Congedo parentale: se il marito rinuncia ne può fruire la moglie?

La normativa vigente  prevede la possibilità per i genitori di fruire di un congedo parentale, analizziamo se è possibile trasferire il congedo alla moglie.

La normativa vigente  prevede la possibilità per i genitori di fruire di un congedo parentale, in seguito al congedo di maternità per la madre e subito dopo il parto per il padre, le modalità sono stabilite in base ai contratti CCNL di categoria e in base all’inquadramento del lavoratore (lavoratore dipendente, autonomo a collaborazione, ecc.). Il congedo non spetta ai lavoratori sospesi, disoccupati, lavoratori a domicilio o domestici).

La legge tutela entrambi i genitori, il periodo di astensione facoltativa totale è di 10 mesi, è possibile arrivare a 11 mesi se il padre si astiene dal lavoro per un periodo di almeno tre mesi. Il congedo deve essere fruito nei primi 12 anni di vita del bambino.  

La normativa prevede che la madre può fruire del congedo parentale subito dopo il congedo di maternità, mentre il padre può fruirne anche durante il periodo di maternità della madre e quindi subito dopo il parto. Il congedo può essere utilizzato dai genitori anche nello stesso periodo.

Congedo parentale e diritto di astenersi

L’Inps chiarisce che il diritto di astenersi dal lavoro spetta:

  • alla madre lavoratrice dipendente per un periodo continuativo o frazionato di massimo sei mesi;
  • al padre lavoratore dipendente per un periodo continuativo o frazionato di massimo sei mesi, che possono diventare sette in caso di astensione dal lavoro per un periodo continuativo o frazionato di almeno tre mesi;
  • al padre lavoratore dipendente, anche durante il periodo di astensione obbligatoria della madre (a partire dal giorno successivo al parto) e anche se la stessa non lavora;
  • al genitore solo (padre o madre) per un periodo continuativo o frazionato di massimo dieci mesi.
     

Retribuzione

Nel  periodo di assenza dal lavoro per congedo parentale viene corrisposta un’indennità nei primi 6 anni di vita del bambino ed entro i 6 anni dall’ingresso in famiglia del minore (in caso di affido o adozione), pari al 30% della retribuzione per un periodo massimo complessivo tra i genitori di sei mesi calcolata considerando la retribuzione del mese precedente l’inizio del periodo di congedo; 

dai 6 anni e un giorno agli 8 anni di età del bambino e dai 6 anni e un giorno agli 8 anni dall’ingresso in famiglia del minore (in caso di affido o adozione), nel caso in cui i genitori non ne abbiano fruito nei primi 6 anni, o per la parte non fruita, il congedo verrà retribuito al 30% solo se il reddito individuale del genitore richiedente è inferiore ad un determinato limite; 

dagli 8 anni e un giorno ai 12 anni di età del bambino e dagli 8 anni e un giorno ai 12 anni dall’ingresso in famiglia del bambino (in caso di affido e adozione) il congedo non è mai indennizzato. (Circolare dell’Inps n.139 del 17 luglio 2015)

Congedo facoltativo del padre

La legge 28 giugno 2012, n.92 ha introdotto il congedo obbligatorio e il congedo facoltativo, la normativa ha stabilito che il congedo facoltativo è fruibile anche contemporaneamente al periodo di astensione della madre. Il periodo fruibile deve essere esercitato entro cinque mesi dalla nascita o dall’ingresso del figlio in famiglia . Il padre lavoratore ha diritto a un’indennità giornaliera a carico dell’INPS pari al 100% della retribuzione.

Passaggio del periodo del padre alla madre, è possibile?

Una lettrice ci scrive: Buongiorno  sono una mamma con figlia disabile che ha usufruito dei cinque mesi di congedo parentale volevo chiederle se mio marito  rinuncia ai suoi mesi posso usufruirne io? Visto che porto mia figlia a terapia 4 volte la settimana mentre i lunedì ed i mercoledì  lavoro.

La normativa non prevede la possibilità del passaggio del periodo di congedo facoltativo dal padre alla madre. Esiste sono un’eccezione e riguarda il genitore solo.

Genitore solo

La normativa prevede che nel l caso in cui sia presente un solo genitore, questo ha diritto ad usufruire di dieci mesi di astensione facoltativa continuativa o frazionata. La condizione di “genitore solo” si ha nei casi di morte dell’altro genitore, abbandono del figlio, affidamento esclusivo o non riconoscimento del figlio da parte di un genitore.

Inoltre, la normativa precisa che la situazione di “ragazza madre” o di “genitore single” non realizza di per sé la condizione di “genitore solo”: deve infatti risultare anche il non riconoscimento dell’altro genitore. Lo stesso discorso vale per i genitori separati. (Circolare dell’INPS n.8 del 17 gennaio 2003).

Fonte: sito Inps e circolari

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Angelina Tortora

Proprietaria, amministratore e autrice presso Notizieora.it. Scrivere è passione, è vita, mi accompagna da quando ero bambina. Attraverso la scrittura posso comunicare notizie, idee e soprattutto aiutare gli altri. In un mondo dove tutto va all’incontrario, e dove tutto è confusione, il mio obiettivo è quello di diffondere notizie che aiutino. NotizieOra rappresenta la realizzazione di un sogno, dove esprimersi è libertà, è passione. “Solo attraverso la scrittura possiamo avere notizia di uomini che ci hanno preceduto e scoprire in cosa si sono distinti. E, come i classici insegnano, se si ha memoria di qualcuno, se ne protrae l’esistenza.”