Reddito di cittadinanza: sarà cancellato al primo rifiuto

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08/11/2022

Reddito di cittadinanza: sarà cancellato al primo rifiuto

Il reddito di cittadinanza si appresta a cambiare profondamente, anche se non sarà abolito in via universale. A confermarlo è lo stesso governo, attraverso le parole del viceministro Claudio Durigon. Il quale ha recentemente spiegato in che modo verrà ripensato il meccanismo di sostegno oggetto di importanti scontri durante la campagna elettorale.

L’attuale governo punta quindi a riformare profondamente l’assegno di welfare. Incrementando importanti novità. L’obiettivo è da un lato di aumentare le coperture per coloro che risultano impossibilitati a svolgere un’attività lavorativa e vivono condizioni di disagio. Dall’altro lato spronare gli inattivi a trovare lavoro.

Reddito di cittadinanza: confermata la presenza del sussidio nel 2023

La prima notizia da sottolineare è però la conferma del reddito di cittadinanza anche nel corso del 2023. “Non finirà il 31 dicembre di quest’anno” ha spiegato il viceministro del Lavoro Claudio Durigon. Resta però chiaro che i primi interventi correttivi si vedranno già all’interno della prossima legge di bilancio. Con efficacia dal nuovo anno.

Le discussioni tecniche interne al ministero partiranno a breve. Con l’idea di svolgere il compito di riforma attraverso un approccio equilibrato, seppure nella maggioranza vi sarebbe chi chiede interventi più drastici. Resta però una convinzione generale e condivisa. La fase di contrasto alla povertà dovrà restare un attributo importante del reddito di cittadinanza.


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Soprattutto in un momento come quello attuale, dove la crisi economica provocata dalla pandemia è stata seguita a quella dettata dalle tensioni geopolitiche internazionali e dal caro energia. Il reddito di cittadinanza può oggettivamente aiutare a sostenere quella parte della popolazione che risulta in difficoltà e che non può partecipare in modo attivo al mercato del lavoro.

La svolta sull’obbligo di accettare la prima offerta di lavoro per non perdere il reddito di cittadinanza

Sul meccanismo di funzionamento del sussidio, la svolta sarà quindi concentrata sull’accettazione della prima offerta di lavoro. In caso di rifiuto, il reddito verrà cancellato fin dall’inizio. In base alle banche dati pubbliche, i percettori dell’assegno attualmente occupabili sono circa 660mila.

Con le regole attuali, il reddito di cittadinanza viene tagliato gradualmente a seguito del primo rifiuto. Ma il governo Meloni ritiene questo meccanismo troppo blando per favorire il reinserimento lavorativo. Per questo motivo, si punta a cancellare immediatamente il sussidio una volta che il percettore respinge la prima offerta lavorativa.

L’impegno del governo nel potenziamento del centro per l’impiego

Al fine di realizzare questo obiettivo, il governo si impegnerà anche a potenziare il sistema dei centri per l’impiego. È chiaro che risulterà fondamentale lavorare per far incrociare la domanda e l’offerta di lavoro, così da garantire le proposte di impiego ai percettori. D’altra parte, nella sua versione attuale il reddito di cittadinanza richiede un dispendio ingente.

Si calcola che dalla sua introduzione sono stati investiti nel meccanismo di welfare quasi 26 miliardi di euro. Garantendo così un importo medio di 550 euro al mese, con oltre 6 percettori su 10 che si collocano nel Sud Italia e nelle Isole.

Lo stop ai navigator: va ripensato il reinserimento attivo del reddito di cittadinanza

Sulla necessità di ripensare il reddito di cittadinanza nella parte di reinserimento attivo c’è comunque unanimità di intenti all’interno del governo. Una recente nota del Ministero del lavoro ha confermato il mancato rinnovo dei contratti dei navigator, che inizialmente dovevano proprio essere le figure deputate al reinserimento lavorativo.


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In merito alla questione, è intervenuto recentemente anche il presidente dell’Inps Pasquale Tridico. Sottolineando la necessità di allineare le erogazioni in favore di coloro che ne hanno effettivamente diritto. Su questo punto, “l’Inps ha sempre svolto con responsabilità e competenza la funzione di ente erogatore ai sensi delle norme di legge”, ha chiarito l’esponente dell’ente previdenziale pubblico.

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