Pensione dopo quota 100: ipotesi e proposte per riforma pensione

-
13/01/2020

Le ipotesi in campo per una riforma delle pensioni post quota 100: vediamo quali sono le misure che si potrebbero attuare.

Pensione dopo quota 100: ipotesi e proposte per riforma pensione

La pensione con quota 100 è, come sappiamo, una misura sperimentale che al 31 dicembre 2021 scadrà. Si inizia, quindi a pensare a quello che sarà, in ambito previdenziale il post quota 100, una misura introdotta per contrastare le rigidità portare dalla riforma pensionistica del 2011, la legge Fornero. La quota 100 permette il pensionamento con almeno 62 anni di età ed almeno 38 anni di contributi.

Post quota 100

Dal 2022, quindi, la quota 100 non sarà più attiva echi matura i requisiti di accesso alla misura da gennaio 2022 dovrà essere soggetto a nuove regole di pensionamento e, in mancanza di una sostituzione della misura, si troverà davanti uno scalone di oltre 5 anni per poter accedere alla quiescenza visto che dl 2022 saranno necessari o 67 anni e 3 mesi di età oppure 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne.

E’ necessario, quindi, iniziare a ipotizzare fin da subito cosa accadrà dopo la scadenza di quota 100 studiando una riforma previdenziale ben strutturata che rimanga in vigore non sperimentalmente ma almeno per 10 anni.

La cosa non è affatto facile nel panorama previdenziale italiano dove è necessario sì dare una maggiore flessibilità in uscita ma pur rimanendo sempre con un occhio ai conti pubblici. La cosa necessaria con una riforma delle pensioni è anche quella di tener presente la specificità di ogni lavoro andando a delineare una possibilità di uscita che si adatti anche alla complessità, la gravosità e l’usura del lavoro svolto.

Necessario, inoltre, andare a sanare i problemi e le rigidità introdotte dalla riforma Fornero.

Proposte post quota 100

Le proposte per il post quota 100 al momento sono essenzialmente 3.


Leggi anche: Pensioni anticipate e Legge di bilancio 2021: si punta al contratto di espansione oltre ad APE sociale e Opzione Donna

Una prevede l’istituzione di un fondo di garanzia per le nuove generazioni che entrano nel mondo del lavoro in ritardo rispetto alle precedenti: si sente, quindi, il bisogno di garantire una pensione contributiva dignitosa anche a coloro che, con carriere discontinue si approcciano al mondo del lavoro non da giovanissimi.

Un altro aspetto importantissimo è quello della flessibilità in uscita e si ipotizza un ripristino di quella prevista dalla riforma Dini/Treu con possibilità di uscita a 64 anni (adeguati alla speranza di vita) con almeno 37 o 38 anni di contribuzione versata.

La terza ipotesi è quella di bloccare la speranza di vita per sempre sulla pensione anticipata, lasciando, quindi, i contributi richiesti per l’uscita a 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne.

Ulteriore proposta è quella di prevedere uno sconto contributivo per la lavoratrici mamme di almeno 8 mesi per ogni figli (fino ad un massimo di 2 anni).

Si dovrebbe, poi, pensare anche ai lavoratori precoci per i quali potrebbe essere previsto uno sconto di un quarto di anno per ogni anno lavorato prima del compimento dei 20 anni (per chi ha iniziato a lavorare, quindi a 16 anni, lo sconto contributivo sarebbe di 1 anno).

Per capire cosa succederà a partire dal 1 gennaio 2022, quindi, bisognerà seguire i lavori dell’esecutivo nei prossimi mesi per cercare di vedere dove si andrà a parare per dare un’alternativa alla quota 100.