Quota 41 nel 2019: come funziona e chi può andare in pensione indipendentemente dall’età

Protagonista principale della riforma pensioni 2019 è la quota 100; ma parallelamente si seguono anche gli aggiornamenti sulla quota 41 precoci (che secondo gli obiettivi del governo entro il 2021 dovrà diventare quota 41 per tutti). Anzi, come vedremo meglio in seguito, in un certo senso la quota 100 rappresenta una sorta di compromesso di passaggio verso l’obiettivo quota 41 per tutti.

Proroga quota 41 2019: requisiti e beneficiari

Se in un primo momento sembrava che il 31 dicembre 2018 dovessero scadere i termini per andare in pensione con la quota 41, all’ultimo è giunta la tanto attesa proroga che ha ridato speranza ai lavoratori precoci che raggiungeranno il requisito contributivo della quota 41 nel 2019 e che rientrano in una delle categorie meritevoli di tutela (disoccupati, invalidi, caregivers, gravosi o usuranti).

Buone notizie quindi per i lavoratori precoci, ovvero coloro che prima del compimento del 19° anno di età hanno maturato almeno 12 mensilità contributive.

Di seguito le categorie di tutela che danno diritto alla quota 41 precoci:
– Lavoratori dipendenti in stato di disoccupazione per cessazione del rapporto di lavoro a seguito di licenziamento, anche collettivo, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale e che non percepiscono più da almeno tre mesi la prestazione per la disoccupazione loro spettante;
– lavoratori dipendenti ed autonomi che assistono al momento della richiesta e da almeno sei mesi il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap in situazione di gravità (ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104);
– lavoratori dipendenti ed autonomi che hanno una riduzione della capacità lavorativa, accertata dalle competenti commissioni per il riconoscimento dell’invalidità civile, superiore o uguale al 74%;
– lavoratori dipendenti addetti a lavori usuranti(articolo 1, commi 1, 2 e 3, del decreto legislativo 21 aprile 2011, n. 67) o lavori gravosi.

Restano però, anche per i precoci con 41 anni di contributi e che rientrano in queste categorie, alcuni nodi da sciogliere, in attesa del decreto.

Quota 41 o 41 e 5 mesi? Il punto sul blocco dell’adeguamento all’aspettativa di vita

Il primo punto dubbio riguarda i requisiti per l’accesso alla quota 41 nel 2019: resteranno invariati o si tratterà più esattamente di quota 41 e 5 mesi? La questione verte sull’applicazione o meno degli adeguamenti all’aspettativa di vita.

Il Governo anche nelle ultimissime dichiarazioni, ha confermato la volontà di voler procedere con il blocco dell’adeguamento alla speranza di vita anche per questa misura (con introduzione delle finestre di uscita che di fatto riducono lo sconto a due mesi invece di cinque). Il fatto che nelle ultime dichiarazioni Durigon si sia “dimenticato” di citare i quarantunisti è solo un caso oppure deve suonare come un campanello d’allarme?
Se così dovesse essere, scatterà invece l’adeguamento con un incremento dei requisiti di 5 mesi. Anzi a ben vedere l’aumento degli anni di contributi è già operativo quindi eventualmente il blocco dovrà avere effetto retroattivo per le pensioni di gennaio 2019.

Verso quota 41 per tutti: in pensione senza limiti di età nel 2021?

Anche Salvini ha dichiarato pubblicamente che l’obiettivo del governo è la quota 41 per tutti entro il 2021 (il che rientrerebbe peraltro a pieno titolo nell’obiettivo che l’esecutivo si è prefissato nell’ambito delle pensioni, di superamento della legge Fornero con il ripristino dei requisiti per la pensione anticipata precedenti al 2011).