008. Rispetto a 12 anni fa, infatti, dobbiamo riottenere ancora 4,2 punti percentuali di Pil, 19,2 punti di investimenti, 5,9 punti di reddito disponibile delle famiglie e 1,4 punti percentuali di consumi delle famiglie.

Lavoro, orari e stipendi

Il tasso di occupazione in questi anni è cresciuto dell’1,6%. E’ chiaramente un aspetto positivo che, contrariamente a quanto si possa pensare, non rende stabile e sicuro, come dovrebbe essere, il mercato del lavoro italiano. Il monte orario e il livello medio delle retribuzioni sono diminuite e la precarietà continua a dilagare.

Anche Eurostat, Ufficio statistico dell’Unione europea, ha pubblicato un’analisi effettuata sul part-time involontario. I risultati sono preoccupanti:  in Italia la quota di lavoratori a tempo ridotto involontario, e che quindi preferirebbero lavorare di più, è del 66%. Per renderci conto della situazione basta pensare che la media europea è del 26% e che l’Italia è seconda soltanto alla Grecia (70%).

Inoltre, un’altra demoralizzante analisi ci ricorda di come la situazione interna italiana non sia delle migliori. I primi disagi, infatti, nascono proprio a causa del divario Nord-Sud: negli ultimi 20 anni, il settentrione è cresciuto del 7,5%, il meridione è crollato di 6 punti.

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