Pacca sul sedere ad una donna, viene considerato violenza sessuale?

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28/10/2018

Toccare il sedere di una donna anche solo per sbaglio viene considerato reato, ecco perché

Pacca sul sedere ad una donna, viene considerato violenza sessuale?

Toccare il sedere ad una donna per scherzo è reato. La Cassazione, ha deciso che viene considerata violenza sessuale anche quando non vengono toccate direttamente zone del corpo collegate all’apparato riproduttivo.

Ogni volta che si finisce per invadere una zona erogena scatta il reato

Arriva la conferma dalla Cassazione, se si tocca il sedere di una donna anche solo per scherzo e lei decide di denunciarti, è reato. Anche se l’autore del gesto non ha brutte intenzioni, ma tocca solo il sedere di una donna, viene punito perché comporta senza dubbio un’intrusione della sfera sessuale della vittima.

Il codice penale parla chiaro: viene tutelata la libertà di qualsiasi individuo sia uomo o donna di poter fare oppure subire atti sessuali in totale autonomia. Il reato scatta nel momento in cui il gesto viene fatto consenziente e volontario. Secondo la Suprema Corte per qualsiasi ragione tu decida di toccare la sfera sessuale di una donna anche con una semplice pacca sul sedere, se il gesto è volontario e consenzienti, sarai punito. Evidentemente il reato scatta nel momento in cui la vittima non è consenziente.

La sentenza della Cassazione

“Con sentenza del 14/03/2017, la Corte di appello di Bari confermava la sentenza del 22/1/2015 del Tribunale di Lucera, con la quale Co. An. era stato dichiarato responsabile del reato di cui all’art. 609 bis cod.pen.- per aver costretto Pe. De. a subire atti sessuali consistiti nel repentino e ripetuto palpeggiamento del sedere e, ritenuta l’ipotesi attenuata di cui all’ult. comma dell’art. 609 bis cod.pen. e concesse le circostanze attenuanti generiche, lo aveva condannato alla pena di anni uno, mesi uno e giorni dieci di reclusione nonché al risarcimento dei danni in favore della costituita parte civile.

Avverso tale sentenza ha proposto ricorso per cassazione Co. An., a mezzo del difensore di fiducia, articolando due motivi di seguito enunciati nei limiti strettamente necessari per la motivazione, come disposto dall’art. 173 comma 1, disp. att. cod. proc. pen.”


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