Poste Italiane: buoni fruttiferi prescritti, è possibile il rimborso?

-
03/11/2018

I buoni fruttiferi delle Poste Italiane possono cadere in prescrizione, ma per quale motivo? Soprattutto, quando è possibile richiedere il rimborso?

Poste Italiane: buoni fruttiferi prescritti, è possibile il rimborso?

I buoni fruttiferi delle Poste Italiane possono cadere in prescrizione, ma per quale motivo? Soprattutto, quando è possibile richiedere il rimborso?

Buoni fruttiferi prescritti

I buoni fruttiferi postali sono titoli che garantiscono la restituzione del capitale versato, maggiorato degli interessi, e sono un’esclusiva della società delle Poste Italiane. I Bfp vengono emessi dalla Cassa depositi e prestiti, una società per azioni a partecipazione statale controllata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze; pertanto, i buoni postali sono garantiti direttamente dallo Stato italiano.

Comprendere tutto ciò che ruota attorno ai buoni fruttiferi postali non è semplice. Ciò che spesso ci si chiede è, ad esempio, se i buoni postali possono cadere in prescrizione. Soprattutto, in tal caso, quando è possibile chiederne il rimborso? In questo articolo risponderemo ai vostri dubbi riguardo l’argomento.

Poste Italiane: buoni fruttiferi prescritti, è possibile il rimborso?

Iniziamo con il dire che i buoni fruttiferi postali, rappresentati da documenti cartacei, sono prescritti a favore di chi li emana dopo 10 anni dalla scadenza del titolo. Una normativa emanata dal Ministero del Tesoro nel lontano 2000 ha introdotto questa regola.

Questo provvedimento lasciava alla Cassa depositi e prestiti la possibilità di rimborsare i crediti prescritti ai titolari che ne facessero richiesta. Nel corso degli anni, però, la Cassa depositi è diventata una società per azioni e, da dicembre 2013, nei rapporti è subentrato il Ministero del Tesoro. Di conseguenza, i buoni fruttiferi sono stati trasferiti al Ministero ed equiparati ai titoli del debito pubblico (come BOT, BTP, CCT, ecc). Così, anche i titoli dei buoni sono stati sottoposti alle regole di quelli del debito pubblico e la conseguenza è stata che i buoni postali andassero in prescrizione dopo i 10 anni dalla loro scadenza.


Leggi anche: Cassa integrazione COVID Ristori Bis: come funziona la proroga e quanto dura, ecco le prime istruzioni Inps

Scadenza e prescrizione

Che differenza c’è tra scadenza e prescrizione dei buoni fruttiferi postali?

  • La scadenza indica il termine ultimo entro cui i titoli producono interessi
  • La prescrizione, come già detto, parte dal momento in cui i titoli sono scaduti da ormai 10 anni

Cosa succede, quindi, se un buono va in prescrizione? Un buono prescritto non può essere rimborsato, né che si parli di capitale né che si parli di interessi. Ricapitolando, i buoni, emessi in forma cartacea, diventano infruttiferi fin dal primo giorno in cui risultano scaduti e, trascorsi 10 anni dalla scadenza, vanno in prescrizione. Una volta prescritto il buono, il suo sottoscrittore perderà il diritto di poter essere rimborsato.

La scadenza varia a seconda del titolo sottoscritto:

  • i buoni ordinari emessi fino al 27 dicembre 2000 (Serie Z) hanno una scadenza di 30 anni;
  • i buoni emessi successivamente (dalla serie A1 in poi) hanno una durata di 20 anni.
  • esistono anche buoni con scadenza più breve, come, ad esempio, quelli a 3 anni Plus, con scadenza triennale.

Precisiamo, infine, che i buoni fruttiferi dematerializzati non vanno mai in prescrizione poiché alla scadenza vengono automaticamente rimborsati con un accredito a favore del conto corrente postale/bancario di chi li ha sottoscritti.

Rimborso, quando è possibile?

Poste Italiane: buoni fruttiferi prescritti, è possibile il rimborso?

Alla domanda “è possibile rimborsare un buono prescritto?” la Cassa depositi e prestiti risponde chiaramente che non è possibile, spiegando che, da quando la CDP è una società per azioni, i buoni fruttiferi postali emessi fino al 13 aprile 2001 e i buoni a termine emessi tra il 1986 e il 1988 sono nelle mani del Ministero del Tesoro.

Come si diceva prima, il Ministero del Tesoro e delle Finanze ha equiparato i titoli dei Bfp a quelli del debito pubblico sottoponendoli alle stesse norme di questi ultimi. Ciò ha comportato che gli unici titoli destinati a poter essere rimborsati sono quei buoni il cui rimborso è stato rifiutato, ma chiariamo la situazione.


Potrebbe interessarti: Casa in donazione, dopo quanti anni si può vendere?

Alessandro Pedone, responsabile del reparto di tutela per il risparmio di Aduc (associazione per i diritti degli utenti e consumatori), intervistato a Radio 24 si è espresso sull’argomento. In particolare, Pedone ha parlato di quei cittadini le quali richieste di rimborso dei buoni fruttiferi sono state rifiutate. Molti risparmiatori italiani, infatti, sono possessori di buoni della serie da AA1 fino ad AA5 emessa dal 28 dicembre del 2000. Tali buoni risultano a scadenza unica piuttosto che a scadenza doppia come il resto dei buoni fruttiferi.

Al momento della sottoscrizione, infatti, sul retro di tali buoni andava applicata un’etichetta con timbro che indicasse l’aggiornamento delle condizioni e la data di scadenza. Poste Italiane dovrà quindi pagare i propri clienti in base alle condizioni indicate sul retro e, nel caso in cui non fossero presenti, il sottoscrittore potrà richiedere il rimborso dei buoni. Quest’ultimo, però, dovrà dimostrare di non aver mai neanche ricevuti fogli informativi dalla società.