Shrinkflation: cos’è, come funziona e come difendersi

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20/06/2022

Shrinkflation: cos’è, come funziona e come difendersi

Shrinkflation, un nuovo fenomeno che si accompagna alla repentina crescita dell’inflazione e che rischia di costare caro alle famiglie italiane. Si tratta infatti di una tecnica di marketing che punta a ridimensionare i prodotti senza modificare il prezzo esposto o l’aspetto esteriore del confezionamento. In questo modo, le aziende puntano ad assorbire i rincari scaricandoli sugli acquirenti, che per ottenere la stessa quantità di bene devono affrontare una spesa più alta.

Infatti, il termine shrinkflation deriva dall’unione di due parole anglosassoni: shrinkage e inflation. La prima significa contrazione e la seconda inflazione (o rincaro). Così come spiega il termine stesso, attraverso il fenomeno si verifica una riduzione delle dimensioni dei beni di largo consumo, con prezzi invariati oppure che a volte vengono addirittura portati verso l’alto. E con inevitabili controversie con le associazioni dei consumatori.

Shrinkflation: come funziona a livello pratico

Il caso più evidente di utilizzo della shrinkflation è quello del settore alimentare. Le aziende che operano in questo campo agiscono riducendo la quantità e la grammatura. Ad esempio, una confezione di pasta da 500 grammi potrà contenerne 400 grammi. Mentre viene lasciata invariata la confezione. Una confezione da 10 merendine ne conterrà 8, riducendo quindi sia la quantità che la grammatura.


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In molti casi, le confezioni esterne restano identiche, mentre viene modificata solo l’indicazione dei grammi. Un dettaglio che però non viene generalmente notato dagli acquirenti, abituati a mettere semplicemente la confezione nel carrello. Casi simili possono avvenire su qualsiasi tipo di prodotto industriale.

Il fenomeno della ​​shrinkflation nei beni di largo consumo

Purtroppo, la shrinkflation non caratterizza solo il settore alimentare. Anche quello dei beni di largo consumo è infatti caratterizzato dall’adozione di questa pratica di marketing. Così succede che il flacone dei detersivi da 1,5 litri diventi da 1,2 litri, lasciando inalterato il packaging.

Qualcosa di simile può accadere anche per altri prodotti, come per i rotoli della carta igienica (che diventano più leggeri). Oppure per le confezioni dei fazzoletti di carta (che a parità di prezzo contengono meno pacchetti). Insomma, la strategia della shrinkflation può essere applicata praticamente a quasi tutti i settori merceologici caratterizzati dal confezionamento standardizzato e dalla larga distribuzione.

Le cause di fondo e l’inflazione ai massimi dal 1990

D’altra parte, non è un caso se il tema della stia ​​diventando preponderante proprio in queste settimane. In base agli ultimi dati forniti dall’Istat, l’inflazione ha raggiunto i massimi dal 1990. In particolare, la crescita mensile è del 6% rispetto al mese precedente e tocca il 6,8% su base annua. Un dato che conferma anche la crescita dei prezzi per i beni di consumo.


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È chiaro che in queste condizioni i produttori di beni siano incentivati a ricorrere alla shrinkflation. La situazione è diventata oggetto di attenzione anche da parte dell’Antistrust, impegnata a tutelare i consumatori contro potenziali danni derivanti da condotte commerciali scorrette.

Questa tecnica di marketing rischia infatti di creare distorsioni al mercato, andando a pregiudicare l’applicazione del Codice del Consumo. Vi è inoltre un evidente problema legato alla trasparenza, perché il restringimento delle confezioni non viene correttamente evidenziato ai consumatori. Ad esempio, attraverso un’apposita avvertenza posta sull’etichetta frontale della merce.

Come difendersi dal fenomeno ​​shrinkflation

Nel frattempo le associazioni dei consumatori diffondo consigli su come proteggersi dalla shrinkflation. Il primo suggerimento è quello di prestare la massima attenzione durante la fase di acquisto dei prodotti ai supermercati e negli shop della Gdo. Si può iniziare controllando l’etichetta posta sullo scaffale, che deve sempre riportare il costo per unità o peso.

In questo modo, è possibile confrontare il costo dei prodotti valutandone la effettiva convenienza. E rendersi conto di eventuali “ritocchi” derivanti da cambiamenti nella quantità di confezionamento. Un ulteriore suggerimento consiste nel privilegiare l’acquisto di prodotti sfusi. Aiutando anche l’ambiente. Così facendo, è infatti possibile ridurre contemporaneamente l’impatto ambientale derivanti dallo smaltimento del packaging.

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