Note spese gonfiate, ecco cosa si rischia con i controlli del Fisco

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26/01/2020

Note spese “gonfiate” portate in detrazione nella società, configurano una dichiarazione fraudolenta punibile con sanzioni penali, ecco a cosa fare attenzione…

Note spese gonfiate, ecco cosa si rischia con i controlli del Fisco

Il Fisco non si ferma e i controlli continuano a tappeto, è la volta delle note spese “gonfiate”. Il Decreto Fiscale numero 124/2019 ha messo una morsa sulle sanzioni penali nel caso di dichiarazione fraudolenta” dovuta a fatture o altri documenti per operazioni inesistenti. Oltre le fatture sono sotto la lente del Fisco anche i documenti emessi aventi livello probatorio analogo. Nel mirino le fatture e i documenti emessi a fronte di operazioni inesistenti in tutto o in parte che indicano importi maggiorati o Iva in misura superiore a quella del corrispettivo reale, oppure che si riferiscono a soggetti diversi a quelli effettivi. E qui entrano le note spese prodotte dagli amministratori in occasioni di trasferte che poi vengono detratte dalla società.

Note spese “gonfiate” portano alla dichiarazione fraudolenta

Quando subentra un controllo del Fisco, le spese per trasferte richieste a rimborso e detratte dalla società devono essere documentate. La nota spesa gonfiata mette in risalto un documento che riporta un corrispettivo in misura superiore a quello reale oppure operazioni mai effettuate, quindi un documento falso a tutti gli effetti. La società che riporta questi documenti tra i costi nella dichiarazione dei redditi, sta integrando la condotta illecita di dichiarazione fraudolenta.

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Sanzione penale per la dichiarazione fraudolenta

Le recenti modifiche prevedono una sanzione penale dai quattro agli otto anni se l’imponibile dedotto supera i centomila euro per un periodo d’imposta o da diciotto mesi a sei anni se l’importo è inferiore.


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Il reato di dichiarazione fraudolenta si configura anche nel caso di corresponsione di somme inferiore al lavoratore rispetto a quanto dovrebbe percepire

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