Congedo per gravi motivi familiari, cos’è e chi può fruirne

Anche se non tutti lo sanno esiste il congedo per gravi motivi familiari che permette di assentarsi dal lavoro per un massimo di 2 anni senza retribuzione.

A fianco di altre misure per garantire l’assistenza del disabile o ai permessi per motivi di famiglia (come può essere il permesso per lutto) troviamo anche il congedo per gravi motivi familiari che permette ai lavoratori dipendenti, sia del settore pubblico che di quello privato, di assentarsi dal lavoro per motivi personali o per questioni familiari gravi che riguardano i propri familiari.

Congedo per gravi motivi familiari

Anche se esiste il congedo straordinario retribuito, che può essere fruito per un massimo di 2 anni nell’intera vita lavorativa del dipendente per assistere un familiare con handicap grave ai sensi della legge 104, articolo 3, comma 3, a quest’ultimo si può affiancare anche il congedo per gravi motivi familiari, non retribuito.

Il congedo per gravi motivi familiari è previsto dal decreto 278 del 2000 e può essere chiesto per motivi legati alla propria persona ma anche per motivi legati al coniuge, ai figli, nipoti, genitori, generi e nuore, suoceri e fratelli e sorelle.

Si tratta, quindi, di un congedo non retribuito della durata massima di 2 anni che è possibile fruire sia in forma frazionata che continuativa.

Congedo per gravi motivi di famiglia: quali

Ma quali possono essere i gravi motivi di famiglia che motivano la richiesta del congedo non retribuito?

Il congedo per gravi motivi familiari può essere richiesto a seguito del decesso di un familiare, nel caso sia necessario impegno per cura e assistenza di un dipendente (alla scadenza del congedo straordinario retribuito, per esempio), escludendo la malattia, può essere richiesto anche per situazioni di disagio personale o per situazioni particolari che stanno vivendo familiari a causa di patologie croniche.

Quali sono, però, la patologie croniche per le quali può essere richiesto il congedo? Si tratta di quelle patologie che indeboliscono o riducono l’autonomia personale richiedendo l’assistenza continua di un familiare o frequenti visite mediche. In queste patologie possono rientrare quelle dell’infanzia e dell’età evolutiva.

A chi richiedere il congedo per gravi motivi familiari?

Il dipendente deve richiedere il congedo per gravi motivi familiari al proprio datore di lavoro. La domanda, quindi, non deve essere presentata all’Inps ma esclusivamente al datore di lavoro che deve sottoscrive, per ricevuta, la domanda e deve darne accettazione o negazione al dipendente entro 10 giorni dalla domanda.

Nella domanda deve essere allegata la documentazione necessaria per dimostrare le motivazioni della richiesta (la documentazione medica per le patologie croniche o un’autocertificazione che dichiari vere le motivazioni alla base della domanda).

Se la domanda dovesse essere rifiutata il datore di lavoro deve darne giustificazione per motivi organizzativi e produttivi dell’azienda.

Quando l’azienda può negare il congedo per gravi motivi familiari?

L’azienda può negare al dipendente la fruizione del congedo non retribuito qualora il rapporto sia a termine ed abbia una durata incompatibile con quella del congedo o se il rapporto di lavoro è stato instaurato per coprire un lavoratore che già sta fruendo di un congedo.

Si ricorda che curante il congedo il dipendente non matura ferie, tredicesima, quattordicesima, TFR e anzianità di servizio e che il congedo per gravi motivi familiari non è retribuito.


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Patrizia Del Pidio

Giornalista pubblicista, oltre ad essere proprietaria e autrice presso Notizieora.it, collaboro da anni con la testata Orizzontescuola.it. Scrivere è da sempre la mia passione e farlo come professione è stata la realizzazione di un sogno. Esperta di fiscalità e pensioni mi piace rispondere ai quesiti che i miei lettori quotidianamente mi inviano per fare in modo che, nel mio piccolo, la burocrazia possa essere più facile e alla portata di tutti.