La pittrice italiana vittima di stupro e dimenticata, Artemisia Gentileschi

L’articolo parla della pittrice italiana, Artemisia Gentileschi, della sua prima opera Susanna e i vecchioni e dello stupro subito a soli 18 anni, seguito dal matrimonio riparatore.

Nel corso della storia dell’arte, non solo ci sono stati grandi artisti maschi, ma anche donne, che purtroppo, sono state dimenticate. Chi è Artemisia Gentileschi? Mai sentita nominare prima d’ora. La donna è stata vittima due volte di quel mondo maschilista del tempo giunto fino a noi. Solo recentemente è stata riscoperta la sua storia, che oltre all’arte, ha tanto da insegnarci. Scopriamo, di seguito, tutto ciò che c’è da sapere di Artemisia Gentileschi.

CHI E’ ARTEMISIA GENTILESCHI

Pittrice del ‘600, fu la prima figlia, di sei, del pittore Orazio Gentileschi, figura ingombrante nella vita della figlia, che la formò presso la sua stessa bottega. Sulla scia dell’arte Caravaggio, Artemisia Gentileschi, come il padre, realizza le sue opere basandosi su modelli reali, che poi modifica per renderli più drammatici. In seguito, il rapporto tra i due somiglierà a quello di due collaboratori, al punto che la giovane potrà intervenire sulle opere paterne. La sua prima opera fu “Susanna e i vecchioni” del 1610, a soli 17 anni, dove fu aiutata dal padre, non solo nell’operato, ma anche a farsi un certo nome a Roma e non solo. Inoltre, si ipotizza che Artemisia Gentileschi sia stata allieva diretta non solo del padre, ma anche dello stesso Caravaggio, la cui influenza è percepibile nel realismo dell’opera.

SUSANNA E I VECCHIONI

L’opera è un olio su tela realizzato nel 1610, ed è la prima vera opera della pittrice, che fino ad allora aveva realizzato piccoli lavori autonomi. Il soggetto è ripreso dalla storia dell’antico testamento, ed uno dei più riprodotti all’epoca e nei secoli a seguire. Nell’opera è rappresentata la casta Susanna mentre fa il bagno, scoperta da due uomini anziani, amici del marito, che la ricattano sessualmente. Se la giovane non accettasse tale ricatto, i due uomini avvertirebbero il marito di averla trovata con un amante. La giovane accetta impotente, ma sarà salvata da Daniele, autore del libro stesso, a smascherare i due anziani. Il nudo di donna sottolinea la conoscenza di Artemisia Gentileschi del realismo di Caravaggio, ma richiama anche il classicismo; evoca sensualità, femminilità ma anche dolcezze. Il volto narra la paura della giovane e il suo disgusto dinanzi a quelle parole, in modo contemporaneo. L’opera ad un certo punto supera lo stesso Caravaggio attraverso l’utilizzo maggiore di luce, mentre l’ombra è usata al minimo, quanto basta. Inoltre, all’epoca dell’esposizione, l’opera venne attribuita allo stesso padre.

LO STUPRO

A differenza della sua Susanna, Artemisia Gentileschi fu soggetto di stupro. Il padre, orgogliosissimo di lei, decise di affidarla nelle mani di un noto pittore dell’epoca, Agostino Tassi. Nonostante la fama irosa, sanguinosa e con trascorsi tutt’altro che belli, Orazio ebbe grande stima di lui e vi lasciò la figlia senza problemi. Subito l’uomo si infatuò della giovane Artemisia, solo 18enne, e provò a sedurla nonostante i rifiuti della giovane. Un giorno, dopo l’ennesimo rifiuto, Agostino Tassi, grazie all’assenza di Orazio e stuprò la giovane, all’interno della casa di lei. Questo evento sconvolgerà non solo la vita di Artemisia Gentileschi, ma anche tutto il suo lavoro futuro.

COSA AVENNE DOPO

Nonostante l’accaduto sia stato subito riportato al padre, quest’ultimo tacque. Artemisia Gentileschi accettò la richiesta di matrimonio del Tassi ed ebbe altri rapporti intimi con lui. Ma la svolta avvenne quando la pittrice, nel 1612 scoprì che l’uomo era già sposato e che quindi il matrimonio non si sarebbe mai fatto. Il padre, scoperto ciò, inviò una querela contro il collega pittore, descrivendo tutta la vicenda dell’abuso. In seguito la giovane fu sottoposta a umilianti e lunghe visite ginecologiche che affrontò con molto coraggio. Nonostante ciò la giovane pittrice fu sottoposta anche ad un interrogatorio sotto tortura, dove venivano legati i suoi pollici con delle cordicelle che si stringevano sempre di più. Artemisia Gentileschi, sapendo che ciò avrebbe rovinato le sue dita e quindi il suo lavoro, accettò e fu così che Agostino Tassi fu condannato a 5 anni di reclusione o esilio da Roma. L’uomo, scelse la seconda, condanna che non fu mai scontata del tutto in quanto era molto richiesto nelle vicinanze della capitale. In quanto ad Artemisia, nonostante la verità, venne ritenuta una bugiarda ed una donna di facili costumi, a cui spesso venivano dedicati dei sonetti licenziosi.

IL MATRIMONIO RIPARATORE

La vicenda infine si conclude con un matrimonio riparatore fortemente voluto dal padre di Artemisia Gentileschi, con un noto pittore di Firenze, Pierantonio Stiattesi. Così facendo, il padre voleva garantire alla figlia uno status decente onorabilità. La giovane seguì il giovane sposo a Firenze e da lì ritornò a lavorare, cosa che, al periodo del processo, non le fu permesso.

Sebbene si tratti di una storia vecchia nel tempo, sembra ripetersi anche nel XXI secolo. Quante Artemisia Gentileschi ci sono in giro e non lo sappiamo. Quante donne private della propria dignità sottoposte a questo mondo maschilista. Sperando che la storia ci insegni a non ripetere cose del genere ami più.

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Katia Russo

Sono Katia, ho 21 anni e sono una studentessa di Lettere Moderne. Fin da piccola la scrittura e la lettura mi hanno sempre affascinato, e crescendo, ho iniziato ad interessarmi di cinema e di arte. Sono una grande curiosona e mi piace trasmettere qualsiasi informazione utile.