Cecità parziale: l’indennità di accompagno è un diritto anche se l’inabile riesce a camminare con un bastone?

Ricevere l’indennità di accompagnamento in caso di cecità parziale, vediamo in quali casi è possibile e come fare.

Non sempre l’indennità di accompagnamento viene riconosciuta ad una persona che non ha piena facoltà dei suoi movimenti, come ad esempio l’utilizzo di un bastone per camminare a causa di una riduzione della vista. L’Inps gli può riconoscere l’invalidità ma non l’assegno di accompagnamento, poiché ritiene che il soggetto non presenta comunque una incapacità totale a svolgere gli atti della propria vita quotidiana e quindi il difetto visivo non è tale da potersi considerare al pari di una cecità assoluta. Invece per il soggetto e per i suoi familiari le cose sono più gravi, così si cerca di far valere i propri diritti in tribunale. Proprio una ordinanza della Cassazione del 20 agosto 2018, n. 20819 si è occupata di un caso simile, chiarendo se l’accompagnamento va dato o meno a chi vede poco.

Indennità di accompagnamento: a chi spetta

L’indennità di accompagnamento è un assegno mensile versato dall’Inps su domanda dell’interessato. Questa viene riconosciuta ai soggetti ritenuti inabili al 100%, ciò può dipendere da minorazioni sia fisiche che psichiche. La sola invalidità civile non basta per ottenere l’accompagnamento, ma è necessario che il soggetto non sia in grado di deambulare senza l’aiuto di un accompagnatore o sia incapace di compiere i gesti quotidiani della vita. L’indennità dell’Inps è finalizzata al pagamento di una persona che assiste il disabile nella vita quotidiana.

L’assegno viene corrisposto per 12 mensilità a partire dal primo giorno del mese successivo alla presentazione della domanda o, a volte, dalla data indicata dalle commissioni sanitarie nel verbale di riconoscimento dell’invalidità civile inviato dall’Istituto. Bisogna far presente che il pagamento dell’indennità viene sospeso in caso, il disabile viene ricoverato, a totale carico dello Stato, per un periodo superiore a 29 giorni. L’importo dell’assegno di accompagnamento è di circa 516 euro mensile.

Accompagnamento: i requisiti necessari

I requisiti soggettivi necessari per ottenere l’accompagnamento sono i seguenti:

  • essere riconosciuto totalmente inabile (100%) per minorazioni fisiche o psichiche;
  • essere incapace di camminare da solo, e quindi di compiere gli atti quotidiani della vita senza un’assistenza continua. Quindi ben si può riconoscere l’indennità a chi, pur potendo camminare, ha comunque una patologia psichica che non gli consente di badare a se stesso;
  • essere cittadino italiano;
  • essere cittadino straniero comunitario iscritto all’anagrafe del comune di residenza;
  • essere cittadino straniero extracomunitario in possesso del permesso di soggiorno di almeno un anno;
  • avere residenza stabile e abituale sul territorio nazionale.

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Indennità di accompagnamento: come ottenerla

Per ottenere l’indennità di accompagno, l’invalido deve presentare domanda all’Inps. Anticipata, però, da una richiesta di riconoscimento delle condizioni sanitarie che danno diritto alla misura assistenziale. Ciò viene fatto inoltrando una richiesta tramite il servizio, sempre gestito dall’Inps, denominato: “Invalidità civile – Invio domanda di riconoscimento dei requisiti sanitari”.

Cecità non assoluta: spetta l’indennità di accompagnamento?

L’indennità di accompagnamento può essere riconosciuta anche nei casi di gravi difetti visivi e non di una assoluta cecità. I magistrati della Cassazione, con la sentenze del 20 agosto n. 20819, si sono attenuti sulla valutazione di incapacità fatta dal consulente. Questi ritengono rilevanti «i gravi pericoli correlati alla concreta possibilità di cadute a cui può andare incontro l’uomo». Per questo i magistrati ribadiscono il concetto che il difetto di autosufficienza capace di giustificare il riconoscimento dell’indennità di accompagnamento è presente anche quando la deambulazione del soggetto si presenti particolarmente difficoltosa e limitata e pericolosa poiché può provocare cadute, tanto da tradursi di fatto in una incapacità di compiere gli atti quotidiani della vita e da rendere, quindi, necessario il permanente aiuto di un accompagnatore.

La Cassazione ha messo in evidenza che, comunque, chi, pur impossibilitato da solo a camminare, riesce però a farlo con l’ausilio di un bastone o di un carrello, non ha diritto all’indennità di accompagnamento.

Il consulente tecnico d’ufficio (Ctu), nominato dal giudice nel corso della causa che redige la valutazione, ha un importante e dirimente valore. Anche se la Cassazione sostiene che quando si viene chiamati a decidere sullo stato di inabilità di una persona, il tribunale può comunque discostarsi dalle conclusioni della consulenza tecnica d’ufficio, ma bisogna motivare la sua scelta.

Indennità di accompagnamento, chi può chiederla (legge 11 febbraio 1980 n. 18)

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Maria Di Palo

Sono ragioniere programmatore, ho scoperto, grazie ad una buona amica, il piacere di scrivere e di condividere ciò che mi interessa, mi incuriosisce e mi appassiona. Mi piace trasferire agli altri le ricette della tradizione campana che la mia mamma mi ha lasciato in eredità e quelle nuove che amo preparare per la mia famiglia. Mi appassiona scrivere su tutto ciò che attrae la mia curiosità come argomenti di attualità e argomenti che riguardano il mondo della scuola. Amo anche esplorare luoghi nuovi e affascinanti.