Stalking occupazionale: che cosa è, come difendersi

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29/11/2019

Lo stalking occupazionale è un comportamento indesiderato con lo scopo di violare la dignità di una lavoratrice o di un lavoratore. Ecco di cosa si tratta.

Stalking occupazionale: che cosa è, come difendersi

Come il mobbing, anche lo stalking occupazionale rientra in quei comportamenti indesiderati “aventi lo scopo o l’effetto di violare la dignità di una lavoratrice o di un lavoratore e di creare un clima ostile, degradante, umiliante o offensivo”. Ecco di cosa si tratta.

Stalking occupazionale: che cosa è

Lo stalking occupazionale o lavorativo può essere definito come quel comportamento che si colloca a confine tra il mobbing e lo stalking. Infatti, mentre, nel mobbing il persecutore agisce solo all’interno dell’ambiente di lavoro, in caso di stalking occupazionale, l’attività persecutoria sconfina nella vita privata della vittima.

Origine di un “atto persecutorio”

I fattori all’origine dello stalking occupazionale, possono essere di vario tipo:

  • è possibile che si aggiunga al mobbing per completare il suo lavoro persecutorio per indurre la vittima con maggiore forza a dimettersi;
  • può realizzarsi anche perché il mobbing non ha avuto l’effetto sperato e, quindi, il persecutore tenta altre strade, invadendo la vita privata della vittima.

In questo ultimo caso, lo stalking si trasforma in ossessione, portando il persecutore a perdere di vista le motivazioni “lavorative” che lo avevano indotto a iniziare quella condotta

Lo stalking occupazionale, in ogni caso, pregiudica non solo la realizzazione della vita professionale della vittima, ma anche mina profondamente la sua sfera personale, generando un senso di umiliazione, paura, perdita di autostima e di sicurezza e chiusura nei confronti degli altri.

Come difendersi

A differenza del mobbing, lo stalking occupazionale è stato riconosciuto reato dal Decreto Legge n.11/2009, successivamente convertito in Legge n.38/2009 che ha introdotto il reato di “atti persecutori” con l’art.612 bis del codice civile. Addirittura, in presenza di comportamenti ripetuti, prevede la pena base di reclusione da sei mesi a cinque anni. La pena, in determinati casi, come ad esempio il danno commesso nei confronti di una donna in stato di gravidanza, può essere aumentata.

Inoltre, lo stalking occupazionale si pone in contrasto con l’art. 2087 c.c. che tutela l’integrità fisica e morale del lavoratore, anche nell’ambiente lavorativo.

Infatti, nel caso in cui si denuncia, anche se nel predetto articolo non si fa accenno alla responsabilità oggettiva, la disciplina afferma che “quando il lavoratore abbia provato di avere contratto un’infermità e che questa derivi dall’ambiente di lavoro, grava sul datore di lavoro (e non sul lavoratore) l’onere di dimostrare di aver adottato tutte le cautele necessarie per impedire l’evento dannoso”.

Infine, potrà essere chiesto anche un risarcimento dei danni patrimoniali e non, fornendo delle prove e denunciando l’atto persecutorio.

Insomma, solo in questo modo possiamo tutelare il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni (art. 35 Cost.), la nostra salute (art. 32 Cost.) e la nostra dignità (art. 3 Cost.).


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