Pensione e indennizzo: non si può morire due volte, la normativa esclude il 2017 e 2018

Pensione e indennizzo commercianti Indcom, la circolare Inps esclude gl’anni 2017 e 2018, non si può morire due volte, la norma va rettificata.

La Legge di Bilancio rilancia dopo due anni di fermo, l’indennizzo per chiusura di attività commerciale rendendolo strutturale dal 1° gennaio 2019 e lasciando fuori tutti i commercianti che hanno rottamato la licenza nel 2017 e 2018. L’ennesimo torto a danno dei cittadini, la misura di indennizzo non è retroattiva; negli anni in cui la misura non è stata prorogata i commercianti non possono accedere. L’ennesima ingiustizia a danno di chi viene colpito due volte: dalla chiusura per crisi e dal Governo che redige leggi inique.

In quest’articolo vi proponiamo la lettera di chi si trova nella condizione di avversità e non può accedere all’indennizzo Indcom anche avendone tutti i requisiti, a mio avviso per una distrazione fondamentale nella redazione della misura che non permette la retroattività. Si spera che alla luce di tante testimonianze si possa rivedere la circolare Inps e rendere la normativa retroattiva anche per gli anni in cui era stata sospesa 2017/2018. Il nostro intento come redazione sarà quello di diffondere il più possibile le testimonianze dei commercianti beffati da questa norma: non esistono contribuenti di serie “A” e di serie “B”, la legge è uguale per tutti. 

Pensione anticipata e Indcom: diritto uguale per tutti, non si può morire due volte

MORIRE DUE VOLTE Parlo di me, in queste righe, ma non so quanti hanno vissuto quello che ho vissuto io, quanti abbandonati a sé stessi, quanti isolati e ridicolizzati perché hanno chiuso un’attività. In questa società non è permesso fallire. Ti ritrovi da solo. Emarginato. Diventi invisibile. Questi ultimi dieci anni per me sono stati l’inferno. Ma il peggio, non lo sapevo, deve ancora venire.

Il cammino tortuoso inizia dalla mobilità aziendale

Quando sono stata messa in mobilità dall’ultima azienda, avevo 49 anni. Era il 2009. Da quadro primo livello ero di colpo diventata nessuno. Avere maturato delle competenze non serviva più. Anzi, era un problema. Ho fatto colloqui, mandato via curriculum. Niente. Ti dicevano: lei è troppo qualificata, le possiamo dare dei livelli inferiori, cerchiamo persone più giovani. Dopo un anno non sapevo più cosa fare. Come potevo vivere senza un lavoro? Perché perdere il lavoro è come morire.

Non mi sono mai arresa e creo una mia attività

Poi, da donna che non si è mai arresa, decido che tutto quello che mi stavano dicendo non lo ritenevo giusto, se nessuno voleva darmi un lavoro rispettando le mie competenze, allora me ne sarei creata uno io. In quel momento potevo contare sui miei risparmi e una casa di proprietà. Ce l’avrei fatta. Apro la mia attività nel 2010. Ho ottenuto tutti i finanziamenti richiesti, compreso quello per l’imprenditoria femminile. I soldi sono finiti dopo due anni. Farsi i clienti, vivere e pagare merce e affitto voleva dire questo. Così torno in banca. E mi dicono che possono aiutarmi ma vogliono l’ipoteca sulla casa. La mia commercialista di allora mi dice: ma sì, dai, siamo tutti ipotecati! E mi accompagna lei a fare l’atto.

Arriva la svolta, l’entusiasmo si esaurisce subito

Negli anni successivi arrivo ad un fatturato minimo che mi permette di pagare quello che mi serve per il negozio, ma non resta mai niente per me. Mi rendo conto che un po’ alla volta perdo amicizie, conoscenti e mi dedico solo ed esclusivamente al lavoro. Non esco più, non ho nessun divertimento. Quel sorriso e quella voglia di spaccare il mondo un po’ alla volta spariscono. L’anno più duro è stato il 2015, l’anno in cui è morta mia madre. Non avevo neppure i soldi per pagare il funerale. Così ho iniziato a non pagare l’affitto. E quando inizi a non pagare qualcosa…è l’inizio della fine. Inoltre, non stavo bene a livello fisico. Ma parte sempre tutto prima a livello mentale. Feci gli esami consigliati dal medico e scoprii così cosa c’era che non andava. Mi sono operata d’urgenza a Milano. Due giorni dopo ero già in negozio. Quando mi chiamarono al centro commerciale per chiedermi se volevo aprire lì dentro, mi dissi che era arrivato il momento di voltare pagina. Andare avanti e migliorare. Non mi ero mai arresa.

Gli ultimi tre anni un calvario

Gli ultimi tre anni sono stati drammatici per me. Lavorare tutti i giorni dalle sei del mattino alle nove di sera mi ha fatto diventare un automa, una persona infelice, frustrata, condannata. A casa non facevo più niente. Il tavolo si riempiva di cose da stirare. Anche se mi alzavo alle sei del mattino riuscivo a malapena a pulire cucina e bagno, fare una lavatrice, ma stirare proprio no. Da totale inesperta ho dovuto assumere delle persone. Ho avuto più danni dal personale che non dalla malattia. Se non rispetti tutto quello che vogliono loro o se fanno un’ora in più, ti fanno causa, addirittura ti denunciano all’ispettorato del lavoro. Quando hai una attività è così. Tutti pensano che ci sia da prendere qualcosa, da portare via qualcosa. Tu che hai una attività sei ricca. Altrimenti mica saresti lì. Ho fatto di tutto per salvare la mia azienda.

Ho lavorato sempre onestamente

Qualsiasi lavoro ho fatto in tutta la mia vita l’ho fatto onestamente e con soddisfazione. Mi ci sono dedicata sempre con tutta me stessa. Anche quando ero una dipendente. A febbraio 2018 capisco che dopo una stagione invernale andata male, non avrei potuto continuare. Chiedo consiglio alla nuova commercialista, perché l’altra nel frattempo era stata radiata dall’albo. Questa mi risponde che lei non ha tempo, e poi non ho ancora pagato l’ultima fattura. Mando anche una mai alla banca per avere un’incontro. Nessuno risponde. I direttori spesso sono in ferie. Cerco consigli dove posso, con consulenti che ti dicono: ma io prima di darle dei consigli devo vedere i bilanci, ci vuole tempo… ma io di tempo non ne avevo. Ti senti dire: se non ce la fai chiudi! Poi la battuta cattiva proprio da colui a cui pagavi l’affitto: ma cosa ti è venuto in mente di fare l’imprenditrice a 50 anni! Capisci che molti stanno lì a guardare e sembrano felici delle tue difficoltà. Non sto qui a scrivere tutto quello che ho subito negli ultimi mesi prima della chiusura. Mi sentivo fiaccata come un animale a cui danno la caccia. Questo vuol dire non pagare qualcosa o qualcuno oggi. Poi non ti segue più nessuno, né consulenti, né avvocato…nessuno. Se non paghi le parcelle. Al 31 dicembre 2018 ho chiuso. Questo è morire per la seconda volta. Ma è ancora peggio di quando perdi il lavoro. Questa volta hai dei debiti.

I debiti ti portano via la casa, i sogni, le speranze

E ti porteranno via la casa. Quella casa che ti è stata donata, che per anni hai sistemato, spendendo soldi per ristrutturarla, da sola, perchè quella era la tua casa, il bene più prezioso. E adesso? Non ci sono ammortizzatori sociali per chi chiude un’attività. Sei rimasta sola. Hai già perso fidanzato, amici, per tentare di salvare la tua azienda. Ora sei a casa, tutto il giorno. Sei passata da lavorare tutti i giorni a essere a casa tutti i giorni. Il cervello impazzisce. Prepari curriculum, li spedisci. Nessuno ti chiama. Come fai a vivere senza un lavoro? Senza reddito? Senza soldi? Guardi su internet, leggi articoli su internet, e trovi “indennizzo cessazione attività”. Hai i requisiti e fai domanda tramite il Caf. Parliamo di 513 euro. Che poi come fai a vivere comunque. Ma non ci sono altre soluzioni. Poi la circolare dell’Inps del 24 maggio che nega questa possibilità a chi ha chiuso nel biennio 2017-2018. Quali tutele ci sono per chi come me è morta la seconda volta? Togliersi di torno per sempre? A volte penso, come hanno fatto a Firenze, facciamo una bella cooperativa di servizi per solo gli Over 50 che hanno ancora voglia di vivere e di lavorare. Resettare. Mi piacerebbe tornare a combattere. Non voglio credere che sia finita.

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Angelina Tortora

Scrivere è passione, è vita, mi accompagna da quando ero bambina. Attraverso la scrittura posso comunicare notizie, idee e soprattutto aiutare gli altri. In un mondo dove tutto va all’incontrario, e dove tutto è confusione, il mio obiettivo è quello di diffondere notizie che aiutino. NotizieOra rappresenta la realizzazione di un sogno, dove esprimersi è libertà, è passione. “Solo attraverso la scrittura possiamo avere notizia di uomini che ci hanno preceduto e scoprire in cosa si sono distinti. E, come i classici insegnano, se si ha memoria di qualcuno, se ne protrae l’esistenza.”