TFR o TFS statali: decreto legge, sentenze e sindacato, una violazione del diritto

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07/01/2020

TFR o TFS dipendenti pubblici: tra il cambio di Governo, il decreto legge, le sentenze e il sindacato Confsal – UNSA, una violazione del diritto.

TFR o TFS statali: decreto legge, sentenze e sindacato, una violazione del diritto

Il trattamento di fine rapporto o servizio (TFR o TFS) per i dipendenti pubblici è un argomento molto complicato e burocratico sotto tutti i punti di vista, basti pensare l’anticipo del TFS approvato nel Decreto-legge n. 4/2019 con un tetto massimo di 45.000 euro, ancora in fase di stallo.   Sempre nel 2019 la Corte costituzionale si pronunciava in merito sulla incostituzionalità del trattamento TFS o TFR, tra i dipendenti pubblici e privati, dichiarando “non irragionevole” la rateizzazione del trattamento.

Disparità di trattamento

Un lettore ci pone la seguente domanda: In merito alla liquidazione del Tfs ed alla disparità  di trattamento tra gli ex dipendenti pubblici e quelli privati, non ci si potrebbe rivolgersi alla Suprema Corte di Giustizia Europea? In tal caso sarebbe auspicabile che il Sindacato se ne faccia promotore. Potranno così  vantarsi di aver fatto veramente qualcosa  per i lavoratori. Credo però  che sia pura utopia; forse hanno altro da “pensare”. Altro aspetto che vorrei evidenziare è  l’assoluto silenzio stampa dei media forse anch’essi troppo impegnati  a fare gossip politico. Povera Italia, poveri noi.

Analizziamo cos’è successo nell’anno 2019 tra sindacati, sentenze e decreti-legge.

TFR o TFS: la sentenza

La Corte costituzionale con la sentenza  n. 159/2019 ha deciso che “non è irragionevole” differire e rateizzare i trattamenti di fine servizio dei dipendenti pubblici.


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Ricordiamo che attualmente il TFS o TFR per i dipendenti pubblici segue la seguente dilazione nel tempo:

  • in un’unica rata è entro i 50mila euro;
  • in due rate se l’importo è entro i 100mila euro;
  • in tre rate se l’importo supera i 100mila euro.

Sulla tempistica dei pagamenti la seconda e la terza vengono erogate dai 12 ai 24 mesi dal pagamento della prima rata.

Nel caso di uscita dal lavoro con la pensione anticipata rallenta le tempistiche di pagamento, infatti si prevede siano 12 mesi nel caso che la cessazione avvenga d’uffici; più di 24 mesi nel caso di uscita volontaria, come il pensionamento anticipato.

La situazione si complica per chi ha aderito a Quota 100, in quanto è prevista la liquidazione del TFS come un lavoratore che esce dal lavoro al raggiungimento dei 67 anni di età.

Il Decreto Legge n. 4/2019

Per arginare questo divario il vecchio Governo con il decreto-legge n. 4/2019 contenente anche la pensione anticipata Quota 100, ha emanato l’anticipo TFS fino ad un tetto massimo di 45.000 euro. L’Anticipo consiste in un vero e proprio finanziamento con tassi agevolati grazie all’Accordo tra Abi, Ministero del Lavoro e Inps. Si spera che a metà gennaio si arrivi a qualcosa e che finalmente venga attuata questa misura.

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TFS o TFR: sindacato Confsal – UNSA

A fronte della sentenza della Corte costituzionale il sindacato Confsal-UNSA, si è dichiarato pronto a continuare la battaglia.

Il 17 dicembre il sindacato pubblica il seguente comunicato:

«Il ritardato pagamento del Tfr rappresenta una grave violazione del diritto di tanti lavoratori statali che, al momento della pensione, sperano di ricevere la propria liquidazione ma devono aspettare 27 mesi in caso di pensionamenti di vecchiaia e fino a 7 anni in caso di pensione anticipata» afferma Massimo Battaglia, Segretario Generale Confsal-UNSA.


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«Domani scriveremo al Presidente della Repubblica, quale Garante della Costituzione, chiedendogli il perché del mancato rispetto della sentenza della Corte costituzionale n. 159/19 da parte del Governo, che si ostina a non rimettere mano all’incresciosa questione del differito pagamento per i pubblici dipendenti del proprio Tfr, nonostante la Corte abbia dato chiarissime indicazioni al riguardo. Se poi il Governo pensa di trasformare un diritto a ricevere la liquidazione in un prestito bancario su cui pagare interessi ha sbagliato strada».

«Siamo in presenza di una vera e propria vergogna di Stato. Un datore di lavoro che non rispetta i propri lavoratori, li vessa, li considera un costo, e ne nega i diritti fondamentali del rapporto di lavoro. Siamo pronti a chiedere, quali lavoratori pubblici, i danni al Governo -annuncia Battaglia- per i pregiudizi economici e le umiliazioni -professionali e di immagine- subite per mano del nostro datore di lavoro»