Mutuo e coronavirus: sale l’emergenza scendono i tassi, conviene il fisso

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27/02/2020

Mutuo a tasso fisso più conveniente del tasso variabile per emergenza coronavirus, ecco cosa sta succedendo in base agli ultimi aggiornamenti.

Mutuo e coronavirus: sale l’emergenza scendono i tassi, conviene il fisso

L’emergenza coronavirus ha bloccato l’economia portando anche i mutui ai minimi storici. L’Italia ogni giorno vive apprensione per i nuovi casi di contagio e decessi. Due le situazioni diametralmente opposte, da un lato si discute sulla bassa mortalità del virus Codiv-19 e dall’altra intere città (Lombardia e Veneto) blindate, attivato lo smart working, bloccate tutte le manifestazioni di interesse pubblico, chiuse le scuole. Le conseguenze si avvertono anche nel mercato immobiliare.

Mutuo e coronavirus: calo dei tassi di interessi da metà febbraio

Iniziato da metà gennaio il calo dell’Eurirs, da inizio febbraio quasi dieci punti di base in meno su tutti gli indici, che ha visto il ricalcolo con estinzione dei mutui a 20, 25 anni, rispettivamente con un tasso dello 2,20% – 0,24% – 0,23%; mentre si blocca la scadenza dell’Euribor mantenendo una soglia dello zero.

L’emergenza coronavirus in Italia ha portato ad un’accelerazione questa situazione con un’unica nota positiva per chi si trova a contrarre un mutuo in questo periodo a tasso fisso, in quanto risulta più conveniente del tasso variabile. Va ricordato che i tassi Eurirs sono legati da un’estrema volatilità e questo non garantisce che il tasso di un preventivo richiesto al momento della stipula del contratto di mutuo si ancora accettabile, si considera che in media per stipulare un mutuo sono richiesti 60-90 giorni.


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Perché i tassi bassi non sono una cosa positiva?

I tassi bassi da una parte sono positivi per il contribuente, dall’altra sono legati alle conseguenze economiche del paese e l’entità che l’influenza del coronavirus rischia di avere sul Pil nazionale.

Secondo l’Oxford Economics ha rilevato che nell’ipotesi la diffusione del virus Covid-19 si trasformi in una pandemia intercontinentale l’impatto sarebbe catastrofico sull’economia globale con una conseguente recessione dell’Eurozona già nei primi sei mesi del 2020.

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