Pensioni, la ricerca Schroders: ecco perché gli italiani sono i più preoccupati d’Europa

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01/12/2020

Pensioni, la ricerca Schroders: ecco perché gli italiani sono i più preoccupati d’Europa

Gli italiani continuano a esprimere preoccupazione in merito alle pensioni e al proprio futuro in età avanzata. A evidenziarlo è una nuova ricerca intitolata Schroders Global Investor Study 2020. Al suo interno è stata analizzata l’opinione dei cittadini di 32 nazioni, con importanti indicazioni rispetto all’umore degli investitori e alle prospettive di lungo periodo. Tra le maggiori problematiche percepite dagli intervistati assume ancora una volta un ruolo centrale la prospettiva di una pensione pubblica insufficiente una volta terminata la propria carriera lavorativa.

Secondo i dati indicati nel nuovo studio, a dimostrare uno stato d’incertezza sulla questione è il 60% degli investitori italiani. Quest’ultimi si confrontano con difficoltà rispetto ai calcoli relativi all’entità della futura pensione, una volta che avranno ottenuto l’accesso all’Inps. Con riferimento alla classifica generale, il Bel Paese dimostra di essere la nazione dove emerge il maggiore grado di disagio, rispetto a una media generale che invece si ferma al 55%.


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Pensioni, il 31% degli italiani esprime preoccupazione sulla propria vecchiaia

Entrando nel dettaglio, a riferire preoccupazione sul fatto di avere un reddito utile a mantenere lo stesso stile di vita durante il pensionamento è il 31% degli investitori italiani, con reazioni che puntano a contenere il possibile gap tra l’ultimo stipendio e il primo assegno previdenziale. Il 26% degli intervistati riferisce infatti di puntare a far crescere i propri risparmi per utilizzarli durante la quiescenza. Lo stesso dato si era fermato al 12% durante l’ultima rilevazione (risalente a tre anni fa).

Resta quindi la consapevolezza di un contesto che è destinato a diventare complicato. Infatti, appena il 6% degli intervistati riferisce di avere come priorità spese di natura voluttuarie (come auto o vacanze). Su questo fronte c’è da rilevare anche la difficoltà degli italiani nel far fronte ai continui cambi normativi, che rendono difficile un’adeguata programmazione pensionistica. Un ulteriore problema è dato infine dalla difficoltà a comprendere quali opzioni di risparmio e investimento risultano più efficaci ai fini previdenziali per garantirsi una vecchiaia serena.


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Stante la situazione, la maggiore consapevolezza sulla necessità di eseguire degli accantonamenti per il proprio futuro pensionistico lascia anche un ampio margine di crescita. Per molti l’obiettivo è la creazione di un cuscinetto utile a fare fronte agli imprevisti e ai cali di reddito che potrebbero prodursi durante la vecchiaia.

Pensioni e calcolo contributivo puro. Assegni sempre più bassi e crescita dell’età di uscita dal lavoro

Sullo sfondo permane la consapevolezza sulle possibili difficoltà previdenziali in sviluppo nei prossimi anni, confermata dalla progressiva adozione del sistema contributivo puro. Nei prossimi decessi si passerà infatti a un’adozione completa del nuovo sistema, a scapito dell’attuale misto – retributivo. Già oggi circa il 70% delle persone che ottengono l’accesso alla pensione si vedono calcolare l’assegno non in base all’ultimo stipendio, ma secondo un principio di stampo esclusivamente assicurativo.

Il sistema contributivo puro non prevede inoltre adeguamenti alla minima ed eroga un assegno sulla base dell’effettivo montante previdenziale accumulato. A quest’ultimo viene applicato un coefficiente di conversione in rendita che dipende dall’età e che appare tanto meno generoso quanto minore è l’età di accesso alla pensione. Capire il principio di funzionamento non è difficile: si divide il montante accumulato per il numero di anni di aspettativa di vita e si ottiene l’importo lordo annuo della pensione.

In questo modo il sistema assicura a ogni lavoratore una pensione corrispondente ai contributi versati, ma il meccanismo risulta penalizzante per chi ha avuto una carriera lavorativa caratterizzata da situazioni di disagio, come nel caso di lavori precari, intermittenti o part time.

La soluzione dei fondi pensione: ancora poche le adesioni rispetto alle reali necessità

Per cercare di ovviare alla situazione appena evidenziata il legislatore in questi anni ha incentivato il ricorso alla previdenza complementare. L’adesione diffusa appare però ancora lontana, mentre molti lavoratori rischiano di perdere anni preziosi per la capitalizzazione del proprio montante. Di fatto, il settore attende ancora un vero e proprio rilancio ed è legato a iniziative limitate.

Il punto è da tempo al centro di un confronto tra governo e sindacati, con quest’ultimi che chiedono di estendere la platea dei beneficiari attraverso l’iscrizione contrattuale per silenzio assenso. Oltre a ciò, le parti sociali suggeriscono di abbattere l’imposizione fiscale in modo da favorire la crescita dei montanti previdenziali destinati all’erogazione della rendita integrativa una volta raggiunta l’età di accesso alla pensione.