TFR, se l’azienda fallisce, ecco chi paga

Se l’azienda in cui lavoriamo fallisce, il Tfr chi lo paga? La risposta arriva dalla Cassazione. Grazie alla sentenza numero 23775/2018, la Cassazione ha stabilito che il Tfr deve essere pagato dal cessionario dell’azienda, se possiede la qualifica di datore di lavoro al momento della risoluzione del rapporto.

Il pagamento del Tfr dei dipendenti chi deve pagarlo?

La Corte d’Appello aveva stabilito che il Tfr nel momento in cui viene la cessione dell’azienda, va in automatico a carico del Fondo di Garanzia Inps, ma la decisione è stata subito contestata in sede di opposizione. La Corte d’Appello di Brescia riconosce il pagamento del trattamento fine rapporto da parte del Fondo di Garanzia INPS per quanto riguarda le ultime tre mensilità e appunto il Tfr. Questa decisione è stata presa anche perché prima dell’ istaurazione della procedura concorsuale, in poche parole dalla s.n.c alla s.r.l. il diritto dei lavoratori al pagamento del trattamento fine rapporto e delle ultime tre mensilità erano messe al carico dell’Inps. Con il ricorso per Cassazione è stato deciso che queste spese del Tfr e le ultime 3 retribuzioni vengono messe a carico del datore di lavoro cessionario.

È possibile chiedere il Tfr a carico del Fondo di Garanzia INPS solo nel momento in cui interviene la risoluzione del contratto, e questo grazie all’articolo 2120 c.c.

Tfr a chi spetta pagarlo?Per quanto riguarda il pagamento del Tfr, si fa riferimento ai sensi dell’art.2 della legge numero 297/1982, dove viene precisato meglio nel comma 6 di tale articolo la seguente decisione: “E’, dunque, testualmente previsto che, perché si determini l’intervento del Fondo di garanzia, l’insolvenza riguardi il soggetto titolare in atto del rapporto di lavoro, il datore di lavoro cioè che è tale al momento in cui avviene la risoluzione del rapporto di lavoro.”

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Secondo la Cassazione, come riporta lo studio Cataldi, “Si può quindi affermare il seguente principio: l’art. 2 della legge n. 297 del 1982 e l’art. 2 del dlgs. n. 82 del 1990 si riferiscono all’ipotesi in cui sia stato dichiarato insolvente ed ammesso alle procedure concorsuali il datore di lavoro che è tale al momento in cui la domanda di insinuazione al passivo viene proposta ed, inoltre, poiché il Tfr diventa esigibile solo al momento della cessazione del rapporto, il fatto che (erroneamente) il credito maturato per Tfr fino al momento della cessione d’azienda sia stato ammesso allo stato passivo nella procedura fallimentare del datore di lavoro cedente non può vincolare l’Inps, che è estraneo alla procedura e che, perciò, deve poter contestare il credito per trattamento fine rapporto sostenendo che esso non sia ancora esigibile, neppure in parte, e quindi non opera ancora la garanzia dell’art. 2 legge n. 297 del 1982.”

Ionela Polinciuc

Mi chiamo Ionela Polinciuc, sono nata in Romania e ho vissuto a Roma e Darfield. Amo viaggiare, e questo percorso mi ha permesso di conoscere altre realtà importanti e migliorare le mie capacità di adattamento a svariati contesti. La mia passione per scrivere, mi ha portato a collaborare con diversi giornali, da ormai 3 anni.