WhatsApp non si tocca, la chat privata non è motivo di licenziamento

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08/01/2020

Whatsapp non si tocca a deciderlo la sentenza del Tribunale di Firenze che considera le chat private tra colleghi un diritto di corrispondenza privata.

WhatsApp non si tocca, la chat privata non è motivo di licenziamento

Chat di WhatsApp molto usata nei luoghi di lavoro tra colleghi per parlare male del capo, ma cosa succede se il capo se ne accorge? Si rischia il licenziamento? Ebbene, una recente sentenza del Tribunale di Firenze del 16 ottobre 2019 è intervenuta in merito e ha chiarito una volta per tutte, quanto incidono le chat private fra colleghi.

WhatsApp e chat private tra colleghi: la sentenza

Una sentenza del Tribunale di Firenze del 16 ottobre 2019 nella causa iscritta nel R.G. 764/219 sezione Lavoro, chiarisce che le offese rivolte al datore di lavoro o agli organi di supervisione, nella chat privata non costituiscono motivo di licenziamento per giusta causa.

Gli scambi in chat tra colleghi vanno qualificati come scambio di corrispondenza privata e quindi rientrano nel “diritto di corrispondenza privata”. Il contenuto dei messaggi quindi, non è suscettibile di diffusione all’esterno, a causa del contesto chiuso e non può aver alcun rilievo sul piano disciplinare. La Corte rileva che la corrispondenza ristretta a pochi soggetti nella chat, non costituisce per il lavoratore reato di diffamazione.

Il caso

Il caso esaminato dalla Corte riguardava un lavoratore che impugnava giudizialmente il licenziamento per giusta causa per aver inviato all’interno della chat di WhatsApp tra colleghi, alcuni messaggi vocali del contenuto offensivo, razzista e denigratorio verso altri dipendenti e al superiore gerarchico.

Il lavoratore contestava il licenziamento in quanto i messaggi erano stati registrati in unica chat privata, mentre la società sosteneva che il licenziamento era mirato a tutelare l’integrità morale e fisica degli altri dipendenti oggetto dei messaggi offensivi e minacciosi da parte del ricorrente.

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