Pensionamento con un anticipo di 5 o 10 anni, perchè i CAF non lo sanno?

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21/12/2020

La RITA permette di anticipare il pensionamento con 5 o 10 anni dall’età pensionabile di 67 anni. Questa misura è in vigore dal 2018.

Pensionamento con un anticipo di 5 o 10 anni, perchè i CAF non lo sanno?

Dopo la pubblicazione di un nostro articolo sul pensionamento con la Rendita Integrativa Temporanea Anticipata che prevede un anticipo di cinque o dieci anni (se disoccupato di lunga durata), ci sono state molte polemiche su questa misura, alcuni hanno detto che i CAF affermano che sono false notizie e che questa pensione non esiste. Ebbene, i Caf si dovrebbero informare, se loro non sono a conoscenza della Rendita Integrativa Temporanea Anticipata non significa che non esiste. La RITA è entrata in vigore con la legge di Bilancio 2018, operativa con la circolare COVIP n. 888/18. Potrete trovare tutti i riferimenti qui: Pensione Rita, i nuovi requisiti 2018, i chiarimenti da COVIP

Andiamo per ordine e cerchiamo di capire che cos’è la Rendita Integrativa Temporanea Anticipata e perché i CAF non la conoscono.

Perchè i CAF non conoscono la RITA?

I CAF non conoscono questa misura pensionistica probabilmente perchè la domanda di pensionamento non deve essere inoltrata tramite loro. La domanda di pensionamento deve essere inoltrata direttamente al fondo pensionistico in cui si versano i contributi.

Non tutti possono aderire alla RITA ma solo coloro che hanno versato almeno cinque anni di contributi in un fondo previdenziale. Aderire alla Rendita Temporanea Anticipata comporta comunque una scelta non facile e sicuramente avrà delle penalizzazioni, in quanto permette di accedere al pensionamento con 5 o 10 anni (se disoccupato da lunga durata) prima rispetto all’età pensionabile. Ma ha anche dei vantaggi, vi riportiamo in breve tutti i chiarimenti su questa misura con alcuni esempi di calcolo.


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Requisiti e calcolo assegno pensionistico

La pensione RITA, una nuova opportunità per tanti, la platea di lavoratori che possono chiedere la Rendita Integrativa Temporanea anticipata, prevista nella legge di bilancio 2018, apre le porte a:

  • ai lavoratori (sia del settore privato che pubblico), a cui mancano al massimo 5 anni dalla pensione di vecchiaia;
  • ai lavoratori che accedono a forme di esodo incentivato, fondi esuberi e isopensione, sempre mantenendo fermo il paletto dei 5 anni dalla pensione di vecchiaia.

Per accedere alla Rendita è richiesto un requisito contributivo di minimo 20 anni versati in gestione obbligatoria e almeno 5 anni versati in un fondo pensione complementare.

I consulenti del lavoro nella circolare n. 7/2018, in collaborazione con Mefop (società per lo sviluppo del Mercato dei Fondi Pensione del ministero delle Finanze), hanno chiarito come effettuare il calcolo e se conviene in base alle diverse tipologie degli aventi diritto.

Pensionamento RITA: esempi di calcolo

Analizziamo un lavoratore dipendente nato a marzo del 1954, che ha maturato 20 anni di contributi INPS e 20 in un fondo complementare, con montante complessivo accantonato pari a 100mila euro. Il lavoratore matura la pensione nel 2021.


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Prima ipotesi

Il lavoratore, decide di utilizzare l’intero montante accumulato per chiedere 36 mesi di RITA. Prestazione mensile lorda, 2.777 euro, con aliquota fiscale al 13,5% (il 15% meno lo 0,3% per ogni anno di iscrizione successo al 15esimo). L’imposta è quindi pari a 375 euro, il netto mensile sarà di 2.402 euro.

Seconda ipotesi

L’assicurato chiede di riservare alla RITA solo la metà del montante accumulato. In questo caso, avrà una rendita di 1.200 euro netti al mese per 36 mesi e un valore netto del capitale residuo di 43.700 euro.

Se avete dubbi su questa misura ci potete scrivere indicandoci il Fondo previdenziale di appartenenza.