Lo spread fa male ai mutui? Non quello a cui pensate, ecco a quale guardare

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17/10/2018

Lo spread fa male ai mutui? Non quello a cui pensate, ecco a quale guardare

Si sprecano gli editoriali sui giornali sui rischi per le famiglie italiane alle prese con un mutuo già acceso o in procinto di contrarne uno, in conseguenza dell’esplosione dello spread tra i nostri BTp e i Bund della Germania in area 300 punti base per la scadenza a 10 anni. Si blatera di presunti rialzi dei tassi, di stangata sulle rate, di contrazione del credito. Quanto di tutto questo è vero? Partiamo da una premessa doverosa: chi ha in corso un mutuo a tasso fisso non rischia nulla, nemmeno se lo spread s’impennasse a 1.000. Chi ne ha acceso uno a tasso variabile dovrebbe monitorare l’Euribor o, in una minoranza dei casi, i tassi BCE a cui il prestito è stato agganciato. E i movimenti di questi ultimi mesi confermano la calma piatta sul mercato monetario nell’Eurozona. Dunque, sconfessata la tesi del legame tra spread e rata del mutuo.

E l’Abi stessa, l’associazione di categoria delle banche, ha smentito con i numeri tali ricostruzioni, visto che i prestiti erogati a settembre risultano saliti di 4 miliardi rispetto ad agosto a quota 1.728 miliardi, mentre i tassi applicati alla clientela sono persino lievemente diminuiti alla media del 2,58% dal 2,60% del mese precedente, con quelli sui mutui ad arretrare all’1,79% dall’1,85%. E chi deve ancora contrarre un mutuo cosa rischia? Lo spread, come abbiamo notato, non impatta sui tassi, almeno non nel breve termine. Tuttavia, rischia di avere conseguenze negative per il mercato dei mutui, ma in un caso specifico: se i rendimenti a breve dei titoli di stato si avvicinassero troppo o, addirittura, superassero quelli a lungo termine.

Il “benchmark” per i primi sono li BTp a 2 anni, che attualmente offrono intorno all’1,60%, mentre per le scadenze più longeve il riferimento è il decennale, al momento sopra il 3,5%. Lo spread tra i due titoli si attesta, dunque, sui 180-190 punti base e quello che dovrebbe rasserenarci sarebbe il fatto che, nonostante le tensioni, ad eccezione di una sola seduta alla fine di maggio, tale differenziale si è mantenuto sempre costante. Sarà un caso, ma coincide con la differenza tra i tassi applicati dalle banche sui prestiti erogati e quelli passivi pagati alla clientela sui depositi. Perché è importante monitorare questo spread e non quello tra BTp e Bund per valutare l’evoluzione del mercato dei mutui?


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Le banche prendono a prestito dai clienti a breve e prestano il denaro raccolto a lungo termine. Quando i rendimenti a breve salgono relativamente più veloci di quelli a lungo, per loro significa che aumentano i costi in proporzione superiore ai ricavi, ossia che si restringe il loro margine d’interesse. E come per qualsiasi attività economica, quando il profitto derivante da un’operazione si riduce, viene meno l’impulso a rischiare. Pertanto, solo se la curva dei rendimenti si appiattisse o arrivasse a invertirsi sarebbero dolori per quanti vorrebbero ad qui a breve contrarre un mutuo, visto che le banche stringerebbero i cordoni della borsa e taglierebbero i prestiti. Ad oggi, non risulta che stia accadendo nulla di simile.