Bonus 1000 euro colf e badanti: perchè spetta anche se si lavora?

Perchè il bonus da 1000 euro per colf e badanti è stato erogato anche ai lavoratori domestici che non hanno perso o sospeso il lavoro?

Il bonus da 500 euro mensili per colf e badanti è stato introdotto dal decreto Rilancio per far fronte all’emergenza sanitaria che in molti casi a portato alla sospensione o alla riduzione del lavoro. Per ricevere il bonus, in ogni caso, non è necessario cessare definitivamente il lavoro e non avere più reddito. Vediamo in quali casi spetta.

Bonus colf e badanti da 500 euro al mese

Una lettrice scrive per chiedere:

Gentilissimi, ho bisogno della loro preziosa consulenza per chiarirmi le idee sul bonus di mille euro erogato a colf e badanti . Ho una colf dal 2013, non convivente, con un contratto superiore alle 10 ore. Per l’ emergenza covid, da marzo, ho deciso di non farla più venire per evitare possibili contagi( ho in casa una madre anziana e disabile) , ma ho continuato a pagarle il mensile, senza riduzione, e a versarle anche i contributi. Ieri mi ha detto che ha usufruito del bonus da 1000 euro. Io sono rimasta basita,  ma chiedendo al commercialista e al caf , mi hanno risposto che poteva farlo. Io lo trovo illogico e poco etico, mi potreste aiutare a capire? Grazie mille per la Loro attenzione.

I requisiti per richiedere il bonus spettante ai lavoratori domestici, pari a 500 euro per due mensilità, sono i seguenti:

  • avere in essere alla data del 23 febbraio 2020 uno o più contratti di lavoro che abbiano durata complessiva pari o superiore a 10 ore;
  • non essere conviventi con il datore di lavoro
  • non percepire altre indennità previste dai decreti emergenza
  • non essere percettori di Naspi, di reddito di emergenza, di pensione
  • non avere altri rapporti di lavoro con contratto a tempo indeterminato al di fuori del lavoro domestico.

Per avere diritto all’indennità da 500 euro mensili, quindi, alla sua colf è bastato affermare di avere un contratto di lavoro domestico superiore alle 10 ore in essere al 23 febbraio 2020 e di non convivere con il datore di lavoro.

Lei, nei confronti della sua dipendente, si è comportata estremamente bene non sospendendo la retribuzione a fronte della sospensione del lavoro ma è necessario prendere in considerazione anche i casi (la maggioranza) di coloro che hanno sospeso, insieme al lavoro anche la retribuzione. La sua domestica aveva diritto all’indennità, che poi la stessa sia stata concepita in modo sbagliato permettendo anche a chi non ha subito perdite di percepire i 500 euro mensili, è un altro discorso.


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Patrizia Del Pidio

Giornalista pubblicista, oltre ad essere proprietaria e autrice presso Notizieora.it, collaboro da anni con la testata Orizzontescuola.it. Scrivere è da sempre la mia passione e farlo come professione è stata la realizzazione di un sogno. Esperta di fiscalità e pensioni mi piace rispondere ai quesiti che i miei lettori quotidianamente mi inviano per fare in modo che, nel mio piccolo, la burocrazia possa essere più facile e alla portata di tutti.