Pensioni e legge di bilancio 2021, riparte l’indennizzo ai commercianti

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03/12/2020

Pensioni e legge di bilancio 2021, riparte l’indennizzo ai commercianti

Tra le pieghe degli interventi correttivi sulle pensioni previsti all’interno della legge di bilancio 2021 c’è anche la conferma dell’indennizzo ai commercianti. Lo schema di riforma del comparto previdenziale prevede infatti d’intervenire in tal senso con un incremento dell’aliquota contributiva. In questo modo, si punta a tutelare i lavoratori in età avanzata che si sono visti costretti alla chiusura dell’attività per via della grave crisi economica dovuta alla pandemia da Coronavirus.

Le coperture alla misura saranno sostenute grazie a un aumento dei versamenti dovuti alla gestione separata dell’Inps, che vede così crescere l’aliquota contributiva. Di fatto, si tratta di un contributo aggiuntivo che già oggi pesa per lo 0,09% e che salirà allo 0,48%. Nel 2022, l’aliquota complessiva crescerà quindi dall’attuale 24,09% fino al 24,48%. 

Pensioni e indennizzo ai commercianti: l’azione legislativa punta a sbloccare la situazione

Attraverso questo passaggio, diventerà quindi possibile sbloccare anche le richieste di fruizione pregresse e rimaste in attesa di rifinanziamento. In particolare, l’Inps ha finora congelato tutte le pratiche giunte dopo il 30/11 dello scorso anno a causa della mancanza di fondi sufficienti. In virtù della situazione si era quindi reso necessario un nuovo intervento, anche visto l’incremento delle richieste.


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Congiuntamente all’aumento delle aliquote, lo Stato provvederà anche al conferimento nel bilancio dell’ente di 167,1 milioni di euro da utilizzare per sostenere l’indennizzo ai commercianti che attendono di ottenere l’accesso alla pensione. Grazie al provvedimento inserito nella manovra dovrebbe quindi prendere forma un riequilibrio pensato per garantire un assestamento rispetto alle prossime domande, oltre a quelle pregresse. 

Come funziona l’indennizzo ai commercianti per l’accesso alla pensione dai 62 anni

A livello operativo, l’indennizzo ai commercianti si rivolge in favore di coloro che si sono trovati costretti a chiudere l’attività commerciale in età avanzata, ma che non hanno ancora maturato i requisiti di legge utili per andare in pensione. Il provvedimento garantisce un indennizzo di circa 515 euro al mese per chi ha cessato l’attività in attesa di maturare i requisiti ordinari di quiescenza.

Tra i destinatari rientrano i titolari o i coadiutori di attività commerciale al minuto in sede fissa (anche abbinata ad attività di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande). I titolari o coadiutori di attività commerciale su aree pubbliche. Gli esercenti di attività i somministrazione al pubblico di alimenti e bevande. Gli agenti e rappresentanti di commercio.

I vincoli anagrafici prevedono invece la maturazione di almeno 62 anni di età per gli uomini e di 57 anni per le donne. Bisogna inoltre risultare iscritti per almeno 5 anni come titolari o coadiutori alla gestione separata dell’Inps per poter inoltrare la richiesta. Infine. è necessario anche aver cessato in via definitiva la propria attività commerciale. Questo implica la riconsegna al Comune autorizzato l’autorizzazione o la licenza, oltre la cancellazione dal registro delle imprese della Camera di Commercio o del REA.


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Per quanto tempo è possibile percepire l’indennizzo

Stante le informazioni appena riportate, l’erogazione dell’indennizzo ai commercianti inizia il primo giorno del mese successivo alla presentazione della domanda, nel caso in cui questa venga accettata. L’Inps si occuperà di verificare la presenza di tutti i requisiti richiesti e in presenza dei fondi necessari di dare il via libera al sussidio di welfare.

Il sussidio è erogato fino all’accesso alla pensione di vecchiaia secondo le regole previste dalla legge Fornero. Per quest’ultima il vincolo è fissato a 67 anni di età sia per gli uomini che per le donne.

Chi sono gli esclusi dall’indennizzo ai commercianti

Non usufruiscono dell’indennizzo ai commercianti i titolari di attività all’ingrosso, a meno che quest’ultima non venga condotta insieme a un’attività di vendita al dettaglio (a prescindere dal criterio di prevalenza). Restano esclusi del provvedimento anche i titolari di attività commerciali che vengono effettuate al di fuori dei tradizionali negozi di vicinato (si pensi ad esempio alle attività di commercio elettronico).

Non possono richiedere la misura di tutela nemmeno gli esercenti che svolgono un’attività di intermediazione differente da quella inserita all’interno della legge numero 204 del 1985. È il caso, ad esempio, di procacciatori e agenti d’affari, agenti assicurativi, agenti immobiliari e promotori finanziari. Infine, sono esclusi per incompatibilità tutti coloro che svolgono attività di lavoro dipendente, autonomo o subordinato dopo la corresponsione del beneficio. In tal caso, il beneficiario del provvedimento è tenuto a comunicare all’Inps la ripresa dell’attività entro e non oltre 30 giorni.