Pensione di vecchiaia a 67 anni e 1 mese dal 2021

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25/10/2019

Aumento dell’età pensionabile a partire dal 2021: vediamo i particolari.

Pensione di vecchiaia a 67 anni e 1 mese dal 2021

I date demografici appena rilasciati dall’Istat evidenziano che gli italiani vivono sempre più a lungo. E proprio per questo motivo la pensione di vecchiaia nel 2021 passerebbe dagli attuali 67 anni a 67 anni e 1 mese. I dati demografici, come è noto, producono effetti anche sulle regole previdenziali e i dati relativi al 2018 risultano positivi: la speranza di vita degli italiani continua ad aumentare, nel 2018 la speranza di vita alla nascita ha toccato gli 83 anni (in crescita rispetto al 2017, quando era a 82 anni e 7 mesi).

Le donne vivono di più rispetto agli uomini: mentre i maschi arrivano a 80,9 anni le donne toccano 95,2 anni.

Speranza di vita e pensioni

Quello che importa a livello previdenziale, però, è la speranza di vita a 65 anni e la fotografia dell’Istat mostra una speranza di vita di 20,9 anni (media tra uomini e donne). Inserendo questo numero nella formula che determina gli incrementi delle speranza di vita sull’età pensionabile da applicare nel 2021 (data del prossimo gradone per l’aumento dell’età pensionabile) porterebbe la pensione di vecchiaia ad aumentare di 1 mese, a 67 anni e 1 mese.

Lo scatto biennale previsto nel 2017, in ogni caso, non potrà mai superare i 3 mesi anche se la variazione della speranza di vita risultasse superiore (i mesi in eccesso sarebbero recuperati nel biennio successivo).


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In caso di variazione in negativo, però, non si andrebbe a ridurre il requisito anagrafico per accedere alla pensione, ma in ogni caso quella cifra in negativo andrebbe ad alleggerire gli adeguamenti dei bienni successivi.

Aumento età pensionabile per quali misure?

L’aumento dell’età pensionabile che riguarderà in primis la pensione di vecchiaia, non andrà ad incidere sui requisiti richiesti per accedere alla pensione anticipata: i 42 anni e 10 mesi di contributi richiesti per gli uomini e i 41 anni e 10 mesi di contributi richiesti alle donne rimarranno bloccati fino al 2026.