Reddito di cittadinanza 2023: il sussidio per soli 7 mesi

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16/12/2022

Reddito di cittadinanza 2023: il sussidio per soli 7 mesi

Reddito di cittadinanza, si valuta una nuova stretta durante la discussione della legge di bilancio 2023. Nell’ultima impostazione della manovra era stato previsto che il reddito di cittadinanza potesse essere percepito per soli 8 mesi. Un limite che potrebbe essere ulteriormente abbassato a 7 mesi. Il provvedimento non è stato ancora definito, ma la sua attuazione è data come molto probabile.

Questo perché il meccanismo permetterebbe di liberare nuove risorse per circa 200 milioni di euro. Denaro che sarebbe essenziale per sostenere la manovra, così come gli altri interventi in approvazione da parte del Parlamento. È chiaro che con l’avvento del nuovo esecutivo il programma di sostegno economico subirà delle forti modifiche.

Il governo Meloni aveva annunciato fin dal proprio insediamento la volontà di ridurre nel 2023 il numero di mesi durante i quali era possibile percepire l’assegno. Un primo freno che riguarderà tutti i percettori, ad eccezione dei nuclei familiari con un disabile, un minore oppure una persona over 60enne al proprio interno.

Reddito di cittadinanza 2023: sono possibili ulteriori tagli alla misura

In queste ultime ore si è quindi scoperto che sono possibili ulteriori tagli al reddito di cittadinanza. Nel 2023 l’erogazione dell’assegno potrebbe subire nuove strette tramite gli emendamenti in approvazione in Parlamento. Tra questi se ne trova uno che elimina il reddito di cittadinanza alle persone che non hanno completato la scuola dell’obbligo. Questi percettori, per poter continuare a ricevere il beneficio, dovrebbero riprendere gli studi.


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Ulteriori potenziali tagli riguardano la durata massima di percezione del reddito di cittadinanza. D’altra parte, gli effetti sui conti pubblici sono ingenti. Se prendiamo come riferimento la fruizione massima di 8 mesi del reddito di cittadinanza, i risparmi ammonterebbero a circa 734 milioni. Se la soglia fosse portata a 7 mesi, si arriverebbe ad un risparmio per le casse pubbliche di circa 934 milioni di euro.

Denaro che il governo ha intenzione di impiegare diversamente. E quindi che sarebbe messo a disposizione per azioni di welfare di natura differente, come ad esempio il sostegno ai cittadini contro il caro energia e la crescita dell’inflazione.

Cosa succederà al reddito di cittadinanza 2023 se l’emendamento dovesse passare

Se anche questo emendamento dovesse passare, la durata del reddito di cittadinanza verrà ulteriormente ridotta. A livello pratico, significa che durante l’arco di tutto il 2023 non si potranno ricevere più di 7 ricariche del reddito di cittadinanza. Se invece l’emendamento non dovesse essere approvato, il numero massimo di ricariche si fermerebbe ad 8. Ulteriori novità riguardano gli obblighi di formazione.

Tra le modifiche figura la necessità di seguire corsi di formazione di almeno 6 mesi per i percettori dell’assegno che risultano occupabili. Mentre ulteriori obblighi formativi potrebbero arrivare per chi non ha terminato la scuola dell’obbligo, visto che le statistiche indicano che sulla totalità dei percettori under 30, 140mila soggetti hanno solo la licenza media. Mentre vi sono anche casi di chi si ferma a quella elementare.

I commenti politici sull’intervento di riforma del reddito di cittadinanza

Non sono mancati i commenti dalla politica sulle prospettive di una nuova stretta sul reddito di cittadinanza. “Non c’è bisogno di salario minimo o reddito di cittadinanza, c’è bisogno di gente che sa e vuole lavorare” ha affermato il vicepremier e ministro delle infrastrutture Matteo Salvini, parlando a Confagricoltura.

L’esponente della Lega ha ricordato l’impegno alla reintroduzione di nuove forme di impiego agile, come nel caso dei voucher e dei buoni lavoro. Misure che dovrebbero servire a garantire anche gli stessi lavoratori, soprattutto contro le proposte in nero e il mercato sommerso.


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Il leader del M5S Giuseppe Conte accoglie invece come negative le ultime proposte di intervento relative al sussidio di welfare. “Il governo sta valutando di recuperare ulteriori risorse, togliendole alle fasce più fragili della popolazione, ai poveri. Vogliono addirittura ridurre e anticipare quei tagli, rendendoli più pesanti”. Conte ritiene invece che “il reddito di cittadinanza serve ed è essenziale anche per la coesione sociale, per garantire un sistema di protezione che rende più forte la Nazione”.

La presa di posizione dei sindacati: la preoccupazione espressa da Landini

Anche da parte dei sindacati si esprime preoccupazione sul possibile taglio del reddito di cittadinanza. “Oggi il governo ha detto che tra otto mesi non ci sarà più il reddito di cittadinanza per 660mila persone, senza dire cosa succederà. Siamo di fronte a questo” ha spiegato il segretario della Cgil Maurizio Landini. Puntando il dito contro ciò che non è stato fatto, visto che “alle spalle si dovevano fare le politiche attive per il lavoro e non sono state fatte”.

Landini ha ricordato che il reddito di cittadinanza è familiare e mediamente corrisponde a 500 euro. Mentre le persone definite come occupabili “sono persone che arrivano alla terza media, sono persone che sono anni che non lavorano, sono persone che in alcuni casi, per la situazione familiare che hanno, perché hanno in casa dei fragili, degli invalidi, o altre situazioni, non sarebbero nella condizione di lavorare”.