Apertura partita Iva Forfettaria: costi per avvio e gestione

Quanto costa aprire una partita Iva con regime forfettario nel 2020 e quanto costa, poi, mantenerla nel corso del tempo? Valutiamo in base al costo del commercialista, le tasse e i contributi.

Il nuovo regime forfettario è molto invitante per chi svolge lavoro autonomo visto che permette non solo di pagare le tasse con un’aliquota agevolata. La Partita Iva in questione, infatti, ha costi di gestione molto bassi e può diventare molto conveniente per chi, pur svolgendo lavoro autonomo ha anche contratto di lavoro dipendente. Vediamo quanto costa aprire una partita Iva e mantenerla.

Partita Iva forfettaria

Un lettore scrive per chiedere:

Gentile referente,
sto valutando la possibilità di aprire p.iva con regime forfettario. Premetto che sono un ingegnere di 35 anni da compiere a dicembre e sono insegnante con contratto a tempo determinato, con rinnovo annuale.
Mi sembra di capire che dovrei registrarmi alla gestione separata Inps ma vorrei informazioni più precise sui costi di apertura e gestione della p.iva.
Grazie, saluti.

Partiamo dal presupposto che aprire una partita Iva, anche forfettaria, è assolutamente gratuito.

Per approfondire, in ogni caso, consiglio la lettura dell’articolo: Come aprire una partita IVA nel 2020: costi, differenze e convenienza

Partiamo dal presupposto che aprire una partita Iva è completamente gratuito. Non bisogna, quindi, sostenere costi di apertura ma di gestione si. Dal momento che si apre la partita Iva, infatti si devono pagare le tasse e i contributi.

Se per l’apertura si decide di avvalersi dell’ausilio di un commercialista, invece, si potrebbero sostenere i costi ad esso legati: risparmierete sicuramente tempo e il recarsi all’Agenzia della entrate ma sarete costretti a pagare il tempo del vostro commercialista.

Inoltre vanno sostenuti i costi per iscriversi al registro delle imprese e all’INPS, ma si parla di una spesa una tantum di circa 150 euro.

Discorso diverso, invece, per i costi di gestione. Innanzitutto, se non si è in grado di portare avanti da soli la gestione è da mettere in conto il costo del commercialista che, in base alla regione in cui si vive, può variare dai 150 ai 300 euro annui.

E’ da mettere in conto, poi, che sarà necessario il versamento dei contributi (anche se si è già impiegati e si versano già i contributi da lavoro dipendente) che variano in base ai guadagni dell’attività. Anche le tasse da pagare, poi, sono commisurate ai guadagni dell’attività, basti sapere, in ogni caso, che si dovrà pagare il 15% su una base imponibile calcolata in maniera forfettaria (a seconda del codice ATECO scelto, si potrà godere di una deduzione forfettaria variabile).

 


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Patrizia Del Pidio

Giornalista pubblicista, oltre ad essere proprietaria e autrice presso Notizieora.it, collaboro da anni con la testata Orizzontescuola.it. Scrivere è da sempre la mia passione e farlo come professione è stata la realizzazione di un sogno. Esperta di fiscalità e pensioni mi piace rispondere ai quesiti che i miei lettori quotidianamente mi inviano per fare in modo che, nel mio piccolo, la burocrazia possa essere più facile e alla portata di tutti.