Cani e gatti randagi della Sicilia: Operazione stop olocausto

Un Comunicato stampa che vuol fermare l’olocausto dei cani e gatti randagi della Sicilia.

La scrivente Avv. Silvia Felice, residente in Piacenza, da oltre 30 anni attivista nella tutela animale anche tramite l’associazione locale Arca di Noè, con la presente, a nome e per conto di una mobilitazione civile senza bandiera, rivolge un accorato appello agli organi di informazione riguardo la drammatica situazione dei randagi in Sicilia. La solitudine dei valorosi volontari siciliani, da sempre in prima linea nel soccorso di randagi ignorati dalle istituzioni, ha raggiunto livelli di vero allarme sociale. La rigida applicazione della normativa regionale, condivisibile in linea di principio, ma, ad oggi, inattuabile per paralisi operativa/inefficienza del sistema burocratico, impedisce ai volontari di svolgere legittimamente il proprio nobile operato. Il che equivale ad avallare una vera e propria ecatombe. Nell’arco di 48 ore siamo riusciti a coinvolgere oltre 700 persone che, da tutto il territorio nazionale, hanno aderito all’iniziativa denominata “OPERAZIONE STOP OLOCAUSTO RANDAGI IN SICILIA”, volta ad offrire la massima solidarietà ai volontari siciliani nonché a gettare le basi per la definitiva eradicazione della piaga randagismo al Sud. Allo scopo vogliamo dare un segnale forte alle massime autorità locali, nel tentativo di sensibilizzare gli esponenti di potere verso un intervento d’urto che contrasti con efficacia il randagismo. A distanza di quasi vent’anni dalla legge regionale che introdusse l’obbligo di microchip, registriamo la sua quasi completa inattuazione sull’intero territorio regionale. Occorre, da un lato, rendere efficaci i precetti vigenti ed aggiungere nuove norme d’emergenza che vietino in modo assoluto le cucciolate domestiche ed i famigerati allevamenti amatoriali. D’altro lato introdurre l’obbligo di sterilizzazione anche a carico dei privati, nonché troncare i legami istituzionali con chi gestisce i numerosi canili lager per meri fini speculativi, realizzati grazie ad una metodica diretta ad alimentare il sovrannumero dei randagi con varie strategie fra cui il sistematico ostruzionismo alle adozioni.

Alleghiamo il testo del primo telegramma collettivo trasmesso alla presidenza della Regione Sicilia ed al Sindaco di Agrigento, teatro di recenti stragi di randagi che offendono la dignità di un popolo che voglia definirsi civile. Con il sostegno delle centinaia di persone che stanno continuando ad aderire al nostro progetto, attueremo presto altre iniziative fintanto che non verrà istituito un tavolo istituzionale di confronto e collaborazione con i grandiosi volontari siciliani, la cui storica dedizione, se valorizzata dalle autorità competenti, potrebbe segnare il primo passo verso la soluzione del problema. Il che non solo interromperebbe un oceano di sofferenza animale, ma anche lo spreco di un oceano di denaro pubblico che, distolto dall’illecito business, potrebbe venire impiegato per servizi utili alla cittadinanza.

Chiediamo venga data visibilità alla atroce condizione dei randagi in Sicilia, al fine di sensibilizzare le istituzioni ed indurle ad adempiere ai propri obblighi di tutela e protezione di cani e gatti, a tutt’oggi vittime di abbandono, incuria e terribili atti di violenza nell’indifferenza generale.

Sentiti ringraziamenti.

 

PIACENZA, 15 febbraio 2018


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Redazione

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