Nuovi problemi per i crediti d’imposta sui bonus edilizi 2023: si allungano i tempi

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18/01/2023

Nuovi problemi per i crediti d’imposta sui bonus edilizi 2023: si allungano i tempi

Ci sono dei nuovi problemi per i crediti d’imposta sui bonus edilizi 2023: si allungano i tempi per ottenerli indietro. Se per il richiedente la situazione non cambia, a meno di non averli richiesti per la propria Dichiarazione dei Redditi, il problema sorge per le banche, che si ritrovano con una diluizione da 4 a 10 anni, anche se utile per consentirgli di scontare i crediti già acquisiti.

Nuovi problemi per i crediti d’imposta sui bonus edilizi 2023: si allungano i tempi

Per fronteggiare il problema dei crediti d’imposta sui bonus edilizi 2023, ci sono diverse proposte in campo, così da impedire alle imprese di crollare e al sistema bancario di bloccare ogni nuova richiesta di crediti per il finanziamento di lavori coperti dai bonus edilizi 2023.

La prima è di riportare a nuovo tali crediti sino al 6° periodo di imposta successivo a quello di competenza. Questo è quanto avanzato dal Consiglio nazionale dei commercialisti nel corso di una audizione presso la Commissione finanze e tesoro del Senato.

È anche la migliore soluzione per non portare alla modifica degli sconti applicati dalle banche ai cedenti in sede di acquisto, e anche per mantenere la capacità di acquisto dei crediti da parte delle banche. Ma così facendo, l‘orizzonte temporale passa da 4 a 10 anni, e i tempi per la riscossione si allungano di più.


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Il problema del credito d’imposta

Negli ultimi due anni il credito d’imposta per i bonus edilizi è diventato un problema nazionale, sia per i richiedenti, sia per le banche. Tutti i bonus edilizi, anche quelli prorogati nel 2023 con la Manovra di Bilancio, prevedono la riscossione del credito dallo Stato in tre soluzioni:

  • il credito d’imposta, direttamente sulla Dichiarazione dei Redditi del richiedente;
  • lo sconto in fattura, concesso dal richiedente all’azienda edile,
  • la cessione del credito, concesso dal richiedente/azienda edile all’istituto bancario o soggetto finanziatore.

Il credito d’imposta dovrebbe essere la soluzione più conveniente, perché riguarda il singolo cittadino e non ha attorno tutta la catena riguardante l’azienda edile e l’istituto bancario (o soggetto finanziatore).

Invece in molti si ritrovano in crisi a causa della ridotta capacità di acquisizione dei crediti proprio con la compensazione con le imposte che la generalità dei loro clienti versano. A questo si aggiunge anche la difficoltà di cedere ulteriormente i crediti, ad oggi fissato a massimo quattro cessioni, tra banche e altri operatori qualificati. E anche l’introduzione di ulteriori strumenti di controllo.

L’introduzione della SOA per i bonus edilizi 2023

Di recente è stata introdotta la SOA (Società Organismo di Attestazione), un requisito previsto per tutti i lavori che hanno richiesto l’accesso ai bonus edilizi 2023.

Si tratta di un’attestazione necessaria per l’impresa esecutrice, che certifica il raggiungimento di precisi criteri e requisiti, necessari per la partecipazione alle gare pubbliche. Dal 2023, con le modifiche disposte dalla Manovra di Bilancio, l’attestazione SOA diventa obbligatoria anche nel caso dei lavori privati.

Problema inerente all’accesso dei crediti d’imposta per i bonus edilizi 2023 è il fatto che non sia ben chiaro il perimetro di applicazione temporale e oggettivo del requisito SOA.

Questo infatti potrebbe creare problemi per le imprese affidatarie di lavori superiori a 516.000,00 euro, anche se la data di scadenza è fissata al 30 giugno 2023, per presentare la SOA o almeno dimostrare di aver effettuato una sottoscrizione per il rilascio.


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Il rischio di speculazione

Altro problema è anche la speculazione denunciata da tempo dalla Federcepicostruzioni da parte di diversi istituti bancari nei confronti delle imprese edili, che si ritrovano con richieste per i crediti d’imposta per i bonus edilizi 2023 (in primis quelli da Superbonus 110%) a interessi e commissioni che variano dal 25 al 30%.

Una misura che taglierebbe le gambe alle imprese più di quanto lo stia facendo la problematica dei crediti d’imposta stessi.