Super dollaro, oro e petrolio: cosa succede sui mercati?

-
12/11/2018

Super dollaro, oro e petrolio: cosa succede sui mercati?

Il dollaro è sempre più super. Nel corso della seduta odierna, la divisa americana si è apprezzata mediamente di mezzo punto percentuale contro le altre principali del pianeta, salendo ai massimi da ben 17 mesi. Bisogna tornare al giugno 2017, infatti, per trovare valori più alti. E per contro il cambio euro-dollaro risulta sceso ai minimi da quasi 17 mesi, attestandosi sotto la soglia di 1,13. Le ragioni di tale rafforzamento del biglietto verde sono due: l’economia americana rimane forte, contrariamente alle altre principali del pianeta, tant’è che la scorsa settimana la Federal Reserve non ha segnalato (per ora) alcuna intenzione di indietreggiare sul fronte della stretta sui tassi; e aumentano i rischi a carico di Eurozona, Regno Unito e Cina sulle tensioni tra Roma e Bruxelles in merito alla manovra di bilancio presentata dall’Italia, lo scenario sempre meno improbabile di una Brexit senza accordo con la UE e, infine, il rallentamento dell’economia cinese, come forse captato dalla più bassa crescita delle vendite su Alibaba mai registrata per il Giorno dei Single.

Si consideri che l’amministrazione Trump, dopo essere uscita mezza vittoriosa dalle elezioni di metà mandato di martedì scorso, potrebbe concentrarsi proprio sulla Cina, imponendo nuovi dazi per reagire a quella che giudica una pratica commerciale scorretta da parte di Pechino, a detrimento delle esportazioni e dei posti di lavoro dell’America.

La forza del dollaro sta contenendo le quotazioni dell’oro, scese oggi ai minimi da un mese in area 1.203-5 dollari l’oncia. Ma non è solo il biglietto verde a gravare sui prezzi del metallo. Venerdì scorso, il petrolio è sceso ai minimi dal mese di aprile, con il Brent ad essere scivolato fin sotto i 70 dollari al barile, quando a inizio ottobre era arrivato a costare sui 86 dollari. Oggi, la seduta per il greggio si mostra positiva, con il Brent ad essere tornato tra 71 e 72 dollari, ma solo sulle voci di un nuovo taglio della produzione da parte dell’Arabia Saudita. Il petrolio a basso costo non depone in favore di un surriscaldamento delle quotazioni dell’oro, raffreddandosi le aspettative d’inflazione, alla base della corsa al metallo.


Leggi anche: Censis, il rapporto del 2020 su consumi, ricchezza, società e sussidi di welfare: l’effetto del coronavirus

La discesa del cambio euro-dollaro sembra perfettamente rispecchiata dai rendimenti sovrani di USA e Germania, con i decennali rispettivamente al 3,18% e allo 0,38%. Lo spread Treasury-Bund risulta ampliatosi così a 280 punti base e stando ai valori attuali, ciò giustificherebbe un cambio atteso dal mercato da qui a 10 anni di poco superiore a 1,44, livello molto più credibile rispetto all’apice di oltre 1,50 a cui si era giunti agli inizi di quest’anno.