Canone Rai: siamo sudditi o liberi cittadini?

Per rispondere al quesito di un nostro lettore facciamo un breve escursus sul Canone Rai, con un pò di polemica e qualche domanda in sospeso.

Rispondo con molto piacere a una domanda posta da un lettore, che ci invita a riflette sulla vera essenza di quello che impropriamente chiamiamo Canone Rai e sul fatto che non siamo liberi di scegliere se pagarlo o meno. Tutto vero, ovviamente, la legge italiana ci obbliga a pagare una sorta di tassa di possesso sulle apparecchiature atte o adattabili a ricevere trasmissioni televisive senza sapere se poi queste trasmissioni le guardiamo o meno.

Il nostro lettore ci scrive:

“Buongiorno,

scrivo per porre una domanda a metà tra il Tecnicismo Giurisprundenziale e il Comune Senso Civile.

Se non erro quello che tutti noi continuiamo a chiamare “Canone Rai” è ormai da diversi anni una Tassa sul possesso di apparecchiature TV e similari.

Ma visto che questo obolo, o gran parte di esso finisce nelle casse della RAI il cambio di denominazione non suona come una operazione di cosmetica legislativa?

Molto poco Etica in realtà, tenuto conto del fatto che fino a prima che il precedente Governo ne  meccanizzasse la riscossione legandola al pagamento della fornitura della Energia elettrica, da Ottobre la RAI ricordava gentilmente a tutti i cari Telespettatori che il suddetto Canone (ormai rinominato Tassa di Possesso delle TV) era in scadenza.

Sono queste cose che fanno la differenza tra un suddito ed un Libero Cittadino?”

Canone Rai, imposta da decreto regio

Quello che impropriamente abbiamo sempre chiamato Canone Rai si chiama in realtà Canone Televisivo ed è un’imposta, come ci fa notare il nostro lettore, sulla sulla detenzione di apparecchi atti o adattabili alla ricezione di radioaudizioni televisive.

A differenza di quanto si crede l’attuale canone televisivo (chiamiamolo con il suo nome anche se suona male) si basa su un decreto regio del 21 febbraio 1938 mai abrogato che prevede la seguente disposizione:” Chiunque detenga uno o più apparecchi atti od adattabili alla ricezione delle radioaudizioni è obbligato al pagamento del canone di abbonamento, giusta le norme di cui al presente decreto”.

Anche se inizialmente il canone sembrava dovuto solo a chi usasse il servizio a sancire la sua natura giuridica ci ha pensato la Corte Costituzionale con la sentenza 284 del 26 gugno 2002, con la quale specifica che “Benché all’origine apparisse configurato come corrispettivo dovuto dagli utenti del servizio […] ha da tempo assunto, nella legislazione, natura di prestazione tributaria, fondata sulla legge […] E se in un primo tempo sembrava prevalere la configurazione del canone come tassa, collegata alla fruizione del servizio, in seguito lo si è inteso come imposta”.

L’imposta, a differenza della tassa, non viene fornita in cambio di un servizio, ma serve a pagare servizi pubblici generali. Il fatto che il canone televisivo, quindi, venga imposto per la detenzione dell’apparecchio e non per l’effettiva ricezione dei programmi, è legittimato dalla sua natura di imposta e non di tassa.

Una parte del canone televisivo viene, poi, versata dall’Erario  alla  Rai – Radiotelevisione Italiana S.p.A., una società per azioni a partecipazione pubblica a cui è stata concessa la produzione e la trasmissione dei programmi del servizio pubblico radiotelevisivo, come il nostro lettore ci fa notare. Ma questo, che un tempo era giustificato dalla gratuità del  servizio e dalla pochissima pubblicità delle reti Rai rispetto a quelle private, oggi lo è ancora?

Conclusioni

Sicuramente, insieme al bollo auto, il canone Rai (chiamiamolo come va chiamato) è sicuramente una delle tasse più odiate dagli italiani. E per di più c’è una contraddizione di fondo tra quello che si vuol far passare e quello che in realtà è.

Se l’imposta è basata da sempre sul decreto regio del 1938, perchè fino a prima dell’introduzione del Canone Rai in bolletta era possibile chiedere di non pagare il suddetto chiedendo la suggellazione dell’apparecchio TV? Il possesso c’era lo stesso anche se veniva inibita la possibilità di utilizzo…Lasciamo quindi il quesito del nostro lettore con un altro quesito solo per dire che le idee chiare sul canone Rai non le ha nessuno, a parte chi legifera.

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Patrizia Del Pidio

Giornalista pubblicista, oltre ad essere proprietaria e autrice presso Notizieora.it, collaboro da anni con la testata Orizzontescuola.it. Scrivere è da sempre la mia passione e farlo come professione è stata la realizzazione di un sogno. Esperta di fiscalità e pensioni mi piace rispondere ai quesiti che i miei lettori quotidianamente mi inviano per fare in modo che, nel mio piccolo, la burocrazia possa essere più facile e alla portata di tutti.