Buoni Fruttiferi Postali Ordinari: tre casi vittoriosi per i risparmiatori

Buoni fruttiferi postali ordinari, conviene fare ricorso: ecco tre casi vittoriosi per i risparmiatori.

Buoni fruttiferi postali ordinari, vi proponiamo tre casi vittoriosi per i risparmiatori. Il primo che esponiamo riguarda una decisione del 13 gennaio 2020 dell’ABF Roma che si è pronunciato sul caso di un risparmiatore italiano trasferitosi all’estero il quale aveva richiesto il rimborso di un buono fruttifero postale ordinario di £.1.000.000 del 25.07.1986 rilasciato su un modulo della serie P su cui Poste Italiane aveva apposto due timbri Q/P, uno nella parte fronte e l’altro nella parte retro, con l’indicazione dei tassi dal 1° al 20° anno in sostituzione di quelli presenti sulla tabella.

Il Collegio di Roma, decidendo il caso, ha ravvisato la negligenza di Poste, che non ha provveduto ad aggiornare le risultanze facciali anche con riferimento al periodo intercorrente fra il 21° e il 30° anno.

Di conseguenza, ha accolto la tesi del risparmiatore che ha chiesto ed ottenuto il maggiore importo dovuto per gli ultimi dieci anni del titolo, ricevendo un assegno di 4.082 euro.

Buoni fruttiferi postali: secondo caso

Il secondo riguarda invece una decisione del Collegio di Bari del 21 novembre 2019 cui si era rivolta una signora in possesso di cinque buoni ordinari di £.1.000.000 ciascuno, di cui quattro emessi tra luglio 1986 e febbraio 1988 ed uno emesso nel novembre 1985. L’ABF ha rigettato la domanda in relazione al buono emesso nel 1985, mentre ha accolto nel resto il ricorso riconoscendo che “va comunque fatta prevalere la tutela dell’affidamento del sottoscrittore del buono e, conseguentemente, deve darsi prevalenza a quanto per l’appunto risulta dal titolo”.

Di conseguenza, la signora si è vista recapitare un assegno di 17.015 euro.

Terzo caso

L’ultimo caso riguarda la decisione del 23 dicembre 2019 dell’ABF Bari pronunciata a fronte della domanda di un risparmiatore in possesso di due buoni fruttiferi postali ordinari emessi uno nel novembre 1985 di £.1.000.000 e l’altro nel mese di luglio del 1988 di £.500.000. Anche in questo l’ABF non ha accolto il ricorso per il buono del 1985, mentre ha riconosciuto il diritto del risparmiatore a vedersi riconosciuti i maggiori importi previsti dalla serie P e reclamati per l’ultimo decennio del buono di £.500.000.

Il risparmiatore si è visto dunque riconoscere l’importo di 2.170 euro.

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Pierluigi Avv. Basile

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