Pensione contributiva di garanzia: cos’è e a chi è destinata

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19/11/2019

Si parla di pensione di garanzia, un’ipotesi allo studio. Cos’è e chi riguarderebbe la nuova misura?

Pensione contributiva di garanzia: cos’è e a chi è destinata

Al momento si tratta soltanto di un’ipotesi al vaglio del governo per facilitare l’uscita dal mondo del lavoro dei lavoratori più giovani con particolare attenzione per chi ha iniziato a lavorare dopo il 1 gennaio 1996 e rientra, di conseguenza, in calcolo contributivo puro.

Le ipotesi allo studio

Nella Legge di Bilancio 2020, come abbiamo già anticipato, il capitolo dedicato alla previdenza lascia invariata la quota 100 e propone una proroga dell’opzione donna e dell’Ape sociale anche se c’è un dibattito aperto sulla necessità di introdurre nuove misure che vadano a favorire in modo particolare i lavoratori più giovani, destinati nella maggior parte dei casi, ad una pensione più bassa.

Dalle parole del ministro del Lavoro Nuncia Catalfo emerge la necessità di porre allo studio una pensione di garanzia, già dal prossimo gennaio: “È essenziale investire sulle nuove generazioni, vera risorsa per il futuro del Paese al fine di garantire a tutti la possibilità di svolgere un percorso di crescita personale, sociale, culturale e professionale” e ancora offrire  “le condizioni affinché chi ha dovuto lasciare l’Italia possa tornarvi e trovare un adeguato riconoscimento del merito”.

Allo studio anche l’incremento delle politiche di welfare per aiutare i giovani che provengo da famiglie con reddito basso.

Pensione di garanzia: cos’è?

Questa ipotesi ha lo scopo di garantire una pensione dignitosa  a coloro che hanno avuto carriere discontinue o che sono stati vittime del precariato, gli elementi che caratterizzano l’attuale mercato del lavoro.


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Incrementando il Fondo previdenziale integrativo pubblico, quindi, si vuole ad andare ad assicurare una copertura previdenziale anche alle nuove generazioni.

Vediamo nel dettaglio la proposta: incrementando l’assegno calcolaro con il contributivo puro (diciamo che la platea degli interessati sono tutti coloro che, nati dopo il 1970, sono entrati nel mondo del lavoro dopo il 1996) per coloro che a fatica arriveranno ai 20 anni di contributi. Questi lavoratori che al compimento dei 70 anni potrebbero non arrivare ai 20 anni di contributi richiesti per accedere alla pensione di vecchiaia, quindi, potrebbero trovarsi in difficoltà all’uscita dal mondo del lavoro.

Proprio per questo l’ipotesi prevede una pensione minima di almeno 650 euro mensili incrementata di 30 euro per ogni anno lavorato  oltre ai 20 di contributi richiesti, fino ad un massimo di 1000 euro al mese.