Voto online? Il governo sta lavorando al blockchain

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17/10/2018

Il prossimo voto, forse, sarà online? Questo è quanto propone Giuseppe Brescia (M5s), aggiungendo che il governo stia lavorando al blockchain

Voto online? Il governo sta lavorando al blockchain

Un governo giovane e al passo dei tempi quello che abbiamo, al punto che si è impegnato a istituire un tavolo tecnico sulla sperimentazione della tecnologia blockchain alle elezioni. Il tutto è stato proposto dal presidente della commissione Affari costituzionali Giuseppe Brescia (M5s); l’11 ottobre è cominciato l’iter che porterà le istituzioni a sperimentare nuove forme di voto attraverso l’uso della tecnologia blockchain.

Cos’è il blockchain

Si tratta di una tecnologia complessa che nasce come protocollo che muove e garantisce sicurezza a Bitcoin, ma con applicazioni infinite. Queste tecnologie possono ammodernare le istituzioni, la filiera del made in Italy, gli organi dello Stato, la salute pubblica. Il ministero dello Sviluppo economico il 28 settembre ha pubblicato un avviso in cui annunciava la selezione di 30 esperti di blockchain per istituire un gruppo di lavoro e studiarne le possibili applicazioni. In seguito c’è stata l’approvazione dell’ordine del giorno di Brescia ha dato il via al tavolo tecnico per l’uso di questa tecnologia durante il voto per l’elezione dei rappresentanti dei cittadini.

L’interesse del Movimento per la blockchain

Da tempo il Movimento 5 Stelle ha mostrato interesse a questa tecnologia. Ma è molto di più: si tratta anche di una sfida culturale in un Paese che ha abbracciato il cambiamento, ma ancora resiste alle innovazioni. La tecnologia blockchain trova piena cittadinanza e si indicano come campi di applicazione la riconoscibilità e tracciabilità dei prodotti Made in Italy e l’avvio della disintermediazione attraverso gli smart contract. Un primo passo concreto che potrà coinvolgere anche la sanità e la pubblica amministrazione, non più solo la finanza come accaduto coi bitcoin.


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E’ possibile che il voto possa diventare online in futuro, ma non ancora si sa quando. Brescia sostiene:

“Lo Stato ha il dovere di proporre soluzioni ai milioni di italiani che non vanno alle urne semplicemente perché lontani dal luogo di residenza. Possiamo fare tre cose: continuare a non vedere il problema e non combattere l’astensione, continuare a costringerli a lunghi viaggi in cambio di un rimborso o pensare alla tecnologia come soluzione e permettere loro di votare nella città in cui vivono con sistema blockchain. Questo è il primo step da raggiungere. Il voto da casa è una frontiera, ma non vorrei che trasformasse tutto in un miraggio”.

Molto spesso alcune innovazioni hanno fallito affidabili. Un esempio sono gli acquisti online, oggi invece l’e-commerce registra una crescita a due cifre. Questo fa capire come sia necessario il tempo giusto. Anche se in Estonia si vota da più di 10 anni con il voto elettronico. Nel 2005 erano il 2% a votare online, l’anno scorso più del 30%. L’Italia non è ancora del tutto al passo coi tempi.

Un progetto per il riconoscimento dei titoli dei rifugiati, basato su blockchain, cos’è?

Si tratta di un progetto promosso dal viceministro Fioramonti; grazie alla blockchain e alla collaborazione Miur-Cimea, i cittadini rifugiati avranno la possibilità di ricostruire il proprio percorso di formazione e di vedere riconosciute le proprie competenze non solo in Italia ma in tutti i Paesi che utilizzano la rete. Inoltre, alcune università italiane stanno sperimentando o direttamente adottando la tecnologia blockchain per la certificazione dei curriculum accademici. E’ probabile che il blockchain si diffonderà senza limiti.