Brexit e Italia: circa 140.000 posti di lavoro a rischio e altri danni

L’uscita senza accordo della Gran Bretagna dall’Europa costerà cara all’Italia. A causa della Brexit, infatti, l’Italia rischia 140.000 posti di lavoro.

Se la Gran Bretagna uscirà dall’Unione Europea senza un accordo l’impatto sul mondo del lavoro sarà inevitabile e molto negativo. Per l’Italia si parla di circa 140.000 posti di lavoro. Secondo uno studio dell’università belga di Leuven, l’impatto sarà molto più contenuto se la Gran Bretagna trova un accordo con Bruxelles. In quel caso, infatti, i posti di lavoro a rischio sarebbero circa 31.000, molti ma pur sempre un quarto della cifra in caso di “no deal”.

Brexit e lavoro a rischio

In molti sono preoccupati da questi dati sconcertanti. Il primo ministro irlandese Leo Varadkar è uno di questi. Egli ha infatti richiesto di incontrare Boris Johnson, che dal 24 luglio di quest’anno è il primo ministro del Regno Unito e leader del Partito Conservatore. I due sostengono idee completamente opposte: Varadkar, infatti, vorrebbe che l’Irlanda del Nord rimanesse nell’Unione Europea.

A temere una Brexit senza accordo è addirittura l’amministratore delegato della Bmw, Harald Kruger, che ha rivolto un appello a Johnson:

“Ascolti l’economia e il popolo, tenendo aperto il dialogo con il mondo economico.”

Come dare torto alle sagge parole di Kruger? Egli ha colto in pieno, con poche e precise parole, quello che purtroppo spesso e volentieri manca: la comunicazione. Dialogare con gli Stati e con i loro popoli è fondamentale. Arrivare ad un punto di comune accordo è alla base della convivenza tra popoli tanto diversi quanto uguali. La Gran Bretagna ha scelto cosa fare, il suo popolo ha parlato (anche se risulta ancora molto dubbioso) e uscire dall’Unione Europea è una decisione popolare che l’Europa deve rispettare. Eppure, la Gran Bretagna dovrebbe capire che, per quanto chiassosa e confusa sia questa unione di Stati, la sua priorità non dovrebbe essere la rovina di nazioni e nazioni intere con cui ha convissuto per anni fino ad ora.

La Bmw e tante altre case automobilistiche (come Vauxhall e Nissan) hanno avvertito il Regno Unito: se la Brexit si compirà, e soprattutto se lo si farà senza un accordo, le loro fabbriche potrebbero spostarsi altrove.

I danni per il resto di Europa

L’Italia non sarebbe l’unico Paese a subire i danni della Brexit. E’, infatti, la stessa Gran Bretagna a poter collassare su se stessa. Qui i posti di lavoro a rischio sarebbero ben 526.830. Per quanto riguarda il resto di Europa, alla Germania il “no deal” costerà circa 291.930 posti di lavoro, alla Francia 141.320 e alla Polonia 122.950.

La Gran Bretagna sta già operando secondo provvedimenti urgenti per far sì che la situazione non si dimostri fatale. Verrà, infatti, attuato un investimento extra di circa 23,50 miliardi di euro per garantire medicine essenziali e nuovi agenti che si occupino dei confini e per finanziare un’enorme campagna pubblicitaria per rassicurare i cittadini britannici.

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Sara Gatto

Ciao a tutti! Sono Sara, ho 20 anni e sono una studentessa. Il mondo della comunicazione è ciò che più mi interessa, in particolare il cinema, la musica e l'arte in generale. Spero che i miei articoli vi siano d'aiuto e che, oltre la curiosità, siano capaci di alimentare i vostri interessi.