Rischio prelievo forzoso: conti correnti al sicuro fino a 100.000 euro?

Rischio prelievo forzoso, se ne parla da anni, sempre a sproposito. Ad ogni modo, nei momenti di massima tensione sui mercati finanziari per i nostri titoli di stato, le cronache dei quotidiani sono piene di articoli che riguardano l’ipotesi estrema, per quanto non impossibile, di un prelievo forzoso. Il governo Conte l’ha smentito categoricamente, dopo […]

Rischio prelievo forzoso, se ne parla da anni, sempre a sproposito. Ad ogni modo, nei momenti di massima tensione sui mercati finanziari per i nostri titoli di stato, le cronache dei quotidiani sono piene di articoli che riguardano l’ipotesi estrema, per quanto non impossibile, di un prelievo forzoso. Il governo Conte l’ha smentito categoricamente, dopo che nei fatti l’ha rilanciata l’agenzia di rating Moody’s, che nel declassare il nostro debito pubblico a “Baa3”, ne ha mantenuto l’outlook stabile, rimarcando come la ricchezza privata italiana sia elevata, lasciando intravedere che il Tesoro sarebbe nelle possibilità di attingervi nel caso in cui si rendesse necessario. In buone parole, ponendo che davvero lo stato avesse problemi di liquidità e non fosse in grado di accedere ai mercati per rifinanziarsi, avrebbe a disposizione migliaia di miliardi degli italiani da intaccare. Come? Attraverso un prelievo forzoso per l’appunto.

Al 31 agosto scorso, nei conti correnti e deposito degli italiani risultavano giacenze per oltre 1.300 miliardi di euro. Nel totale, la ricchezza è stata stimata in 4.290 miliardi di euro, qualcosa come due volte e mezzo il pil e quasi il doppio dei 2.300 miliardi di euro di debito pubblico. L’Italia ha anche un precedente che non depone in favore dei risparmi. La notte tra il 9 e il 10 luglio del 1992, il governo Amato impose una tassa una tantum dello 0,6% sui conti bancari degli italiani, chiaramente senza preannunciarlo, altrimenti vi sarebbe stato un assalto agli sportelli per ritirare il denaro depositato.

La domanda che molti di noi si staranno ponendo in questi giorni è la seguente: ma i conti correnti e deposito non sono sicuri fino a 100.000 euro? La risposta è sì, ma con riferimento all’ipotesi di risoluzione bancaria. In sostanza, il Fondo interbancario di tutela dei depositi assicura ogni conto fino a 100.000 euro, ma per il caso in cui la banca si rivelasse insolvente. Qui, saremmo in una situazione del tutto differente, perché lo stato potrebbe decidere di tassare qualsiasi giacenza, senza prevedere alcuna franchigia in favore dei piccoli depositi. Così avvenne nel 1992 e così potrebbe, in teoria, verificarsi anche stavolta. Dunque, non bisogna crogiolarsi dietro al fatto che i depositi siano assicurati per i primi 100.000 euro, in quanto nulla vieterebbe a un governo di tassare qualsivoglia importo.

C’è una buona notizia, però: un governo che decidesse di entrare di notte nei conti bancari e di prelevarne anche una minima porzione segnerebbe la sua fine politica. La misura risulterebbe così impopolare, che di fatto andrebbe alle elezioni da sconfitto quasi certo e nessuno si suiciderebbe credibilmente, tant’è che nemmeno il governo Monti, che pure avrebbe avuto in animo simili provvedimento, trovò nella maggioranza trasversale di allora il sostegno minimo per imporre alcun prelievo forzoso, sebbene mise ugualmente le mani sui patrimoni delle famiglie, attraverso varie stangate ai danni di vari assets.

Rispetto al 1992, poi, oggi le condizioni finanziarie sarebbero diverse e giocherebbero conto un intervento di questa portata. Allora, la mobilità dei capitali era ancora bassa, oggi con un clic del mouse gli italiani reagirebbero probabilmente alla stangata portando all’estero i propri denari, provocando il collasso bancario domestico e costringendo il governo a imporre controlli ai movimenti finanziari. Sarebbe un disastro e, peraltro, a fronte di un beneficio per le casse statali solo apparente ed effimero. Supponiamo che il prelievo forzoso prevedesse il ritiro dai conti dell’1% delle giacenze: lo stato incasserebbe in un istante 13 miliardi di euro, riuscendo ad abbattere il debito di solo lo 0,7% del pil. Nel frattempo, la fiducia verso le banche e lo stato crollerebbe a livelli minimi ancora più infimi e si creerebbero le condizioni ideali per la caduta in una nuova recessione. Sarebbe la terza in un decennio. Insomma, formalmente lo stato potrebbe prenderci una percentuale dei risparmi depositati sui conti bancari, ma scommettiamo che ciò non accada per ragioni essenzialmente politiche e perché, in fondo, sarebbe una misura demenziale di puro autolesionismo finanziario.