Pensione 2019: cosa cambia e chi è agevolato

Il decreto 4/2019 apporta diverse novità nel campo previdenziale. Vediamole nel dettaglio

Pensione – È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto legge 4/2019 che riporta all’attenzione degli italiani  il tema della previdenza, che spesso viene trascurato.

Il decreto 4/2019 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 28 gennaio, ma ad oggi siamo ancora in attesa della sua conversione in legge.  Il decreto tra le altre cose modifica anche le regole per accedere alla pensione. Questo argomento è uno di quelli che gli italiani hanno più a cuore, il delicato tema della previdenza. Ma dobbiamo anche dire che molto spesso gli stessi italiani tendono a dimenticare e a rinviare.

Vediamo ora nel dettaglio cosa prevede il decreto e cosa cambia nel 2019. Facciamo una premessa, nonostante le varie riforme messe a punto dai diversi governi negli ultimi decenni, le dinamiche socio-demografiche in atto porteranno sicuramente a delle conseguenze profonde sul sistema previdenziale pubblico italiano. Il crescente innalzamento dell’età media della popolazione, che è frutto di un aumento della speranza di vita e di un costante calo delle nascite, comporta che ci saranno sempre più pensionati e sempre meno giovani lavoratori che versano i contributi.

Pensione: investire per la terza età

Poiché il mondo del lavoro è sempre più flessibile, infatti le carriere decennali all’interno di una stessa azienda sono sempre più rare, di conseguenza c’è sempre più difficoltà di versamenti costanti di contributi pensionistici. Questo è uno dei motivi, al di là della Quota 100 e le novità del 2019, del perché bisogna preoccuparsi del proprio futuro pensionistico, pensando ad esempio ad investire qualcosa in un fondo pensione o un piano di accumulo del capitale, un piano individuale pensionistico.

Pensione: tutte le novità del 2019

Una delle novità di quest’anno, di cui se ne è parlato tantissimo, è la Quota 100.

La Quota 100 è stata introdotta per via sperimentale per tre anni, quindi fino al 2021. Essa offre la possibilità al lavoratore di andare in pensione se in questi tre anni matura i seguenti requisiti: 62 anni di età e 38 anni di contributi versati. I requisiti vanno raggiunti entrambi, ad esempio nel caso in cui un lavoratore abbia 39 anni di contributi. ma 61 anni di età non potrà ancora usufruire della Quota 100. Ma dovrà aspettare che raggiunga i 62 anni di età, per poter presentare la domanda. L’unico svantaggio di questa misura è l’importo dell’assegno pensionistico più baso dovuto al solo fatto che il montante contributivo è inferiore.

Pensione anticipata

Il decreto 4/2019 sospende, inoltre, l’adeguamento alla speranza di vita dei requisiti per la pensione anticipata.

Facciamo un passo indietro, nel 2010 è stato previsto il progressivo innalzamento dei requisiti demografici per l’accesso alla pensione, di vecchiaia e anticipata. Quindi il decreto 4/2019 annulla lo scatto di adeguamento di gennaio 2019 e anche i successivi, cioè quelli previsti per il 2021, 2023 e 2025, ma con riferimento della sola pensione anticipata standard. La pensione anticipata standard è stata introdotta dalla legge Fornero, la sua caratteristica è quelli di poter accedere alla pensione solo col raggiungimento del requisito contributivo e non anagrafico. In conclusione fino al 31 dicembre 2026 si potrà andare in pensione con 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini, 42 anni e 10 mesi per le donne e infine con 41 anni per i lavoratori precoci

Pensione di vecchiaia

Per la pensione di vecchiaia, anche nel 2019 scatta con 67 anni di età e con almeno 20 anni di contributi.

“Opzione Donna” misura con cui le donne possono andare in pensione a 58 anni (59 se autonome) se hanno raggiunto almeno i 35 anni di contributi al 31 dicembre 2018, è stato confermato. Il calcolo dell’assegno verrà effettuato solo con il sistema contributivo.

“APE sociale” è una pensione anticipata a costo zero, pensata per i lavoratori in difficoltà che abbiano maturato fra i 30 e i 36 anni di contributi a seconda dei casi, è stata confermata. L’APE sociale permette di andare in pensione fino a 3 anni e 7 mesi prima rispetto all’età pensionabile.

Infine, per i “lavoratori precoci” è possibile uscire dal mondo del lavoro con 41 anni di contributi, a prescindere dall’età anagrafica, se il richiedente ha lavorato per almeno 12 mesi prima dei 19 anni di età.

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Maria Di Palo

Sono ragioniere programmatore, ho scoperto, grazie ad una buona amica, il piacere di scrivere e di condividere ciò che mi interessa, mi incuriosisce e mi appassiona. Mi piace trasferire agli altri le ricette della tradizione campana che la mia mamma mi ha lasciato in eredità e quelle nuove che amo preparare per la mia famiglia. Mi appassiona scrivere su tutto ciò che attrae la mia curiosità come argomenti di attualità e argomenti che riguardano il mondo della scuola. Amo anche esplorare luoghi nuovi e affascinanti.