Pensione anticipata per coronavirus: è possibile oppure è un’utopia?

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15/03/2020

Sono previste forme di pensionamento anticipato a causa del coronavirus? Vediamo cosa prevedono le normative di riferimento.

Pensione anticipata per coronavirus: è possibile oppure è un’utopia?

Soprattutto in questo periodo di crisi e di emergenza sanitaria, con la paura di dover uscire di casa per recarsi al lavoro, chi è molto vicino alla pensione si sta chiedendo se il governo ha predisposto qualche misura che permetta il pensionamento prima del dovuto. Vediamo la domanda del nostro lettore e cerchiamo di dare una risposta.

Pensione prima per coronavirus

Un nostro lettore ci scrive:

Buongiorno, il governo ci consiglia di rimanere a casa ma moltissimi di noi devono recarsi al lavoro per poter vivere visto che l’azienda non ha predisposto nè chiusura, nè ferie, nè tanto meno il lavoro da casa. Per chi, come me, è al di sopra dei 60 anni la paura è tanta, visto che i morti per il virus sono tutte persone anziane. E allora mi chiedevo: il governo non ha previsto anche delle possibilità di pensionamento per chi è vicino alla pensione  anche per evitare che chi ha età comprese tra i 60 e 67 anni esca di casa ed entri in contatto con qualcuno che lo possa contagiare?

Purtroppo il governo al momento non ha varato nessuna misura per permettere pensionamenti anticipati causa coronavirus. Le forme di pensionamento rimangono quelle attualmente in vigore e con la sua età potrebbe accedere o alla pensione anticipata ordinaria, con 42 anni e 10 mesi di contributi, o alla quota 41 se possiede almeno 41 anni di contributi ed è anche un lavoratore precoce.

Una possibilità che viene offerta alle aziende, poi, è l’isopensione che permette il ricambio generazionale: la misura permette il pensionamento anticipato a 61 anni con almeno 35 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 34 anni e 10 mesi per le donne. Si tratta, quindi, di un anticipo di 7 anni rispetto alla pensione di vecchiaia e alla pensione anticipata ma deve essere volontà del datore di lavoro permetterlo. 
Infatti il datore di lavoro sarebbe chiamato, fino al compimento dei 67 anni, a pagare l’assegno pensionistico al proprio ex dipendente continuando al tempo stesso a versare anche i contributi INPS al dipendente per permettergli di avere la pensione piena all’accesso alla prestazione di vecchiaia.


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In ogni caso se ha paura a recarsi al lavoro, anche se l’azienda non ha predisposto ferie forzate può anche richiedere lei un periodo di ferie per restare a casa al sicuro da un possibile contagio.