Amalfi e la Valle delle Ferriere, un giorno tra storia e bellezza: Tour in costiera Amalfitana

Amalfi da scoprire, ricca di storia e bellezza, particolare splendore la Valle delle Ferriere dove il tempo sembra essersi fermato.

Amalfi con la sua storia e le sue bellezze, in questi giorni di inizio maggio dal clima ballerino, un gruppo di amici si convince ad accompagnarmi in una passeggiata insolita e affascinante. Ed eccoci, di buon ora, tutti in auto, per fare rotta su Pontone, frazione di Scala, il borgo più antico della costiera amalfitana. Giunti in zona, ci danno il benvenuto, dall’alto dei monti, le rovine della basilica di sant’Eustachio.

Resti della basilica di Sant’Eustachio

Chiesa del 1100, tra le più belle del sud Italia, di cui si preservano le mure e l’abside. Parcheggiate le auto, ci immettiamo subito nella mulattiera utilizzata dagli asini per fare spola tra Amalfi e Scala. Ci imbattiamo in un bizzarro altarino, con santi, serpenti e qualche totem dal misterioso significato. 

Cascate della valle delle Ferriere

Dopo aver percorso qualche centinaio di metri ed aver goduto del bel panorama su Amalfi, giungiamo al rio Canneto che scorre cristallino tra i boschi.  È propria la presenza dell’acqua, che ricadendo copiosa tra le rocce,  nebulizzandosi in cascate di varia altezza, a creare un ambiente fresco ed umido ideale per la vita di specie vegetali e animali rare. Tra le prime, la felce Woodvardia radicans, risalente addirittura a trecento milioni di anni fa, all’era preglaciale. Delle seconde la Salamandra pezzata e la Salamandrina dagli occhiali, così chiamate per le loro particolari colorazioni. Ci ritroviamo in un ambiente fantastico, in una vegetazione lussureggiante ed accogliente, da vera fiaba. Fanno capolino i resti dell’acquedotto che, dal 1200 fino al 1800, serviva per incanalare l’acqua utilizzata nelle cartiere, disseminate lungo la valle, e nella ferriera, i cui resti sono visibili alle pendici della conca. In questo luogo, infatti, fin dai primi secoli del millennio scorso, veniva prodotta la carta più pregiata d’Italia, ancor oggi usata per tutte le comunicazioni dello Stato Pontificio.

La carta amalfitana: la storia, l’arte…

Dagli ultimi riscontri storici, risulta che la carta amalfitana fu la prima ad essere prodotta nel nostro paese, essendo risultata leggendaria la figura di Polese da Fabriano, che si riteneva essere il fondatore della prima cartiera italiana a Bologna. Sembrerebbe essere stata proprio Amalfi, la più ricca tra le repubbliche marinare, ad esser la prima città ad aver conosciuto i segreti della carta. E non c’è da meravigliarsi, essendo stata, Amalfi, la protagonista dei traffici nel Mediterraneo, sin dall’inizio dell’anno mille, intrattenendo intesi rapporti col mondo arabo che, a sua volta, aveva appreso i segreti della produzione della carta dalla Cina.cartiera Proprio in una di queste cartiere abbandonate ci avventuriamo, con i nostri piccoli al seguito. E ci sembra di essere piombati in un lontano passato, quasi come se questa cartiera fosse un borgo a se stante, tra cunicoli, scale e ambienti con vasche per sciogliere gli stracci di lino e macchinari vari per la produzione della carta. Carta amalfitana, chiamata Bambagina perché realizzata dal cotone e non dalla cellulosa del legno. L’acqua del fiume Canneto fu anche fondamentale per attivare i macchinari dell’antica ferriera, che frantumava le pietre provenienti dall’isola d’Elba per estrarne il metallo. Insomma, ci troviamo in una valle dove storia e bellezza convivono da sempre in una simbiosi eccezionale. E tale e lo splendore di questo luogo, da essere stato prescelto dai tanti viaggiatori romantici dell’800, nel Grand Tour.

Il Duomo d’Amalfi con le reliquie dell’apostolo Sant’Andrea

 

Percorsi circa 6/7 km, ci ritroviamo nella piazza del Duomo d’Amalfi, con dinanzi, sull’irta gradinata, la bellissima cattedrale con la sua facciata, dorata, in stile, a tratti moresco, a tratti neogotico. Duomo ove sono custodite le reliquie dell’apostolo Sant’Andrea.

Poco più avanti, la piazza  dedicata all’amalfitano, inventore della bussola magnetica, Flavio Gioia. E poi, giù al mare, a fare un bagno ristoratore, dinanzi al borgo di questa cittadina dalla bellezza disarmante.

Duomo_di_Amalfi

Amalfi e il Meridione d’Italia

E mentre mi rilasso nel mare  d’Amalfi, vedo plasticamente realizzata, dinanzi ai miei occhi, l’idea sviluppata da Jared Diamond, nel suo libro “Pistole, germi e acciaio”. Il bio-geologo americano teorizzava, in quest’opera di una decina d’anni fa, che il Meridione d’Italia, insieme alla fascia mediterranea euroasiatica, era il luogo del mondo ove vi fossero le migliori condizioni per la vita umana. Il clima, il territorio, le condizioni biologiche e geologiche hanno, da sempre, qui, agevolato la vita animale e vegetale. E allora giungo a credere che proprio in tali ragioni trovi radice l’indole pacifica dei popoli del Sud. Popoli che mai hanno intrapreso guerre d’invasione verso altri territori, avendone a disposizione il migliore. Ed anzi tante aggressioni hanno dovuto subire ed tanti stranieri hanno accolto.

Ed io, parte di questo popolo, mi ritrovo ad essere il risultato di questa stratificazione culturale e mi inorgoglisco a pensare che sono il frutto di una storia millenaria che vede tra i miei avi greci, etruschi, romani, slavi, normanni, angioini, spagnoli, asburgici ed arabi. E più ricco non potrei sentirmi.

Daniele

Giurista prestato, per professione, alla finanza. Appassionato d'arte, in ogni sua forma espressiva. Ama raccontare Napoli e la sua terra,  fonte infinita d'ispirazione