Burnout: sindrome correlata al lavoro, ecco che cosa è e come si manifesta

Sindrome del burnout è una patologia che deriva dallo stress cronico che si riferisce solo al contesto lavorativo e che non è stato gestito adeguatamente. Ma come si manifesta? Vediamolo in questo articolo.

Alle origini dei malesseri come stress, burnout o malattie psicosomatiche, troviamo spesso difficoltà legate al coinvolgimento emotivo, grave senso di ansia e inadeguatezza. Di conseguenza, il lavoratore può vivere una condizione di stress cronico che non solo riduce le capacità lavorative, ma destabilizza le motivazioni alla base delle sue scelte professionali e apre la strada alla sindrome del burnout.

Sindrome del burnout: che cosa è

Burnout significa, letteralmente, scoppiato, bruciato, esaurito. Si tratta di una condizione di forte stress lavorativo, esaurimento emotivi, depersonalizzazione che non è stata gestita in maniera efficace. Nel 2019, l’Organizzazione mondiale della sanità ha incluso il burnout nella Classificazione internazionale delle malattie (ICD n.11 – QD85) precisando che si tratta di una sindrome che si riferisce solo al contesto lavorativo. Quindi, il burnout non è una malattia, ma, comunque, può avere ripercussioni sulla salute fisica e mentale del lavoratore. I lavoratori più a rischio sono quelli che lavorano a stretto contatto con la sofferenza e ciò porta, nei soggetti più sensibili, a disturbi psicologici, di relazione e di malessere fisico. I fattori di rischio del burnout sono:

  • socio ambientali, legati all’ambiente  lavorativo:
    • eccessivo carico di lavoro;
    • scarsa definizione di ruoli e competenze;
    • alta motivazione al successo;
    • competitività;
  • individuali:
    • aspettative eccessive o irrealistiche;
    • scelte professionali non “sincere”.

Tali fattori contribuiscono a determinare le cause di insorgenza della sindrome, che in realtà, sono articolate e complesse. Per esempio, il lavoratore si rende conto di non essere utile come vorrebbe e si difende diventando cinico, apatico, ostile, fastidio, freddezza, un “fare tecnico”, un disinteresse verso colleghi e utenti.

Come si manifesta

Alla comparsa dei primi sintomi di malessere, il lavoratore non sempre riesce a riconoscerli e si trova disorientato. Non riesce a capire perché prova sentimenti contrastanti verso gli utenti, la professione e si chiede perché riesce a lavorare bene come prima. Ci sono dei segnali che avvertono del rischio di burnout. Capire questi segnali è importante, perché ci permette di capire in tempo come succede e porre rimedio trovando una soluzione. I segnali sono molti e coincidono con i sintomi di altri disturbi e sono:

  • fisici: dolori muscolari, addominali, al petto, palpitazioni, fame meno insolita, scomparsa della fame, insonnia, disturbo del sonno;
  • emotivi: depressione, paura, ansia, rabbia, irascibilità, intolleranza;
    comportamentali: ridotta capacità di mantenere l’attenzione, iperattività, pianto improvviso.

Le conseguenze del burnout sono molto pericolosi per i lavoratori, ma per chiunque entri in contatto con loro. Inoltre, prima che si verifichi il burnout ci vuole tempo, perché il disagio cresce lentamente. La sindrome del burnout può essere di 3 fasi:

  1. esaurimento nervoso: squilibrio tra le risorse disponibili e le richieste del lavoratore. Mentre prima al lavoratore piaceva quello che faceva, con il passare del tempo subentra la monotonia e tutto diventa pesante. I sintomi di questa prima fase sono: stress, stanchezza, stress, affaticamento, rabbia, insonnia, disturbo del sonno;
  2. depersonalizzazione: il lavoratore cambia atteggiamento nei confronti del lavoro. I sintomi caratteristici sono: cinismo, aggressività, incapacità di ascolto, ripetitività meccanica;
  3. ridotta realizzazione personale: tendenza a valutare negativamente sia noi stessi che il lavoro. Di conseguenza, perdita della fiducia nelle proprie capacità, nelle relazioni sociali.

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