Vendite allo scoperto, ecco come guadagnare in borsa quando le quotazioni calano

-
20/10/2018

Vendite allo scoperto, ecco come guadagnare in borsa quando le quotazioni calano

Non è un buon momento per la borsa italiana, che nelle ultime settimane ha perso circa l’11,5% del suo valore, a causa delle vendite copiose realizzate dal mercato con l’avvicinarsi della scadenza per la presentazione della legge di Stabilità. Di solito, si dice che quando le quotazioni azionarie (e obbligazionarie) scendono, nascono opportunità di investimento, perché i minori prezzi automaticamente creano le condizioni per realizzare guadagni con la loro successiva risalita. Ma lo sapevate che la discesa stessa dei prezzi può farvi guadagnare sui mercati finanziari? Eh, già! Siamo portati a credere che in borsa si facciano profitti solo quando i prezzi dei titoli salgono e che si perda quando ripiegano. Non è affatto vero. Se così fosse, tutti vincerebbero in una fase rialzista e tutti perderebbero in una fase ribassista. Per fortuna, non è così, altrimenti la liquidità tenderebbe semplicemente a scomparire nelle fasi avverse.

Una tecnica per guadagnare quando i prezzi scendono consiste nelle vendite allo scoperto. Un investitore vende un titolo che non possiede materialmente, ma s’impegna con l’acquirente a consegnarglielo a una data scadenza al prezzo attuale vigente (vendita allo scoperto “nuda” o “naked”), oppure se lo fa prestare da un broker e glielo fornisce immediatamente. Chiaramente, l’intermediario pretenderà il pagamento di commissioni, legate al valore dei titoli forniti e/o anche alla durata del prestito.

Qual è l’intento dell’investitore? Di riuscire ad acquistare entro la scadenza il titolo a un prezzo inferiore rispetto a quello a cui lo ha già venduto. In sostanza, egli scommette al ribasso nel momento in cui vende (“short selling”). Ora, se effettivamente riuscirà ad acquistarlo a un prezzo più basso, otterrà un margine di guadagno, cioè realizzerà una plusvalenza. Viceversa, incorrerà in una perdita. Qui, siamo in presenza di un investimento anomalo, in quanto i ricavi vengono realizzati prima dei costi, dato che le vendite precedono gli acquisti. E in questo tipo di operazioni è insito un grado di rischio elevato, perché non solo non si ha idea di quale possa essere il costo da sostenere per l’acquisto del titolo, ma esso oltre tutto potrebbe benissimo superare di gran lunga i ricavi, ossia le perdite potrebbero anche essere illimitate, nel caso in cui i prezzi si muovessero al rialzo.


Leggi anche: Dichiarazione dei redditi 2021: scadenza saldo e acconto, entro quando avviene la rateizzazione post proroga

Contrariamente a quanto accade con un investimento rialzista, ossia quando si acquista un titolo per rivenderlo a un prezzo più alto e il rischio massimo consiste nel perdere il 100% del capitale, qui non si ha un limite teorico ai rialzi, per cui si sarebbe esposti a perdite senza limiti. Facciamo un esempio per meglio farvi capire: Tizio vende allo scoperto a Caio 1.000 azioni Mediaset al prezzo di 2,50 euro ciascuna. Si fa prestare i titoli da Banca X e s’impegna a riconsegnarglieli entro 90 giorni. Allo scadere del prestito, si “ricopre” sul mercato acquistando 1.000 azioni Mediaset al prezzo di borsa vigente quel giorno, per ipotesi pari a 2,00 euro. Pertanto, Tizio avrà incassato con la vendita allo scoperto 2.500 euro (2,50 x 1.000) e avrà speso successivamente 2.000 euro (2,00 x 1.000), realizzando un guadagno di 500 euro, al lordo delle commissioni da versare alla banca per il prestito.

E se, invece, il prezzo delle azioni Mediaset salisse? Tizio subirà una perdita. Immaginiamo che a seguito del lancio di un’OPA da parte di un colosso internazionale delle telecomunicazioni, il titolo salga a 7,00 euro. Per acquistare le 1.000 azioni, Tizio dovrà spendere 7.000 euro, a fronte di 2.500 euro incassati, subendo una perdita di 4.500 euro, pari al 180% dei ricavi. In sostanza, si può perdere oltre il 100% della somma inizialmente incassata. Pertanto, il rischio appare enorme, specie se la scommessa ribassista avviene sulla base di informazioni carenti, errate o incomplete. Non a caso, quando si notano investimenti ribassisti copiosi su un titolo, il mercato ne deduce un segnale negativo per il relativo prezzo, anche se non è detto che le previsioni degli investitori si rivelino esatte.


Potrebbe interessarti: Reddito di cittadinanza, pagamento dal 27 luglio 2021: al via la nuova carta RdC maggiorenni

Per evitare che tali segnali destabilizzino i mercati dei titoli di stato, il Regolamento UE n.236/2012 ha vietato la vendita allo scoperto nuda dei bond sovrani e dei credit default swaps, i titoli che assicurano contro il rischio di fallimento di uno stato. In sostanza, si può continuare a speculare al ribasso contro il debito di uno stato, purché la vendita del titolo sia assistita dalla sua disponibilità materiale.