Quota 100: TFS per i dipendenti pubblici slitta il pagamento fino a 8 anni

Il decreto 4/2019 sulla Quota 100 prevede una dilazione del pagamento del TFS e TFR. Ecco quanto dovranno aspettare i dipendenti pubblici

Il decreto sulla Quota 100 prevede una dilazione del pagamento del TFS e TFR, la prima rata entro i cinque anni dalla data di cessazione dal servizio fino a raggiungere gli otto anni.

I lavoratori statale che usufruiranno per andare in pensione della Quota 100 si vedranno slittare i termini di pagamento delle indennità di buonuscita.

Il DL 4/2019 prevede che per tutti i dipendenti statali che conseguiranno la pensione con quota 100, con 62 anni di età e 389 anni di contributi, dovranno raggiungere l’età pensionabile prima di conseguire il Trattamento di fine servizio, e quindi aspettare di aver compiuto 67 anni di età.

TFS per dipendenti pubblici: termini di pagamento

Tale disposizione prevede infatti che il pagamento del TFS venga ripartito in tre tranche al momento del raggiungimento di una dei seguenti requisiti:

  • Al raggiungimento dei 67 anni di età, considerando anche gli adeguamenti futuri alla speranza di vita si percepirà entro 12 mesi + 90 GG;
  • Al verificarsi dei requisiti contributivi per la pensione anticipata, cioè 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne, si percepirà entro 24 mesi + 90 GG. Con la massima anzianità contributiva il termine potrebbe essere abbattuto di 12 mesi + 90 GG quando il lavoratore abbia maturato i 65 anni, il limite massimo per la permanenza in servizio, prima di raggiunger la massima anzianità contributiva.

Queste regole comportano che per chi va in pensione con la Quota 100 riceverà la prima rata del TFS non prima dei 5 anni dalla data di cessazione attività e le successive entro i seguenti 12 mesi.

Termini saranno più brevi per coloro che cessano il servizio con anzianità contributive o età anagrafiche superiori.

Liquidazione TFS: i beneficiari

Il DL 4/2019 cerca di trovare una soluzione a questo meccanismo penalizzante. Si è pensato ad un prestito fino a 30 mila euro, innalzato a 45 mila euro con la legge di conversione del DL 4/2019, che è all’esame del Parlamento, erogato dal settore bancario e con una detassazione del TFS adattata all’entità della dilatazione temporale nel pagamento della buonuscita.

Il prestito sul TFS/TFR da come risulta scritta la norma rischia di lasciar fuori dalla sua attivazione una grossa fetta di dipendenti pubblici. Tale prestito potrà essere attivato da:

  • chi ha raggiunto 67 anni di età o 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini o 41 anni e 10 mesi le donne;
  • chi usufruisce della quota 100 (62 anni e 38 di contributi);
  • chi ha raggiunto i suddetti requisiti prima del 29 gennaio 2019, data in cui è entrato in vigore il DL 4/2019.

Resterebbero, quindi, esclusi un’ampia fetta di lavoratori come quelli dal comparto difesa e sicurezza, le lavoratrici che accedono alla pensione con l’opzione donna, chi ha usufruito della totalizzazione nazionale (Dlgs 42/2006).

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Maria Di Palo

Sono ragioniere programmatore, ho scoperto, grazie ad una buona amica, il piacere di scrivere e di condividere ciò che mi interessa, mi incuriosisce e mi appassiona. Mi piace trasferire agli altri le ricette della tradizione campana che la mia mamma mi ha lasciato in eredità e quelle nuove che amo preparare per la mia famiglia. Mi appassiona scrivere su tutto ciò che attrae la mia curiosità come argomenti di attualità e argomenti che riguardano il mondo della scuola. Amo anche esplorare luoghi nuovi e affascinanti.