Pensione 2019: aumenta la rivalutazione ma con effetti negativi

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09/02/2019

La legge di bilancio 2019 ha approvato aumenti per le pensioni a scaglioni, questo comporterà un conguaglio negativo sulla pensione dei prossimi mesi. Ecco il perchè

Pensione 2019: aumenta la rivalutazione ma con effetti negativi

Per i pensionati, nel 2019, ci sono brutte notizie al riguardo l’aumento attribuito dall’INPS poiché dovrà essere rivisto in base a ciò che la legge di Bilancio 2019 (L. 145/2018) ha stabilito.

Pensioni 2019: conguaglio negativo

Per questo si dovrà eseguire un ricalcolo per gli assegni pensionistici per la maggior parte dei pensionati per il mese di aprile, operando conguagli a debito. Bisogna ricordare che in base alla L. 448/1998, si tiene in considerazione il soggetto titolare di più prestazioni pensionistiche e non più le singole pensioni.

Nel 2019 sarebbe dovuto ritornare in vigore il meccanismo della legge 388/2000, ma invece la legge di Bilancio per il 2019, nell’art. 1, c. 260 dispone che dal 2019-2021, una maggiore rivalutazione rispetto agli ultimi anni, ma inferiore al sistema previsto dalla Legge n. 388/2000. L’Inps, aspettando l’approvazione della Legge di Bilancio 2019, e non avendo un riferimento normativo approvato, ha applicato per la pensione di gennaio 2019 l’aumento in base al sistema di calcolo della perequazione automatica della Legge n. 388/2000.

Pensione 2019: rivalutazione a scaglioni

Con l’approvazione della legge di bilancio 2019, l’Inps applicherà la rivalutazione automatica dei trattamenti pensionistici nella misura del 100% per i trattamenti pensionistici complessivamente pari o inferiori a 3 volte il trattamento minimo INPS.

Mentre per gli assegni pensionistici superiori a 3 volte il trattamento minimo INPS, è riconosciuto l’aumento:

– nella misura del 97% ai trattamenti pensionistici pari o inferiori a 4 volte il trattamento minimo INPS;

– nella misura del 77% per i trattamenti pensionistici superiori a 4 volte il trattamento minimo INPS, ma pari o inferiori a 5 volte il trattamento minimo INPS;

– nella misura del 52% per i trattamenti pensionistici superiori a 5 volte il trattamento minimo INPS, ma pari o inferiori a 6 volte il trattamento minimo INPS;

– nella misura del 47% per i trattamenti pensionistici superiori a 6 volte il trattamento minimo INPS, ma pari o inferiori a 8 volte il trattamento minimo INPS;


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– nella misura del 45% per i trattamenti pensionistici di importo superiore ad 8 volte il trattamento minimo, ma pari o inferiori a 9 volte il trattamento minimo INPS;

– nella misura del 40% per i trattamenti pensionistici superiori a 9 volte il trattamento minimo INPS.

L’importo minimo della pensione da tenere in considerazione è quello vigente al 31 dicembre del 2018, cioè 507,42 euro.

L’indicizzazione di ogni scaglione prevede un uguale meccanismo di salvaguardia in corrispondenza di ogni limite superiore delle classi di importo considerate. Questo meccanismo ha come obiettivo che in ogni caso, le pensioni superiori a tale limite, dopo l’applicazione delle percentuali di indicizzazione, non risultino inferiori al suddetto limite incrementato della quota di rivalutazione automatica prevista dalla singola disposizione.

Nell’analizzare le percentuali di aumento stabilite della legge di bilancio 2019, si può dedurre che sono più favorevoli per gli importi pensionistici fino a 8 volte il trattamento minimo dell’INPS e più penalizzante per quelli più alti.

In ogni caso, compare una riduzione delle indicizzazioni per tutti più elevata rispetto a quelle che sarebbero ritornate in vigore dal 1° gennaio 2019 con la legge 388/2000.

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