Pensione quota 100: si accede con 38 anni di contributi o con 38 anni e 3/6 mesi?

-
02/02/2019

Finestra di attesa per la pensione con quota 100: i mesi in più lavorati non concorrono al raggiungimento dei requisiti ma saranno conteggiati nel calcolo dell’assegno.

Pensione quota 100: si accede con 38 anni di contributi o con 38 anni e 3/6 mesi?

Pensione quota 100:Buongiorno vorrei sapere se i contributi che si versano nel periodo di finestra obbligatoria( per me 6 mesi p.a.) sono conteggiati per la assegno o sono a fondo perduto.
Inoltre i 6 mesi concorrono o no al totale temporale di contributi? ( Ci si pensionando con 38 anni o 38+ 6 mesi?)
 
E’ bene distinguere il diritto di accesso alla pensione con quota 100 e la decorrenza del trattamento. L’accesso alla pensione con la nuova misura richiede 38 anni di contributi e 62 anni di età: solo quando il lavoratore matura entrambi i requisiti si apre la finestra di 3 mesi per i dipendenti privati e quella di 6 mesi per i dipendenti pubblici, al termine della quale ci sarà la decorrenza del trattamento pensionistico.

Alla maturazione dei requisiti è scelta del lavoratore se attendere la decorrenza della pensione lavorando o lasciare il lavoro e restare 3 o 6 mesi senza stipendio e senza pensione.
Per chi, ovviamente, sceglie di lavorare fino alla decorrenza della pensione l’importo dell’assegno pensionistico sarà calcolato sul montante contributivo al momento del pensionamento: nessun mese di contributi versato è a fondo perduto.
Per rispondere alle domande del nostro lettore, quindi:
  • i contributi versati nella finestra sono conteggiati per l’assegno pensionistico
  • i 6 mesi (o 3 mesi per dipendenti privati) non concorrono al raggiungimento dei requisiti poichè la finestra di attesa si apre al momento del raggiungimento dei requisiti per l’accesso. Per chi accede alla quota 100 con, ad esempio, 63 anni di età e 39 anni di contributi la finestra di attesa non è richiesta, fermo restando il dovere di preavviso al datore di lavoro.


Leggi anche: Pensione di reversibilità e convivenza: indispensabile l’unione civile