Pensioni anticipate, l’ipotesi di quota 102: flessibilità dai 64 anni, ma con penalizzazione

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29/12/2020

Pensioni anticipate, l’ipotesi di quota 102: flessibilità dai 64 anni, ma con penalizzazione

Il tema della flessibilità previdenziale potrebbe arricchirsi di una nuova opzione d’accesso anticipato alla pensione. Il governo punta a garantire la continuità di prepensionamento anche dopo il termine della quota 100, che potrà essere utilizzata solo da coloro che matureranno i requisiti di accesso entro e non oltre il prossimo 31 dicembre 2021. C’è quindi solo un anno di tempo per i lavoratori in età avanzata che desiderano approfittare di questa misura.

Per chi verrà dopo, l’esecutivo ha già spiegato che non ci saranno ulteriori proroghe. Ma un intervento correttivo sulle regole generali di quiescenza risulta comunque indispensabile. La legge Fornero prevede infatti la maturazione della pensione di vecchiaia dai 67 anni (con 20 anni di versamenti), oppure in alternativa la pensione anticipata con almeno 42 anni e 10 mesi di contribuzione (un anno in meno per le donne). Chi resterà tagliato fuori dalla quota 100 si troverà quindi davanti a un vero e proprio scalone, fatto che rende indispensabile nuovi interventi correttivi.


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Riforma pensioni: le ipotesi allo studio per un’uscita dai 64 anni, ma con penalizzazione

Vista la situazione, il governo dovrà necessariamente correre ai ripari. Le ultime indiscrezioni in arrivo dalla stampa specializzata parlano di un possibile schema di flessibilità che permetta di rendere meno oneroso l’improvviso ritorno ai criteri della riforma Fornero a partire dal 1° gennaio 2022. Ma i criteri di accesso all’Inps saranno meno generosi rispetto a quelli della quota 100.

Oltre a ciò, i lavoratori potrebbero subire una penalizzazione rispetto all’importo del futuro assegno, come contropartita della maggiore flessibilità previdenziale. Il nuovo meccanismo di flessibilità previdenziale sembra quindi convergere verso la quota 102. Per accedere sarà necessario aver maturato almeno 64 anni di età, mentre resterebbe fermo il requisito contributivo già fissato a 38 anni. Cambia però anche il sistema di calcolo del futuro assegno. Si prospetta infatti una penalizzazione attorno al 2,8%-3% dell’importo della pensione per ogni anno di anticipo, con un tetto attorno al 10% per chi anticiperà al massimo possibile l’uscita dal lavoro.

Pensioni flessibili: i sindacati chiedono un’opzione dai 62 anni di età o la pensione anticipata con 41 anni di versamenti

Restano distanti le posizioni dei sindacati, che chiedono di garantire l’accesso anticipato alla pensione dai 62 anni di età, abbattendo a 20 anni il requisito contributivo. In affiancamento a questa prima ipotesi, le parti sociali chiedono anche di rendere più leggeri i vincoli per l’accesso all’Inps in favore dei cosiddetti lavoratori precoci. Quest’ultima ipotesi consiste nell’estensione a tutta la platea della cosiddetta quota 41.  La misura ora è disponibile a condizioni stringenti e solo per una piccola parte della platea dei lavoratori.


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Tra le altre ipotesi allo studio si chiede inoltre di rendere strutturali l’APE sociale e l’opzione donna, attualmente disponibili in via sperimentale e oggetto di un rinnovo annuale attraverso la legge di bilancio 2021. Il principale fronte di scontro resta però quello delle coperture, visto che simili misure farebbero lievitare la spesa fino a 20 miliardi di euro, mentre il governo sembra pronto a investire al massimo un quarto di questa cifra nel comparto previdenziale.

La quota 102 e le ipotesi di contenimento dei costi

Proprio attorno alla necessità di mantenere i conti in ordine si struttura quindi la nuova ipotesi della quota 102. Secondo le ultime stime, la spesa per gli interventi di ordine previdenziale dovrebbe attestarsi attorno ai 5 miliardi di euro l’anno con una simile operazione. Un costo quasi dimezzato rispetto alle stime di spesa per gli ultimi due anni della quota 100. Rispettivamente pari a 8,4 ed a 8,7 miliardi di euro nel 2020 e 2021.

Purtroppo a queste condizioni le posizioni rispetto alle richieste delle parti sociali restano distanti. Il dibattito si preannuncia acceso. Pesa l’oggettivo svantaggio subito dai lavoratori che non riusciranno a maturare in tempo utile i requisiti di accesso alla quota 100. Mentre altri strumenti sui quali il governo sta intervenendo, come nel caso del contratto di espansione (che offre cinque anni di sconto sui criteri ordinari di pensionamento) restano accessibili solo a una parte della platea dei lavoratori.