Bollette pagate e quanto conservarle: al di là della prescrizione ecco cosa ci consiglia l’avvocato

Bollette pagate: non sempre conservare le ricevute in base ai tempi di prescrizione del pagamento basta, ecco cosa ci consiglia un legale al riguardo.

Abbiamo affrontato, qualche giorno fa, un dubbio che assilla molti cittadini:  quanto vanno conservate le ricevute di pagamento delle bollette. Da quello che abbiamo evinto dalla normativa il periodo in cui una ricevuta andrebbe conservato è pari alla prescrizione di quel pagamento poichè dopo il termine di prescrizione l’amministrazione o l’ente erogatore non potrebbe più pretendere il pagamento.

Ma, c’è un ma. Molto spetto il termine della prescrizione viene interrotto da eventuali solleciti di pagamento e, quindi, il tempo di conservazione delle ricevute si allungherebbe. 

Per noi cittadini e clienti resta tutto molto nebuloso poichè non conosciamo la legge e la normativa di riferimento e proprio per questo riporto integralmente il  messaggio di un ex legale che fa delle puntualizzazioni sull’argomento che potrebbero essere interessanti per tutti.

Vediamo, quindi, cosa ci consiglia l’avvocato al riguardo.

Bollette pagate e quanto conservarle

Ho letto l’articolo di Patrizia Del Pidio “Bollette pagate, per quanto tempo vanno conservate e perché” e mi permetto quale ex avvocato ed e giudice -dopo aver plaudito all’utilità dell’informazione- di interloquire con due puntualizzazioni di cui ritengo di debba giuridicamente tenere conto.

 

  1. A) La prima considerazione da fare è che, di regola, nelle bollette recapitate al cliente si da sempre atto -salvo che non vi sia una morosità in atto- che “le precedenti bollette risultano pagate”. Ebbene, questa dichiarazione ha natura confessoria ex art. 2730 del codice civile e, quindi, esonera il cliente dall’obbligo di dimostrare di avere pagato le precedenti bollette: semmai deve essere la Ditta fornitrice che deve dimostrare, ex art. 2732 cod. civile, di avere dichiarato, per errore, che le precedenti bollette risultavano pagate. Evidenzio anche che ai sensi dell’art. 2709 c.c. “i libri e le altre scritture contabili delle imprese soggette a registrazione fanno prova contro l’imprenditore”, sicché è l’imprenditore che, a fronte di una fattura nella quale ha dichiarato che le precedenti bollette risultano pagate (e quindi annotate nelle scritture contabili e registrate come incassi), deve dimostrare il contrario, e cioè di essere incappato in un errore perché in realtà il cliente non aveva mai pagato.
  2. B) La seconda considerazione da fare è che le Società erogatrici di forniture periodiche interrompono, di regola, l’erogazione in caso di morosità, sicché dal fatto che le forniture non siano mai state interrotte per morosità si deve trarre la prova per “presunzioni semplici”, ex artt. 2727 e 2729 del cod. civ., che il cliente ha in realtà pagato e seguitato a pagare. Infatti le “presunzioni”, a livello probatorio, sono “le conseguenze che la legge o il giudice trae da un fatto noto per risalire a un fatto ignorato”, sicché ritengo che qualsiasi giudice, posto di fronte al “fatto”, noto, che la Società ha seguitato ad effettuare le forniture periodiche per anni -peraltro attestando anche nelle fatture che le precedenti bollette risultavano pagate- debba necessariamente dedurre la prova per presunzioni che il cliente non è stato mai moroso ed ha quindi pagato le bollette.

 

Indipendente da queste considerazioni,  io ritengo che è buona norma conservare sempre tutte le bollette e tutte le quietanze, anche oltre i 10 anni. E’ stato grazie a questa mia cautela che sono riuscito a dimostrare di aver effettuato un consistente pagamento all’Amministrazione che me lo richiedeva dopo il decorso di 10 anni, adducendo l’esistenza di precedenti originarie richieste che avevano interrotto la prescrizione decennale (facendola dunque nuovamente decorrere). In questo caso ho potuto evitare di dover pagare una seconda volta il debito (dopo aver ovviamente infamato l’Amministrazione per questa sua indebita richiesta) perché avevo conservato la quietanza: ed ho ricevuto le “scuse” del burocrate di turno. Quindi il mio consiglio è di conservare tutti i documenti e magari di scannerizzarli per evitare di incappare in queste iniquità.

Distinti saluti

Luigi Tosti


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Patrizia Del Pidio

Giornalista pubblicista, oltre ad essere proprietaria e autrice presso Notizieora.it, collaboro da anni con la testata Orizzontescuola.it. Scrivere è da sempre la mia passione e farlo come professione è stata la realizzazione di un sogno. Esperta di fiscalità e pensioni mi piace rispondere ai quesiti che i miei lettori quotidianamente mi inviano per fare in modo che, nel mio piccolo, la burocrazia possa essere più facile e alla portata di tutti.