Cambio euro-dollaro ai minimi da Ferragosto, pesano Italia e super Trump

Continua a indebolirsi il cambio euro-dollaro, che nel tardo pomeriggio di oggi scendeva a 1,1354, perdendo lo 0,18% rispetto alla chiusura di ieri e segnando il punto più basso dal giorno di Ferragosto, quando aveva archiviato la seduta a 1,1321. In un solo mese, la moneta unica si deprezza così del 3,3% contro il biglietto […]

Continua a indebolirsi il cambio euro-dollaro, che nel tardo pomeriggio di oggi scendeva a 1,1354, perdendo lo 0,18% rispetto alla chiusura di ieri e segnando il punto più basso dal giorno di Ferragosto, quando aveva archiviato la seduta a 1,1321. In un solo mese, la moneta unica si deprezza così del 3,3% contro il biglietto verde. Ad alimentare la debolezza della divisa europea è certamente il caso Italia. Tra poco, S&P comunicherà l’aggiornamento del rating sui BTp. Scontato il declassamento di un gradino, ma si spera che non vada oltre. Un doppio declassamento equivarrebbe a giudicare i nostri bond “spazzatura”. Improbabile che accada, mentre l’attenzione è adesso tutta concentrata sull’outlook, ossia le aspettative future. Se come Moody’s le terrà “stabili”, la reazione dei mercati sarebbe positiva alla riapertura di lunedì, essendo stato già scontato un nuovo declassamento.

Tuttavia, la banca tedesca Kommerzbank ha spiegato oggi di attendersi solo un sollievo temporaneo per i nostri BTP, nel caso in cui S&P si limitasse a tagliare il suo rating di un gradino, lasciando l’outlook a “stabile”. Anzi, questa sarebbe l’occasione, ha continuato, per alleggerire le posizioni verso il debito sovrano italiano più agevolmente. La tensione sarebbe destinata a durare almeno fino a quando tra Italia e Commissione europea non si arriverà a una conclusione positiva sulla manovra di bilancio.

Nel frattempo, l’America ha pubblicato i dati sul PIL nel terzo trimestre, trovando una crescita del 3,5% su base annua, superiore alle attese e in rallentamento di poco rispetto al boom del 4,2% del secondo trimestre. La crescita è stata trainata dai consumi, saliti del 4% su base annua e in accelerazione dal 3,8% del trimestre precedente. Il dato non può che rafforzare il dollaro sulle attese di tassi più alti negli USA ad opera della Federal Reserve, l’esatto contrario di quello che chiede il presidente Donald Trump, che vorrebbe un’economia in forte crescita e denaro a basso costo. Per quanto l’inflazione appaia ancora sotto controllo, il governatore Jerome Powell non può che al momento prendere atto che i dati macro continuino a mostrarsi molto robusti e tali da imporgli di fissare un costo del denaro più alto. Se non ora quando, altrimenti?

Per queste ragioni, il cambio euro-dollaro viaggia ai minimi da quasi due mesi e mezzo. E il Treasury a 10 anni torna ad apprezzarsi in scia ai ribassi di Wall Street, che anche oggi apre in calo, nonostante le buone notizie sul fronte macro americano, anzi forse proprio a causa di esse. Già, perché tutto ciò che rafforza l’immagine dell’economia a stelle e strisce in questa fase viene interpretato come un segnale negativo per la finanza, in conseguenza dei tassi più alti attesi. E il decennale americano rende oggi il 3,08%, lontano dall’apice del 3,25% di un mese fa. Le distanze con il Bund di pari scadenza restano inalterate a 273 punti base.

Il decennale tedesco rende adesso ai minimi da inizio settembre sulle tensioni italiane. Pertanto, investire nei titoli del Tesoro USA anziché in quelli emessi da Berlino comporta un maggiore rendimento cumulato alla scadenza di oltre il 27%, uno “spread” annullabile solo con un cambio euro-dollaro da qui a 10 anni in area 1,45.

 


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