Pensioni anticipate e Legge di bilancio 2021: si punta al contratto di espansione oltre ad APE sociale e Opzione Donna

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27/11/2020

Pensioni anticipate e Legge di bilancio 2021: si punta al contratto di espansione oltre ad APE sociale e Opzione Donna

Sulle pensioni anticipate arrivano importanti aggiornamenti dalla legge di bilancio 2021, che prevede l’affiancamento di un rinnovato contratto di espansione alla proroga dell’APE sociale e dell’opzione donna. Si tratta di misure ad hoc pensate in particolare per chi vive condizioni di disagio, stante che una vera riforma dei requisiti di pensionamento previsti dalla legge Fornero è rimandata al futuro. Quest’ultima potrà infatti arrivare solo nel 2022 (quando sarà arrivata a conclusione la sperimentazione della quota 100).

Nelle scorse ore sono emersi dettagli importanti sul funzionamento delle nuove opzioni di flessibilità previdenziale. Per capire quali saranno gli effetti della nuova finanziaria sarà comunque necessario attendere la relativa discussione parlamentare, che si concluderà solo alla fine dell’anno. Nel frattempo è però possibile cominciare a fare ordine tra i diversi interventi, così da capire quali lavoratori potranno effettivamente beneficare di un meccanismo di accesso anticipato alla pensione a partire dal prossimo gennaio.


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Riforma pensioni e legge di bilancio 2021. La proroga dell’APE sociale e dell’opzione donna e i limiti all’estensione della platea

Il primo passaggio chiave da sottolineare è che all’interno dello schema della nuova manovra 2021 ha trovato posto la proroga di due misure in scadenza nell’anno in corso. Si garantirà così il proseguimento d’importanti opzioni di prepensionamento. Il riferimento va all’APE sociale e all’opzione donna. La prima consente l’accesso flessibile alla pensione a partire dai 63 anni di età e con almeno 30 – 36 anni di versamenti, sulla base della specifica situazione di disagio vissuta dal lavoratore.

Rientrano nel beneficio coloro che sono rimasti disoccupati avendo esaurito i sussidi di sostegno previsti dalla legge (Naspi). Ma possono beneficiarne anche le persone con invalidità al 74%, i caregivers e i lavoratori che hanno svolto le attività gravose e usuranti riconosciute dalla legge. In quest’ultimo caso sarà però necessario aver maturato almeno 36 anni di versamenti. Sulla questione resta però in sospeso il possibile ampliamento della platea dei beneficiari.

L’estensione della tutela era stata discussa durante gli ultimi incontri tra governo e sindacati, ma non ha trovato conferma all’interno della bozza della legge di bilancio 2021. Infatti, non ve n’è traccia nello schema inviato dal governo alla Camera dei Deputati. La proroga dell’opzione donna garantisce l’estensione della misura per un ulteriore anno in favore delle lavoratrici con almeno 58 anni di età (59 se autonome) e 35 anni di contribuzione. È necessario però accettare una forte penalizzazione sul futuro assegno per via del ricalcolo interamente contributivo.


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Pensioni anticipate 2021. Per le crisi aziendali sono in arrivo nuovi scivoli tramite il contratto di espansione

La terza opzione di flessibilità allo studio del governo riguarda il contratto di espansione. Si tratta di un meccanismo di prepensionamento dedicato solo alle aziende medio – grandi e che lega gli scivoli all’impegno da parte dell’azienda di effettuare nuove assunzioni. L’obiettivo di fondo resta quindi duplice. Favorire l’accesso alla pensione dei lavoratori da un lato. Garantire il turn over generazionale dall’altro, rilanciando l’occupazione giovanile.

Sullo sfondo c’è anche l’idea di sostenere le imprese che operano in settori chiave dell’economia del Paese, dopo le inevitabili difficoltà insorte per via dell’emergenza Coronavirus. D’altra parte, le prospettive per il 2021 riguardo l’economia e i riflessi sull’occupazione destano preoccupazione. Nel corso del prossimi mesi termineranno le misure di tutela anti Covid, come ad esempio il blocco dei licenziamenti.

Andranno inoltre a esaurirsi anche i provvedimenti straordinari di cassa integrazione, pertanto le aziende in difficoltà dovranno fare ricorso alle misure di welfare ordinarie (notoriamente più onerose e attivabili solo in casi specifici). In linea generale, lo stop al blocco dei licenziamenti dovrebbe prendere forma il prossimo 31 marzo, dopodiché l’esecutivo si attende almeno 250mila fuoriuscite.

Le ipotesi di funzionamento del contratto di espansione per l’accesso alla pensione

Per trovare la quadra rispetto alla situazione appena evidenziata il governo punta anche al contratto di espansione. Lo strumento prevede un accordo tra azienda e sindacati, offrendo importanti aiuti da parte dello Stato. Attualmente è utilizzabile solo dalle grandi aziende (con almeno 500 dipendenti). In caso di necessità di una riorganizzazione aziendale o di una reindustrializzazione, si possono così attivare fino a ulteriori 18 settimane di ammortizzatori sociali.

La riduzione dell’attività lavorativa può scendere fino al 30% ed è destinata a garantire il pensionamento dei lavoratori ai quali mancano fino a cinque anni di lavoro. Il riferimento va sia alla pensione di vecchiaia (67 anni di età con 20 anni di contribuzione), sia a quella anticipata (42 anni e 10 mesi di versamenti per gli uomini, un anno in meno per le donne). Dal punto di vista dei costi, l’azienda paga un incentivo all’esodo (esente da tassazione). Il dipendente può percepire fino a due anni di Naspi nel momento in cui si concretizza l’uscita dal lavoro.

Le ipotesi d’intervento implicano diverse possibilità finalizzate a potenziare i contratti di espansione. La prima prevede di ampliare la platea di utilizzo. Ad esempio dimezzando il numero di dipendenti necessari per ricorrere allo strumento da 500 a 250. In secondo luogo si punta a garantire nuovi incentivi alle aziende. Queste devono effettuare un rilancio industriale, sostenuto facendo ricorso alle risorse in arrivo dal Recovery Fund. Infine, si propone di ripensare il parametro dei 5 anni di distanza dall’acceso all’Inps. 

Le prese di posizione di industria e sindacati sul possibile ampliamento del contratto di espansione

Rispetto alla situazione appena evidenziata, non si è fatta attendere la reazione di imprese e parti sociali in merito alla possibilità di rendere più flessibile il contratto di espansione. Da Confindustria si guarda con interesse alla misura. Sul punto si chiede però un maggiore sforzo nel sostegno economico. Tutto ciò vista anche la finalità di aumentare l’occupazione e di premiare le aziende che si prendono un impegno in tal senso.

Disponibilità e apertura è arrivata anche dai sindacati. Per la Cgil è fondamentale ragionare sui meccanismi di sostegno ai prepensionamenti durante le crisi aziendali. Ma per poter assolvere al proprio ruolo sociale i contratti di espansione devono necessariamente collegarsi alle politiche attive del lavoro e alle nuove assunzioni. Un presupposto che, secondo i rappresentanti dei lavoratori, diventa fondamentale per il rilancio dell’occupazione giovanile.