Senza scuola non si lavora: il manifesto dei genitori dimenticati

-
07/05/2020

I genitori lavoratori dimenticati scrivono un manifesto: senza scuola non si lavora, ribadiscono esponendo le loro difficoltà

Senza scuola non si lavora: il manifesto dei genitori dimenticati

Inizia la Fase 2 e con essa molti italiani tornano e lavorare. Ma senza la scuola e la cosa provoca non pochi disagi ai lavoratori che al tempo stesso sono anche genitori. Lavoratori che negli ultimi 2 mesi di scuola chiusa si sono improvvisati anche assistenti degli insegnanti arrangiandosi tra lezioni online, lavoro in smart working, pulizie di casa, giochi con i figli  tempo da dedicare alla spesa (che non è stato poco prendendo in considerazione le chilometriche file nei supermercati).

Niente lavoro senza scuola

I genitori lavoratori se ce n’è stato bisogno hanno preso ferie e congedi, hanno lavorato laddove richiesto fronteggiando una situazione di certo non facile per la generalità degli italiani, molto più difficile per chi ha figli con una scuola chiusa e, al momento senza orizzonti.

Ma ora i genitori dicono basta e scrivono, a più mani, un manifesto “Diritto alla scuola”sostenendo che senza una scuola per i loro figli di tornare al lavoro non se parla. Senza la scuola non si lavora, recita il cartello che molti genitori espongono nelle foto pubblicate sui profili social.

A reagire per prima è la Bologna con figli che moltiplica petizioni, appelli e comitati, non sapendo come gestire una fase 2 in cui il lavoro riprende ma la scuola resta chiusa.


Leggi anche: Pensioni anticipate dai 62 anni: le novità sulla ipotesi contributiva e lo stop dei sindacati

Le richieste sono molte, c’è chi raccoglie firma per una riapertura delle scuole il 7 settembre, chi invece chiede di essere coinvolto nelle decisioni sul ritorno tra i banchi scolastici.

I genitori lavoratori stanno facendo di tutto per fare in modo che qualcuno si ricordi di loro sottolineando che con il bonus baby sitter di 600 euro non si riesce a tamponare la situazione.

Il manifesto scritto dai lavoratori bolognesi, però, va a contestare una fase 2 in cui si parla di lavoratori ma non di genitori e se i lavoratori sono genitori soluzioni non se ne danno.

“Oggi ci troviamo a dover scegliere tra la responsabilità di portare avanti il nostro lavoro e la necessità di prenderci cura dei figli, che chi ci governa pensa di parcheggiare fino a data da destinarsi. Inutile dire quale tensione in casa e che saranno, ancora una volta, tante donne a sacrificare la propria ambizione professionale” sottolinea il manifesto, “La scuola deve seriamente entrare nell’agenda di governo: non va lasciata alle capacità dei presidi, alla dedizione dei singoli docenti o derubricata a problema privato”.

I genitori chiedono, quindi, che si trovino soluzioni anche per loro che, tornando a lavorare devono lasciare i propri figli per troppe ore, ore che, appunto, non vengono coperte per intero dal bonus baby sitter e che significano emorragie di denaro per famiglie già provate.