Rottamazione licenze dal 2019 crea nuovi esodati: ecco perchè

Rottamazione licenze o indennizzo commercianti che chiudono l’attività dal 2019, lascia fuori le licenze del 2017 e 2018, ecco perchè.

Continuano ad arrivare in redazione lettere dei lavoratori esclusi dall’indennizzo commercianti divenuto strutturale dal 1° gennaio 2019. La cosiddetta “rottamazione licenza commerciale” è una sorta di pensione commercianti. Dopo tanta attesa per la proroga, la circolare Inps pubblicata il 24 maggio 2019 numero 77, crea i nuovi esodati, perché chiarisce che potranno aderire solo i commercianti che hanno cessato l’attività dal 1° gennaio 2019, lasciando fuori tutti coloro che hanno chiuso l’attività negli anni 2017 e 2018 (anni in cui la misura non era stata prorogata).

Un gruppo molto attivo su FB “Esodati Indennizzo Commercianti” mi ha aiutato ha supportato nel raccogliere le storie di tutti i commercianti beffati da questa misura, che lottano per i propri diritti, nella speranza in una rettifica. Si spera che questa sia solo una sbagliata interpretazione della normativa. 

Il nostro intento come redazione sarà quello di diffondere il più possibile le testimonianze dei commercianti esclusi dalla Indennizzo commercianti. Ecco alcune storie di chi vive e combatte per far valere i propri diritti.

La crisi mi ha portato via tutti, lo Stato mi ha portato via l’unica speranza che mi restava

Ho avuto per diversi anni un negozio di abbigliamento presso un centro commerciale. Con l’aumento della crisi, in pochissimo tempo mi sono trovato in grosse difficoltà…sì perché le attività al dettaglio che sono situate nei centri commerciali, contrariamente a quello che si pensa, soffrono molto non solo per la concorrenza, ma anche per le spese da sostenere: affitto, spese di gestione e dei dipendenti, ecc. Finché nel 2018, strozzato dai debiti che continuavano ad accumularsi, ho dovuto abbassare la serranda. Tutto questo mi ha portato ad una brutta forma di depressione e a conseguenti problemi di salute. Ho avuto un momento di sollievo quando ho saputo dell’indennizzo…ma subito dopo la doccia fredda con l’esclusione del biennio.

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Pizzeria a taglio a conduzione familiare chiusa nel 2017: fuori dall’indennizzo commercianti

Io e mio marito aprimmo una pizzeria al taglio a conduzione familiare, con l’intento poi di lasciare qualcosa ai nostri figli se avessero avuto difficoltà nel trovare un lavoro. Il nostro è un mestiere molto sacrificato perché non esistono feste e festività, visto che per noi quelle sono le volte in cui incassiamo di più. Molti sono i doveri da rispettare e le regole da seguire, che abbiamo sempre onorato con tanto impegno per amore dei nostri clienti. La fedeltà loro ci ha premiato per tutti questi anni, invece lo Stato meno. È impossibile al giorno d’oggi sostenere i costi di gestione: tra burocrazia, tasse, bollette e personale…siamo schiavi del nostro lavoro. Con profondo rammarico abbiamo convenuto di chiudere nel dicembre 2017. Avendo i requisiti necessari per accedere alla domanda di indennizzo, ho presentato tutto al Patronato. Pochi giorni fa ho scoperto dalla tv che il mio biennio è stato tagliato fuori. Ma perché ai commercianti oltre a spettargli una pensione da fame, gli vengono negati anche i diritti? Possibile che siamo solo la categoria dei doveri?

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Dopo aver lavorato anni con mio marito la sua morte mi ha spinto a chiudere nel 2018

Buonasera, sono Anna Maria Per 28 anni ho gestito insieme a mio marito, un negozio di alimentari. La giornata cominciava all’alba tra i vari scarichi dei prodotti freschi come latticini, frutta e verdura. I nostri figli sono cresciuti nel commercio, ma vedendo i sacrifici nel gestire un’attività (dal rinunciare alle feste, anche i semplici pranzi della domenica), hanno preferito cambiare il loro lavoro. Venimmo colpiti da una forte scossa di terremoto che danneggiò la struttura, rendendola inagibile. Rientrammo come paese nel cratere, però ci volle un po’ di tempo prima che arrivassero i finanziamenti per la ristrutturazione. Nel frattempo, noi cercammo di arrangiarci come ambulanti, fino a quando potemmo riaprire…e non potete immaginare la gioia nel rivedere il nostro negozio riaperto! Dopo alcuni anni, si ammalò mio marito, e tra il dispiacere nel vedere una persona fondamentale della mia vita consumata dalla malattia, ho dovuto farmi carico delle responsabilità dell’attività da sola. La sua morte per me è stata uno dei dolori più grandi, che non ho potuto neppure metabolizzare perché dovevo lavorare (ai clienti non puoi dare a vedere o avere sfoghi emotivi). Tra la crisi economica e la stanchezza fisica e mentale, decisi a malincuore di chiudere, nel febbraio 2018. Quando sono venuta a conoscenza del ripristino dell’indennizzo per i commercianti, ho ringraziato il Cielo per questa benedizione di cui ho bisogno, anche perché ho ancora dei debiti da saldare. In ultimo vengo a sapere dal patronato che facendo parte del biennio 2017-2018, sono esclusa dall’indennizzo. L’ennesimo dispiacere!

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Respinto indennizzo commercianti, respinto il reddito d’inclusione: diritti negati più volte

Nel 2000 ho deciso di aprire un’attività come artigiana nello specifico una lavanderia; siccome non si guadagnava abbastanza ho affiancato un’attività commerciale in articoli da regalo. Per un po di anni e andata abbastanza bene, ma poi piano piano il paese in cui vivo ed ho investito già piccolo e cominciato a svuotarsi un po’ perché chi lavorava fuori ha deciso di spostarsi , un po per le poche nascite il paese si è ridotto a poche centinaio di persone per lo più anziane; a tutto ciò si è aggiunto la grande distribuzione che ha invaso il mercato così ‘ con poco lavoro a stento riuscivi a pagare le spese, portandomi con molta sofferenza a chiudere, chiusura avvenuta 31/12/2015. Ho sperato molto di poter accedere a l’ultima misura d’ indennizzo con scadenza 31/ 12/2016 poiché compito 57 nel 2017 la domanda e stata respinta. Ho poi sperato nel reddito nel reddito d’ inclusione anche quello respinto, pochi mesi fa reddito di cittadinanza ancora respinta. Ho problema di salute con 50% d’ invalidità non posso a quest’età andare a cercare lavoro lontano poiché nella mia zona non c’è niente. È stata reintrodotto la rottamazione delle licenze, dateci la possibilità di rientrare, non metteteci ancora paletti perché non c’è la facciamo più i requisiti ci sono tutti, rendetela retroattiva la legge abbiamo pagato per queste evenienze.

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Profumeria chiusa nel 2018 dopo 31 anni di attività

Ho aperto la mia profumeria il 27 /12/ 1987, oltre alla crisi iniziata nel 2008 ci ha colpito pesantemente il terremoto nel 2012, ci siamo rialzati, ma l’apertura di un ‘ ” Acqua e Sapone ” e l’avvento di internet ci hanno costretto alla chiusura il 31/12 /2018 dopo 31 anni di attività…ed ora mi ritrovo pure esodata per un giorno soltanto!

Esclusa dall’indennizzo per solo 6 giorni

Nel 2000 aprii una lavanderia, un lavoro artigianale di cui andavo fiera, ma l’incasso giornaliero non era sufficiente per coprire tutte le spese. Allora pensai di affiancare a questa, una seconda attività di articoli da regalo visto che nel mio paesino mancava. Fu un’ottima idea! Il tempo mi diede ragione con gli incassi che salirono, e così potei vivere del mio lavoro in modo dignitoso. Purtroppo, non considerai l’avvento dei centri commerciali e lo spopolamento dei paesini con i quali dovetti fare i conti. Cominciai a guadagnare sempre meno, mantenendo però le stesse spese. Fino a quando dovetti chiudere la mia attività con immenso dispiacere. Nel 1996 istituirono un indennizzo del quale non ho mai potuto usufruire, solo perché il requisito dell’età lo raggiunsi 6 giorni dopo dalla scadenza della domanda. Mentre la politica ha percepito lauti compensi, pensioni e vitalizi per anni, a me viene negato l’indennizzo avendo versato comunque la mia piccola quota per accedervi. Ho provato tutte le strade: dal reddito di inclusione che mi è stato negato, la pensione di invalidità che mi hanno bocciata (ho un’invalidità al 50%), ed infine il reddito di cittadinanza, ma col mio problema di salute non posso spostarmi lontano. Io non so più cosa fare!!!

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Un piccolo supermercato gestito da me e mia moglie: dopo la chiusura nel 2017 anche l’umiliazione di essere esclusi

Siamo Tommaso e Antonietta, rispettivamente titolare e coadiutore di un piccolo supermercato. A cui abbiamo dedicato la quasi totalità del nostro tempo per almeno 20 anni. Lavorando dalle sei del mattino, orario in cui partivo da casa per comprare la frutta al mercato, fino alle 21, orario di chiusura del nostro negozio, tutti i giorni dal lunedì al sabato… L’attività è andata bene per anni, poi abbiamo dovuto fare i conti con il proliferare di super – ipermercati della Gdo e nonostante tutto abbiamo resistito con onore. Nel 2013 le mie condizioni di salute iniziano a giocarmi brutti scherzi, pensavo fosse la stanchezza o il logorio del lavoro, e invece era una malattia degenerativa del sistema nervoso che rendeva sempre più gravoso il mio lavoro che ho portato avanti, soprattutto grazie agli incessanti e commuoventi sacrifici di mia moglie. Già nel 2015 e 2016 abbiamo cercato invano di partecipare all’ indennizzo per commercianti, purtroppo raggiungevamo sia io che mia moglie gli anni previsti solo nel 2017. Così nel dicembre 2017, io con 62 anni di età e 35 di contributi, mia moglie con 57 di età e 20 anni di contributi, aspettavamo fiduciosi la nuova legge sulla rottamazione delle licenze commerciali, certi di poter contare su questo piccolo aiuto da parte di un fondo che abbiamo alimentato per 20 anni. E invece abbiamo dovuto assistere all’umiliazione di essere esclusi dalla circolare INPS. Spero di cuore che chi dovere risolva al meglio questa situazione e metta fine a questa ingiustizia.

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Angelina Tortora

Scrivere è passione, è vita, mi accompagna da quando ero bambina. Attraverso la scrittura posso comunicare notizie, idee e soprattutto aiutare gli altri. In un mondo dove tutto va all’incontrario, e dove tutto è confusione, il mio obiettivo è quello di diffondere notizie che aiutino. NotizieOra rappresenta la realizzazione di un sogno, dove esprimersi è libertà, è passione. “Solo attraverso la scrittura possiamo avere notizia di uomini che ci hanno preceduto e scoprire in cosa si sono distinti. E, come i classici insegnano, se si ha memoria di qualcuno, se ne protrae l’esistenza.”