Pensioni a 62 o 67 anni? L’età pensionabile con la riforma

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22/01/2020

Cosa ci aspetta con la fine della quota 100 nel 2021? Il governo ha la sua ipotesi che si scontra con quella dei sindacati.

Pensioni a 62 o 67 anni? L’età pensionabile con la riforma

Il 27 gennaio 2020 è fissato il tavolo di incontro tra Governo e parti sociali per discutere la revisione della riforma delle pensioni volto a migliorare o a superare la legge Fornero. L’età media per la pensione in Europa è di 63 anni senza penalizzazioni, in Italia, invece, per accedere alla pensione di vecchiaia ne occorrono 67, per le nuove  generazioni, però, grazie al sistema contributivo la pensione avrà un assegno finale che sarà pari alla metà dell’ultimo stipendio.

Riforma pensioni

Perchè in Italia succede tutto questo? Innanzitutto perchè l’INPS oltre a doversi far carico delle prestazioni previdenziali si fa carico anche di quelle assistenziali di cui, in realtà, dovrebbe occuparsi lo Stato.

Il governo al momento vorrebbe modificare la quota 100 trasformandola in una quota 102 a cui accedere con 64 anni di età ed almeno 38 anni di contributi versati ma con un ricalcolo contributivo dell’assegno pensionistico che scoraggerà dall’accesso tutti i lavoratori più avanti negli anni che hanno un pò di contributi versati prima del 1996.

Ovviamente i sindacati non sono d’accordo nel fissare l’età di uscita a 64 anni ma il no più deciso è ricolto al ricalcolo contributivo che prevede, quindi, una penalizzazione della futura pensione per chi vanta anni di contributi versati nel sistema retributivo.


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La controproposta delle parti sociali è quella di superare la quota 100, ma anche la legge Fornero,  con la pensione a 62 anni con almeno 20 anni di contributi con calcolo pro rata )non penalizzando, quindi, i contributi versati nel sistema contributivo. In alternativa, per i sindacati, l’uscita dovrebbe essere al raggiungimento dei 41 anni di contributi per tutti prevedendo sconti per i gravosi, gli usuranti, le donne e le carriere discontinue.

La proposta delle parti sociali, però, mette in difficoltà l’esecutivo a causo delle coperture finanziarie, anche se il Governo Conte si è dichiarato disponibile ad aprire un tavolo di confronto senza buttare all’aria i conti dell’Italia.

Quale potrebbe essere un compromesso possibile? Il senatore del  PD Tommaso Nannicini ipotizza l’uscita a 62 anni con almeno 20 anni di contributi ma con ricalcolo contributivo, mettendo quindi una penalizzazione per chi vuole accedere alla pensione con 5 anni di anticipo. Il senatore, inoltre, propone anche, per le fasce più deboli un’ape sociale a 62 anni con almeno 30 anni di contributi e senza penalizzazioni.